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Un panel sul movimento neofemminista nato dopo gli scandali accende il dibattito al Riviera International Festival. L’incontro è stato presentato da Paola Jacobbi, giornalista di Vanity Fair. Ilaria Cavo, assessore regionale alla Cultura: “Come Regione stanziato mezzo milione di euro per interventi contro la violenza”
SESTRI LEVANTE (GE) “Il neofemminismo nato dopo gli scandali: una bolla o una rivoluzione?”, questo il titolo del panel che si è svolto oggi al Cinema Ariston di Sestri Levante in occasione del Riviera International Film Festival, rassegna cinematografica dedicata ai registi under-35 in scena fino a domenica 6 maggio. L’incontro, presentato dalla giornalista di Vanity Fair, e componente della giuria Film, Paola Jacobbi ha visto la partecipazione di Violante Placido, Elisabetta Lodoli (regista di “Ma l’amore c’entra?”, documentario proiettato prima del panel), Eleonora Giovanardi, di Consuelo Barilari (direttrice del Festival dell’Eccellenza al Femminile) e dell’assessore alle Pari Opportunità di Regione Liguria Ilaria Cavo e della vicepresidente dell’associazione “White Dove Evoluzione del Maschile Onlus” Silvia Baudrino.
Regione Liguria ha supportato e dato il patrocinio all’evento: «Mi fa piacere che un festival dedicato al cinema e ai giovani – spiega Ilaria Cavo, assessore alle Pari Opportunità di Regione Liguria – abbia deciso di dare spazio a una tematica come quella sulla violenza sulle donne, che è stato un tema che ha coinvolto e stravolto il mondo cinematografico. La forza di un evento sul cinema è quella di non separare immagine e realtà. Avermi dato la possibilità di parlare oggi non solo dei casi che hanno coinvolto il cinema, ma dei casi ignoti delle donne che subiscono una violenza concreta e quotidiana, è un modo per mantenere il cinema collegato alla realtà. Aver focalizzato l’attenzione sugli uomini, cioè sui maltrattanti, è un altro dato di rilievo. Proprio ieri come Regione abbiamo stanziato mezzo milione di euro per interventi contro la violenza. Una parte è dedicata proprio ai progetti di prevenzione sugli uomini. Non possiamo aiutare le donne se non aiutiamo gli uomini».
«L’idea del panel – spiega Paola Jacobbi, Entertainment Senior Editor di Vanity Fair Italia – è di andare al di là della cronaca e del caso specifico che riguarda Harvey Weinstein, che ha scatenato una grande conversazione, a livello mondiale, sul ruolo della donna nella società, nel lavoro e nei rapporti di potere, andando oltre il mondo dello spettacolo». Prima del panel è stato proiettato il film di Elisabetta Lodoli “Ma l’amore c’entra?”, pellicola che racconta di violenze contro le donne avvenute all’interno di relazioni affettive. «Il film di Elisabetta – aggiunge Jacobbi – offre un approccio molto nuovo, che aggiunge molto alla discussione. In questo scenario dove sembrano esserci solo buoni o cattivi, e vittime o carnefici, offre un modo differente di raccontare le diverse sfumature di questi rapporti».
«”Ma l’amore c’entra?” racconta di violenze contro le donne avvenute all’interno di relazioni affettive – spiega la regista Elisabetta Lodoli -, ed è costruito sul racconto di tre uomini che, dopo aver compiuto violenze, hanno affrontato un trattamento nel centro “Liberiamoci dalla violenza” di Modena. Li ho incontrati alla fine di questo trattamento, intervistandoli sulle loro esperienze di violenza, cercando di approfondire la loro educazione sentimentale. Sono convinta – prosegue Lodoli – che la violenza non sia una malattia, ma che sia necessario ricercarla nella somma di tutti i rapporti tra la donna e l’uomo». Una prospettiva costruttiva, volta a eradicare «la retrograda cultura italiana – aggiunge Violante Placido – in cui persiste il maschilismo. Nonostante senta di potermi difendere da sola, comunque avverto che c’è un modo di porsi, da parte di alcuni uomini, che magari sopporti o ti fai “scivolare” addosso, gestendoli per evitare di trovarsi in una situazione spiacevole». Dello stesso parere Eleonora Giovanardi: Non sono d’accordo che sia una guerra. Siamo purtroppo immersi in una cultura fondata su archetipi legati a una netta distinzione di ruoli. Per quanto riguarda il mio mestiere, mi chiedo spesso che tipo di immagine mostri il mio personaggio. In “Quo Vado”, per esempio, Valeria Nobili era una figura molto equilibrata da questo punto di vista».
C. S.
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