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UGO DIGHERO: «PORTO IL TEATRO DI DARIO FO PER TRASMETTERE MESSAGGI DI GRANDE ATTUALITÀ»
L’attore genovese torna al Nazionale con due fabulazioni dello straordinario repertorio del premio Nobel: il ritorno di Mistero Buffo e la novità Lu santo jullare Francesco. GOA lo ha intervistato
GENOVA – Quella iniziata sarà la settimana di Dario Fo. Nel senso che il Teatro Nazionale, forte del successo riscosso in questi anni da Mistero Buffo, aggiunge un altro classico dello straordinario repertorio del Premio Nobel, Lu Santo jullare Francesco. Si parte martedì 11 novembre (con repliche fino a giovedì 13) al Duse con il ritorno delle classiche giullarate medievali tipiche del linguaggio grammelot, che omaggiano la vibrante potenza recitativa di Fo, e si prosegue venerdì 14 (fino a domenica 16) sempre al Duse con la fabulazione sulla vita di San Francesco d’Assisi, che lui stesso si era definito il giullare di Dio, il nuovo spettacolo sempre prodotto dal Nazionale CMC/Nidodiragno con la collaborazione di Teatro della Juta e la direzione di Giorgio Gallione.
Attingendo a materiali vastissimi, le rappresentazioni sacre, la Commedia dell’Arte, l’iconografia religiosa e quella popolare, i dialetti e la tradizione orale, per poi rimescolarli nella forma di una giullarata che si fa beffe del potere e di chi lo rappresenta, Fo con i due spettacoli ha costruito una narrazione potente, giocosa e certamente non agiografica. Tra i cultori di queste opere c’è il protagonista dei due spettacoli, Ugo Dighero che, folgorato da giovanissimo da Mistero Buffo, decise di portarlo sul palcoscenico. Da quella volta sono passati 35 anni. E da allora lo ripropone sul palco ciclicamente toccando temi di strettissima attualità come povertà, sacrificio, pace. E oggi, insieme al regista Giorgio Gallione, aggiunge un altro capolavoro del repertorio del Premio Nobel, Lu santo jullare Francesco.
Ugo Dighero, lei sta per portare al Nazionale due classici del repertorio teatrale di Dario Fo, Mistero Buffo, le note giullarate medievali, suo cavallo di battaglia e gradito ritorno, e la novità Lu Santo Jullare Francesco, la fabulazione sulla vita di San Francesco d’Assisi. Ci sono analogie tra le due storie? Approccio e tecnica recitativa cambiano o sono le stesse?
«Gli spettacoli sono molto simili dal punto di vista tecnico. Richiedono un grande sforzo fisico, per non parlare poi del linguaggio del grammelot che è difficilissimo. La narrazione è affabulatoria senza scene, senza costumi, senza niente. Sei tu, il palco e il pubblico. Forse Mistero Buffo è più comico sotto certi aspetti, con lo Lu Santo jullare celebro un percorso iniziato oltre 30 anni fa alla Stabile. All’epoca era molto giovane, ero appena uscito dalla scuola di teatro. Ricordo che era un periodo di studio e perfezionamenti. Era l’epoca in cui Fo, insieme a Franca Rame, fu cacciato da Canzonissima per aver osato parlare di mafia in uno sketch satirico. Rimasi folgorato dalla tecnica e da quel particolare stile recitativo. Decisi di provare a farlo. Fu una grande palestra».
Mistero Buffo è un contenitore di tanti pezzi. Quali ha scelto?
«Ne faccio due. Il primo miracolo di Gesù Bambino, storia magnifica tratta dai vangeli apocrifi, di grandissima attualità. Racconta di Giuseppe, Maria e Gesù in Egitto, stranieri in terra straniera. Nessuno vuole giocare con lui, viene sistematicamente escluso fino a quando non compie un piccolo miracolo facendo volare degli uccellini. A quel punto diventa il leader assoluto di tutti i ragazzini del posto».
E l’altro?
