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ZIBBA, LA SINCERITA’ DELLA MUSICA
Il 31 marzo è uscito “Muoviti Svelto”, il nuovo album scritto in viaggio, tutto d’un fiato, proprio come suggerisce il titolo. Dopo essere stato nelle principali città italiane, il tour farà tappa domani sera alle 21 a Villa Bombrini: ecco cosa ci ha raccontato nell’ultima intervista.
Di Chiara Gaddi
E’ facile immaginarsi Zibba, anche se non lo si conosce affatto: basta chiudere gli occhi e ascoltare le sue canzoni per capire chi si ha davanti. «La musica è davvero la mia vita, senza finzioni. Meglio aprirsi e sentirsi comodi nella propria parte, perchè quello che siamo sul palco possa assomigliare il più possibile a quello che siamo nel quotidiano». Sergio Vallarino, in arte Zibba, classe 1978, è il leader degli Almalibre dal 1998. In bilico tra il roots rock e la poetica dei grandi cantautori, è pronto a conquistare il pubblico con Muoviti Svelto, il nuovo album che è anche un consiglio: ricordarsi che il tempo è l’unica cosa che possediamo e che per questo vale la pena di spenderlo bene.
In Muoviti Svelto parli molto del concetto di tempo. Quanto è stato importante per la tua carriera esserti trovato nel posto giusto nel momento giusto?
«In realtà sono stato molto spesso nel posto giusto nel momento sbagliato. Non sono stato così tanto graziato dalla fortuna. Mi ha aiutato di più la tenacia e il fatto di essere stato sincero con me stesso. La musica ti dà indietro esattamente quello che tu dai a lei. Se dai sincerità a una cosa così bella, in qualche modo ti ritorna indietro, un po’ come succede nella vita di tutti i giorni.»
E’ un album molto intimo, è questa la differenza principale rispetto agli altri?
«Non credo, è un disco a cui sono molto legato, ma tutti i testi che ho scritto contengono una parte di me. La differenza sta nell’ambito musicale e compositivo. Poi probabilmente ha inciso anche il fatto che in questo ultimo anno sono diventato papà ed è cambiata la mia prospettiva riguardo alla vita.»
Oltre al tempo si parla anche di viaggi. Qual è il tuo rapporto con la tua terra d’origine?
«Io sono Varazzino, sto bene dove sono e mi piace ritornare qui dopo un lungo viaggio. Tuttavia non percepisco le mie radici in modo così forte, non sono di quelli che pensano che Liguria sia meglio di tutto il resto. Ho la fortuna di viaggiare molto, anche per lavoro, ma per ora rimango qui.»
A proposito invece delle nuove leve, tu hai scritto con Tiziano Ferro la canzone con cui Michele Bravi ha vinto la settima edizione di XFactor. Pensi che i talent show siano un’opportunità concreta per i ragazzi che vogliono fare il tuo lavoro?
«Sono un’opportunità quando c’è un forte talento. Passare attraverso la televisione non ti fa diventare bravo se non lo sei già, credo che la discriminante sia sempre quella. Sicuramente è un buon punto di partenza. Quando ero ragazzo la gavetta consisteva nel suonare nei locali e cercare di farsi notare andando in giro: adesso è molto complicato perché quegli spazi non esistono quasi più. Rimanere ancorati a una certa idea romantica di fare musica è contro producente.»
Nella tua carriera puoi vantare tantissime collaborazioni illustri (Roy Paci, Jovanotti, Eugenio Finardi, Niccolò Fabi..) e premi ambiti, tra cui il Premio della Critica “Mia Martini” al 64° Festival di Sanremo e la Targa Tenco che hai vinto con l’album “Come il suono dei passi sulla neve”. Hai ancora qualche sogno nel cassetto?
«Mi piacerebbe continuare a fare quello che sto facendo in questo modo, con molta serenità e senza mettermi degli obiettivi che possano in qualche modo rovinarmi la vita. Credo di essere diventato una persona completa nel momento in cui sono diventato papà: l’essere umano è meno di quello che ci aspettiamo. Poi c’è la parte di me che fa il cantante e per cui la musica è in primo piano: è la mia terapia contro quello che non mi piace della vita, la mia analisi gratuita. Ogni tanto guardo tutti i premi che ho appesi in casa e mi chiedo se li ho meritati fino in fondo : non credo che siano quelli a determinare quanto sei bravo o quanto piaci alla gente. L’importante è piacere a se stessi. Certo, i premi sono una bella cosa per ricordare che si è fatto un bel lavoro e per darsi qualche pacca sulla spalla qualora ce ne fosse bisogno. Per il resto credo che le cose importanti siano altre.»
Ma c’è qualche collaborazione che ti manca?
«Se me l’avessi chiesto un anno fa ti avrei detto Jovanotti, con cui ho lavorato per il brano “Una scintilla”, contenuto nel suo ultimo album. Ecco, magari cantare una canzone insieme.. Quello sarebbe bello! Ma è una cosa che ci siamo anche già promessi, quindi credo che succederà.»
Eugenio Finardi ha definito i racconti contenuti nel tuo libro Me l’ha detto Frank Zappa “lucide assurdità”. Parti da fatti reali per sfociare nel non sense, perchè? Come nasce il libro?
«Guarda, faccio quasi fatica a definirlo libro! E’ nato da una richiesta da parte di amici: mi sono messo ad osservare le cose che mi capitavano cercando di coglierne il lato più assurdo! E’ stato un esperimento divertente e il fatto che sia piaciuto a qualcuno e che sia diventato uno spettacolo teatrale gli ha dato veramente un senso. Vedere i personaggi prendere vita su un palco è forse la più grande soddisfazione.»
Puoi svelarci qualcosa dei tuoi progetti futuri?
«In autunno ripartirà il tour MuovitiSvelto e poi inizieremo a pensare a cose nuove, anche in previsione del prossimo Sanremo! Mi piacerebbe presentarmi con il gruppo, ma sarà una cosa che decideremo in base al regolamento. Sicuramente continuerò a scrivere, per me e per gli altri, vivendo immerso nella musica, così come ho sempre fatto.»
Zibba e Almalibre saranno in concerto domani, mercoledì 29 luglio, a Villa Bombrini (Genova Cornigliano). L’ingresso è gratuito!
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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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