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Palazzo Tursi “al femminile”, il 65% di dipedenti sono donne e il 55% ricopre ruoli apicali
GENOVA – In occasione della Giornata Internazionale della Donna, a Palazzo Tursi sono stati diffusi dal Comune di Genova i dati sull’occupazione femminile: su un totale di oltre cinquemila dipendenti, il 65% è composto da donne e il 55% dei ruoli apicali è ricoperto da figure femminili. I numeri emergono dall’indagine del Centro studi comunale “Donne, talenti in Comune – Le skills delle donne”, realizzata tramite un questionario rivolto a un campione di donne tra i 18 e i 65 anni. Accanto a questi risultati positivi, restano comunque aperte questioni come il divario retributivo, la conciliazione tra carriera e vita familiare e il peso degli stereotipi culturali che continuano a influenzare i percorsi professionali femminili.
«I dati ci dimostrano che una presenza femminile forte e qualificata è possibile anche nelle posizioni di responsabilità – dichiara la sindaca di Genova, Silvia Salis – a Palazzo Tursi il 65% dei dipendenti è donna e più della metà dei ruoli apicali sono ricoperti da donne. Inoltre, mi piace ricordare che la nostra giunta è composta da una maggioranza femminile, un caso a dir poco raro nei principali Comuni del Paese: un chiaro segnale che abbiamo voluto lanciare già dai primi giorni della nostra azione amministrativa. Sono numeri e statistiche che ci inorgogliscono, ma che non devono farci abbassare la guardia su un divario di genere che nel mondo del lavoro non è ancora superato».
L’indagine conferma che il divario di genere sul lavoro è ancora molto spiccato: sono le stesse donne intervistate che, nel 23% dei casi, ritiene che una donna con figli piccoli non dovrebbe lavorare a tempo pieno, nel 27% ritiene che spetti a lei la maggiore responsabilità nella cura dei figli e il 44% ritiene che le donne si avvalgano del loro aspetto fisico per avere successo. L’83,3% delle donne straniere dichiara che l’aver avuto dei figli ha influenzato il proprio percorso lavorativo, percentuale che sorprende poiché solo il 66,7% delle italiane afferma lo stesso. “Questo dato – si legge nell’indagine del Centro studi di Palazzo Tursi – suggerisce che, sebbene la maternità rappresenti una sfida trasversale nella conciliazione degli ambiti personali e professionali, le donne italiane sembrano soffrire meno questo limite. Particolarmente rilevante è il dato relativo a chi ha scelto di non avere figli per motivi legati alla carriera: il 36,4% delle italiane ha dichiarato di aver rinunciato alla maternità in favore della carriera, contro il 20% delle straniere. Sebbene entrambe le categorie del campione, donne italiane e straniere, abbiano espresso esperienze di disagio, le italiane riportano una leggera minore difficoltà nel gestire la vita privata 72,4% contro il 72,7% delle straniere. Ancora una volta risultano fondamentali le reti familiari, più presenti nel nostro paese, ma è evidente che il problema è a oggi ben presente a livello nazionale e internazionale.
Come testimoniano i dati (Istat) sul livello di istruzione, disaggregati per genere ed età, fino a un passato non tanto remoto – quello vissuto dagli attuali 60 e 70 anni – la quota di donne diplomate e laureate era molto inferiore a quella dei coetanei uomini. Nel 2023 tale tendenza è decisamente superata: secondo Istat infatti il 68,0% delle 25-64enni ha almeno un diploma o una qualifica (62,9% tra gli uomini) e coloro in possesso di un titolo terziario raggiungono il 24,9% (18,3% tra gli uomini). Inoltre, emergono una crescente consapevolezza e una volontà condivisa di contrastare gli stereotipi e le barriere culturali, anche attraverso l’esempio personale e l’impegno attivo nella promozione dell’equità. Un capitolo dell’indagine è dedicato al fenomeno “Queen Bees” (api regine) che risulta “presente in molti ambienti, ma viene motivato dalle donne non come una caratteristica genetica propria del mondo femminile, bensì come un adattamento, conseguente a secoli di disparità di trattamento fino ad arrivare alla prevaricazione e sopraffazione, le quali hanno generato questo effetto inverso dal quale ci si dovrebbe affrancare per una forma di riconoscimento della propria dignità femminile”. Sulla maternità e la gestione della vita familiare emergono come snodi critici, spesso affrontati in assenza di adeguati strumenti di supporto, soprattutto dalle donne, ma sempre di più anche dagli uomini (figli, anziani, malati da accudire). Tuttavia, le esperienze riportate mostrano che flessibilità, collaborazione, fiducia e politiche inclusive possono rendere compatibili ambizioni professionali e responsabilità personali, a beneficio dell’intero ecosistema lavorativo, tanto per le donne come per gli uomini.
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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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