«Questo si intitola la La parpaja topola, che è proprio quella cosa lì, il sesso femminile, al centro di una storia che in realtà è di una delicatezza e di una dolcezza infinite. Il protagonista è un povero capraio molto ingenuo, Giavan Pietro che, trovatosi all’improvviso molto ricco per via di un’eredità, viene raggirato dalla bella del paese e pure dal prete, con cui la ragazza ha una tresca. Alla fine, però, l’innocenza e la purezza di Giavan Pietro avranno la meglio».
Mistero Buffo è nel suo repertorio da più di trent’anni. Cosa è cambiato da allora?
«Con Mistero Buffo abbiamo proposto negli anni con l’Archivolto (oggi Modena, n.d.r.) anche la resurrezione di Lazzaro. Ma aggiungere anche quella parte avrebbe significato un dispendio di energie troppo grande. L’età avanza e non si può far tutto (ride, n.d.r) ».
Qual è invece la genesi di Lu Santo jullare Francesco, che coincide con l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi? Da dove nasce l’idea di riproporlo sul palcoscenico?
«Gallione, che ne cura la regia, ha raccolto un po’ di materiali e testimonianze straordinarie su San Francesco. Ha scoperto per esempio che in realtà il suo vero nome era Giovanni e che era figlio di una giovane aristocratica parigina. Forse qualcuno non lo sa ma fu arrestato e rimase in prigione per un anno. Molte documentazioni sulla sua vita furono bruciate successivamente alla sua morte, tra cui quelle di Fra Tommaso da Celano, che iniziò a studiare la vita di San Francesco, a comprendere a fondo le sue rinunce. Se paragonata alla realtà in cui viviamo oggi contiene dei messaggi potentissimi e di grande attualità».
Seguendo la lezione di Fo, lo spettacolo si muoverà così su due percorsi paralleli, ripercorrendo la realtà storica del viaggio di Francesco nel mondo cristiano e contemporaneamente raccontando la rivoluzione riformatrice che Papa Francesco ha cercato di attuare nella Chiesa del nostro tempo.
«Non mancheranno divertenti giochi fisici e di linguaggio. Ma verranno toccati temi come la povertà, la pace, il rispetto per la natura che sono i fondamenti della “rivoluzione francescana” e, più che mai oggi, a distanza di secoli, sono istanze necessarie: le disuguaglianze sociali affliggono i popoli, le guerre dilagano a ogni angolo della terra, la natura sta cambiando con effetti disastrosi a causa dell’egoismo dell’essere umano».
Il 2026 sarà un anno speciale per ricordare Fo. Ricorreranno infatti i 100 anni dalla sua nascita e 10 anni dalla sua scomparsa. Quanto manca Fo al teatro?
«Credo manchi tanto, soprattutto la sua capacità di innovare, la sua unicità nello scavare le storie del passato facendo emergere i valori oggi totalmente assenti nella società. Riportare sul palcoscenico il teatro di Dario Fo con Mistero Buffo e Lo santo jullare Francesco significa risvegliare la sensibilità dell’opinione pubblica e far riemergere quei principi che si sono via via perduti nel tempo».
Nuovi progetti?
«Intanto abbiamo portato due anni in tournée L’Avaro ed è stato molto impegnativo. In aprile sempre insieme a mia moglie Mariangela Torres e con la regia di Luigi Saravo e la produzione del Teatro di Brescia porteremo sul palco Tre variazioni sulla vita. In televisione per ora non ci sono progetti. Blanca 3? So che ha registrato ottimi ascolti e la cosa non può che farmi piacere. Quest’ultima stagione è stata molto impegnativa perché ero in giro per l’Italia con la compagnia ed è capitato che la produzione dovesse prelevarmi a teatro a mezzanotte dopo la fine di uno spettacolo per portarmi sul set per le riprese. Non è stato facile».
Su Tomaso Torre
Giornalista pubblicista dal 2003, è fondatore e direttore responsabile di GOA Magazine. Appassionato di arte, cultura e spettacoli ha collaborato per anni con diverse testate locali occupandosi di cronaca ed attualità, sport e tempo libero. “Ho sempre coltivato il sogno di realizzare un prodotto editoriale dinamico e fluido che potesse rispondere alle esigenze informative di un pubblico sempre più competente ed avanguardista”.Messaggi correlati
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