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Ipocrisia e violenza in un salotto parigino: “Le dieu du Carnage “. La recensione
Foto di Federico Pitto
GENOVA – Sul palco del Duse divertimento e crudeltà si fondono in “Le dieu du Carnage”, il testo di Yasmina Reza portato in scena con la regia e l’interpretazione di Antonio Zavatteri. Nel cast, insieme a lui, anche Francesca Agostini, Andrea Di Casa e Alessia Giuliani.
La scena si apre e si sviluppa in un salotto della Parigi borghese arredato in maniera minimale e asettica: un divano, una poltrona e due tavolini. Tutto è bianco e la stanza sembra quasi una tela che i personaggi andranno a dipingere con la loro rabbia. L’unica nota di colore è il rosso dei tulipani e del dipinto, un colore che nell’immaginario comune si associa a violenza e distruzione e che qui evoca quella presenza aleatoria che è proprio “il dio del massacro”.
Il palco si apre verso gli spettatori in una discesa che avvicina gli attori e allo stesso tempo sembra simboleggiare la caduta verso la violenza e l’inciviltà.
In scena quattro personaggi: Annette (Agostini), moglie di Alain (Zavatteri) vengono accolti nella casa degli altri due coniugi, Véronique (Giuliani) e Michel (Di Casa) che si incontrano per risolvere in maniera adulta un litigio, trasformatosi in aggressione, avvenuto ai giardinetti e che ha visto coinvolti i figli undicenni delle due coppie.
I protagonisti hanno tutti caratteri diversi e modi di pensare differenti ma sono accomunati da un’unica cosa: sotto il velo dell’educazione e della civiltà si celano personaggi instabili che scattano in eccessi di rabbia o crisi isteriche che poco hanno a che vedere con il contegno e la buona creanza tanto paventati.
Véronique e Michel, i padroni di casa, sono i genitori della “vittima” e poco sopportano l’indifferenza e il distacco che Alain, padre “dell’aggressore”, manifesta rispondendo sempre al telefono e dimostrando di essere lì solo su insistenza della moglie.
Annette, dal canto suo, non tollera il comportamento del marito e tra momenti di imbarazzo e continue scuse per l’atteggiamento dell’uomo, somatizza il fastidio fino a sentirsi male.
In un crescendo di tensione e non detti le maschere di educazione e civiltà si dissolvono fino a far emergere il lato più irrazionale e incivile di ogni “adulto” che porta sulla scena il suo bagaglio di ferite emotive e insicurezze.
Tra silenzi e disagi scatta la risata che porta lo spettatore a comprendere le storie che sta guardando e a dispiacersi per quelli che sono chiaramente due matrimoni in crisi e quattro adulti alle prese con quel difficile compito che è essere genitori.
Grazie all’interpretazione efficace ed emozionante dei quattro attori, lo spettacolo è la prova di come il teatro possa essere strumento di indagine dei rapporti e dell’essere umano in sé. Attraverso il divertimento il testo di Reza ci fa compiere un viaggio nel profondo dei personaggi e, contemporaneamente, di noi stessi portandoci a chiedere: siamo poi tanto diversi da coloro che giudichiamo?
“Le dieu du Carnage” è in scena al Teatro Duse fino al 14 dicembre, martedì, mercoledì e venerdì alle 20.30, giovedì e sabato alle 19.30 e domenica alle 16.
Domenica 7 dicembre con replica accessibile alle persone non vedenti e ipovedenti con audiodescrizione e percorso tattile a cura di Centro Diego Fabbri / Teatro No limits, è consigliata la prenotazione allo 0105342400
Venerdì 5 dicembre alle 17 ci sarà il primo incontro del ciclo “Trame aperte dalle pagine al palco” presso la Feltrinelli (via Ceccardi) con Massimo Villa che dialogherà con l’attore e regista Antonio Zavatteri. L’ingresso all’evento è libero su prenotazione su teatro@teatronazionalegenova.it
Per informazioni e biglietti contattare lo 0105342720 o scrivere teatro@teatronazionalegenova.it
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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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