DAL POSTINO AL PALCOSCENICO: MARIA GRAZIA CUCINOTTA SI RACCONTA IN QUESTA DECIMA EDIZIONE DI RIFF. L’INTERVISTA

Di il 9 Maggio 2026

L’attrice, che nel 1994 debuttava come Beatrice nel film del grande Troisi, oggi si reinventa completamente approcciandosi a un mondo per lei del tutto nuovo: il teatro. In questa decima edizione del Riviera Film Festival ha deciso di raccontarsi a 360 gradi e di farci fare un tuffo nella sua storia personale e professionale. Ecco cosa ci ha raccontato.

GENOVA – L’attrice, che nel 1994 debuttava come Beatrice nel film “Il Postino”, oggi si reinventa completamente, tuffandosi in un mondo per lei del tutto nuovo: il Teatro. La Cucinotta ha recitato in alcuni dei cast che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale come Agente 007 – Il mondo non basta (1999), I laureati (1995) e Vaniglia e cioccolato (2004) e in questa decima edizione di RIFF ricorda l’importanza di “buttarsi” a capofitto in ogni sfida, anche quando sembra che il cuore stia esplodendo dalla paura.

Il postino è il film che ti ha cambiato la vita. A distanza di 30 anni cosa ti ha lasciato quell’esperienza e cosa ti ha insegnato Troisi sul mestiere dell’attrice?

«Il Postino è sicuramente il film che ha cambiato la mia vita e che mi ha dato la possibilità di essere qui oggi. Massimo mi ha insegnato a stare sul set e il fatto che lui sia andato via da un momento all’altro è stato per me una grande lezione di vita, perchè mi ha insegnato a non dare nulla per scontato e che questo lavoro va fatto con grande impegno, professionalità e rispetto per il pubblico. Lui era una persona molto attenta, lo definirei “attento alle attenzioni”: lui arrivava su set e salutava tutti i prsenti, dal primo all’ultimo. Il postino rappresenta forse quello che lui era veramente, perché era un po’ come il personaggio stesso: lottava per la giustizia, voleva che tutto fosse equo e perfetto e conoscerlo è stato il più grande dono della mia vita.»

Dopo il postino sei diventata un volto riconosciuto a livello internazionale. Hai costruito una carriera basata su più linguaggi e culture diverse. C’è un ruolo tra tutti che senti abbia raccontato qualcosa di te più degli altri o che hai sentito più tuo?

«Tutti e nessuno perché poi nessuno dei personaggi mi somigliava così tanto. Uno che ho sentito davvero mio è stato un film che si chiama “Italiani” e che parla di immigrazione. Ovviamente in tutti i personaggi c’era sempre qualcosa di me perché è inevitabile e sono stati tutti personaggi che mi hanno arricchito perché mi hanno dato la possibilità di confrontarmi con delle vite completamente diverse dalla mia.»

Scopri l’intervista integrale:

Il RIFF celebra quest’anno 10 anni e ha come claim “No Risk, No Stories”. La moglie Fantasma è il tuo primo ruolo a teatro e sei protagonista nella serie “Regina di Bastoni”, diretta da giovani della Rome International Film School. Sembra quindi tu stia cercando effettivamente il rischio. È così?

«Effettivamente sì. La serie è diretta interamente da donne esordienti, ed è stato il motivo per cui ho accettato questo ruolo perché si parla sempre di dislivelli tra uomo e donna ed è sempre più difficile avere la possibilità di lavorare con donne registe. Quindi quando ho saputo che questo era un progetto fatto a quattro mani da quattro donne e quattro registe esordienti ho accettato subito»

Hai detto che il teatro non perdona gli errori. Dopo una vita di cinema cosa ti ha sorpreso di più di stare sul palco?

«La primissima volta sul palco mi ha messa particolarmente in difficoltà: la tensione era alle stelle, ma poi sono riuscita a tranquillizzarmi e a rendere al meglio. Nel secondo lavoro, La moglie Fantasma, la storia aveva una trama molto impegnativa, si trattava di una commedia gialla, ma grazie alle collaborazioni di tutti sono riuscita a portare a casa anche questo progetto. La chiave è la voglia di imparare, di porsi nuove sfide e vincere le proprie paure.»

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