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DAI SET DI KUBRIK E NOLAN AL RIVIERA FILM FESTIVAL. MATTHEW MODINE «ORMAI LE AUDIZIONI SOMIGLIANO A UNO SPEED DATE». L’INTERVISTA
La star americana torna alla Baia del Silenzio per la decima edizione del RIFF e si racconta a 360 gradi, dai suoi primi lavori fino agli ultimi progetti realizzati a fianco di giovani registi e attori. «Ciò che più è cambiato rispetto ai miei esordi è il processo di selezione. Oggi somiglia molto a una dating app: incontri fugaci e privi di vera intimità e contatto umano». Ecco cosa ha raccontato ai nostri microfoni.
GENOVA – Soldato Joker in Full Metal Jacket, Vannemar Bush in Oppenheimer e Dottor Brenner in Stranger Things, Matthew Modine torna a Sestri Levante in questa decima edizione di RIFF. Ha lavorato ai fianco dei colossi del cinema, da Kubrik a Nolan, ma oggi ha scelto di dedicarsi a progetti portati avanti da giovani registi e attori. Ciò che più lo sconvolge dell’industria cinematografica odierna è che sembra essersi trasformata in una sorta di “Tinder” dove le selezioni e i casting somigliano più a uno speed date che ad un vero incontro professionale e umano. Ecco che cosa ha raccontato ai microfoni di Goa Magazine.
In questa decima edizione di RIFF hai dato il tuo contribito alla produzione del corto in concorso Clay. Che cosa ti ha spinto a supportare e sostenere la visione e il progetto del giovane regista Kevin Haefelin?
«Il precedente lavoro del regista di Clay mi è piaciuto molto, e mentre lui partecipava festival cinematografici in giro per il mondo ha dichiarato di voler girare un altro film e noi abbiamo voluto dargli supporto, anche perché i benefici sono da ambo le parti e i film sono fatti anche di chi non partecipa direttamente. In qualche modo il successo di un film dipende anche dall’accoglienza del pubblico e per me aiutare i giovani registi a trovare ai loro lavori un posto nell’industria è la responsabilità di noi veterani.»

Hai lavorato sui set dei più grandi registi, da Kubrik a Nolan, come è stata l’esperienza su questi cast colossali?
«Sul set del film di Kubrick c’erano davvero pochissime persone e si potrebbe quasi definire un film indipendente, proprio perché lui lavorava al di fuori del sistema, ma il fatto che fosse sostenuto da Worner brothers non lo rende indipendente dal punto di vista economico.
Ma penso che la cosa migliore sia avere un piccolo cast perché ti puoi spostare velocemente e agire velocemente e hai meno persone da gestire. Sicuramente quando realizzerò il mio film il cast sarà molto piccolo.»
Cosa è cambiato maggiormente nell’approccio dei giovani al mondo cinematografico? E quale è la maggiore differenza che riscontri rispetto agli anni dei tuoi esordi?
«La prima cosa che è cambiata al giorno d’oggi nell’approccio al mondo cinematografico sono le audizioni, quando io sono entrato in questo mondo i cast si facevano di persona parlando direttamente con il regista, oggigiorno invece si usa il cellulare e ci si autoriprende e per questo oggi l’attore deve dirigere anche i lavori, deve conoscere il posizionamento delle luci e le giuste angolazioni ed è lui a decidere, tra tutte le riprese quale sia la migliore. Succede che quella in cui ti sei sentito più vulnerabile è proprio quella che decidi di scartare ma che avrebbe funzionato maggiormente. credo che questo processo sia ingiusto e da regista non vorrei mai ricevere un selftape per farmi un giudizio su quella persona, mi piacerebbe incontrarla al vivo, conoscerla e sentirla a livello umano perché questo tipo di audizioni a distanza somigliano molto a uno speed date e per me è un qualcosa di inconcepibile. Credo che sia proprio questa la cosa che è cambiata maggiormente rispetto alla mia generazione.»
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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiMessaggi correlati
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