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“Frankenstein – History of hate”, il Mostro Siamo Noi: Motus delinea la mappa dell’orrore al Teatro Modena
di Francesca Lituania
GENOVA – Cosa accade quando la società plasma e poi rifiuta la propria creazione? La compagnia Motus di Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, pluripremiata agli Ubu, torna ad interrogarsi sul presente con Frankenstein, progetto ancipite che decompone il capolavoro di Mary Shelley in “History of hate” e “A love story”: la favola gotica diventa un grido d’allarme della nostra epoca che sta progressivamente perdendo empatia e comunanza. Dopo il debutto in prima nazionale a Romaeuropa Festival lo scorso ottobre, Motus ha scelto di esordire con il secondo capitolo ieri sera al Teatro Gustavo Modena di Genova. La scelta non è arbitraria: la compagnia riminese mette immediatamente lo spettatore di fronte al contraccolpo, alla violenza che esplode, lo obbliga a raffrontarsi con l’entità della catastrofe prima di saggiarne la genesi. L’odio non è innato: è la reazione alla solitudine che consegue l’abbandono, l’effetto di una negazione che implode distruggendo il mostro che “non è nato cattivo: è stato reso tale” da un sistema che rifiuta il diverso, i corpi “ibridi, marginali, inquieti” ai quali non viene riconosciuto un posto nel mondo. La Creatura, in questo dittico contemporaneo, non è solo perchè mostruoso, diventa tale in quanto “vulnerabile”. La trama dello spettacolo si snoda mappando l’orrore della violenza e risalendo al principio, l’amore negato, vissuto e raccontato diversamente da tre personaggi: il creatore, la creatrice e la creatura che il narratore Walton riesce a condensare, sondandone il sentire, in un unico essere a tre teste. Il ritmo riprende quello del romanzo: è ondivago, oscilla tra odio, cura, inseguimento, ricerca, desiderio di essere trovati, come il mare che tanto spazio occupa nelle proiezioni video “Io non sono l’acqua – io sono l’onda. E la rabbia è la forza che mi muove” (Susan Stryker), eppure la creatura piange sul corpo del proprio padre con tenerezza, e su se stessa che non può morire perché “non ha mai vissuto”. Motus interroga spietatamente la società in chiave politica citando la scrittrice Şeida Kurt, sulla genealogia dell’odio, «Chi odia, perché odia? Quali rapporti di potere si trovano in queste persone?» e coadiuvandosi con alcune proiezioni tratte dal documentario [ÒDIO] (vincitore dell’Italian Council 2024). “History of hate” è un “film performato”: le proiezioni video non sono un fondale, ma una superficie che moltiplica o duplica la scena. Lo spettatore viene proiettato in un paesaggio apocalittico e arido, che sostituisce i ghiacci del romanzo (scioltisi forse nel frattempo), in un 2100 popolato di ecomostri, dilaniato dalle guerre e da catastrofi ambientali causate dall’umanità dove si spegnerà The last man. “A love story“, in calendario al termine di questo capitolo, completa il dittico andando alla ricerca della ferita primigenia: il sonno della ragione che genera mostri, l’incapacità di accogliere. Solo dopo questa discesa negli inferi della crudeltà umana si potranno, forse, “riveder le stelle”?
Repliche:
Mercoledì 05/11/2025 20:30
Giovedì 06/11/2025 19:30
Venerdì 07/11/2025 20:30
Sabato 08/11/2025 21:00
TEATRO GUSTAVO MODENA
Informazioni e biglietti
telefono 0105342720
teatro@teatronazionalegenova.it
biglietti.teatronazionalegenova.it
Produzione
Motus, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Snaporazverein (CH) e Romaeuropa Festival
Drammaturgia
Daniela Nicolò
Ideazione e regia
Daniela Nicolò & Enrico Casagrande
Interpreti
Tomiwa Samson Segun Aina, Yuan Hu, Enrico Casagrande
In video Silvia Calderoni e Alexia Sarantopoulou
Contributo video dal film documentario [ÒDIO] vincitore dell’ITALIAN COUNCIL 2024
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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