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“MOBY DICK – LA BALENA”: IL MARE DI MELVILLE INVADE LE SALE DEL DUCALE
La mostra sarà visitabile dal 12 ottobre 2025 al 15 febbraio 2026 e rappresenta un viaggio tra epoche e linguaggi
di Alessia Spinola
GENOVA – Palazzo Ducale apre le sue sale al grande racconto del mare con la mostra “Moby Dick – La Balena. Storia di un mito dall’antichità all’arte contemporanea”, a cura di Ilaria Bonacossa e Marina Avia Estrada, in collaborazione con TBA21 Thyssen-Bornemisza Art Contemporary.
L’esposizione, visitabile dal 12 ottobre 2025 al 15 febbraio 2026, rappresenta un viaggio tra epoche e linguaggi – dalla pittura alla scultura, dal video alla biologia marina – esplorando la figura della balena come simbolo di potenza, mistero e fragilità.
Ispirata al romanzo di Herman Melville, la mostra riunisce opere di artisti antichi e contemporanei, da Piero Manzoni a Joan Jonas, da John Akomfrah a Cosima von Bonin, intrecciando mitologia, ecologia e memoria collettiva.
Installazioni immersive, reperti storici, prestiti dai musei genovesi e un’esperienza in realtà virtuale che ricrea il viaggio del Pequod completano un percorso che è insieme poetico e visionario.
Nel mare di Genova, dove il mito incontra la scienza, Moby Dick torna a parlarci dell’uomo e del suo eterno confronto con la Natura.
MOBY DICK – LA BALENA si sviluppa in un percorso di scoperta di un universo artistico
multiforme, passando dall’arte medievale a quella più contemporanea, dalla storia della
navigazione all’illustrazione, fino alla scienza e la biologia. Grandi installazioni video, sculture, tele, fotografie e incisioni indagano i grandi temi di questa straordinaria opera: dalla lotta tra l’uomo e la Natura al conflitto tra il bene e il male, dai sentimenti di passione e vendetta ai temi del viaggio e della scoperta.
LA COLLABORAZIONE CON I MUSEI ITALIANI E LA RETE DEI MUSEI DI GENOVA
“Moby Dick – La balena” si avvale dei contributi di molte altre prestigiose istituzioni museali e culturali tra cui il MUCIV (Museo delle Civiltà di Roma), il Museo e Real Bosco di
Capodimonte di Napoli, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, la Triennale di Milano, Gallerie d’Italia di Milano e il MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e
Rovereto. Sono diversi i Musei di Genova che hanno collaborato con importati prestiti alla mostra. Oltre al Museo di Storia Naturale “Giacomo Doria”, prestano opere anche il Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone (antiche stampe raffiguranti la caccia alla balena e un album di disegni di Hokusai), i Musei di Strada Nuova (le aste dei corpetti delle vesti conservate nelle Civiche Collezioni Tessili e realizzate con ossa di balena, oltre a varie opere, tra cui Giona e la balena di Carlo Antonio Tavella), il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce (opere di
Manzoni, Bonalumi, Dadamaino e altri artisti contemporanei esposti nella sezione denominata Sala del bianco), Castello d’Albertis – Museo delle Culture del Mondo (collane ornamentali e un’opera contemporanea di Mauro Panichella), Galata Museo del Mare (cannocchiali ottocenteschi, ottanti, bussole, un diorama di scialuppa baleniera). La collaborazione con la rete civica dei musei esalta il ruolo di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura quale centro di promozione dell’intera città. La mostra si innesta nel programma di “Genova nell’Ottocento” che è il tema centrale della produzione culturale 2025 dell’amministrazione comunale e le opere messe a disposizione testimoniano la ricchezza di un patrimonio che Palazzo Ducale concorre a valorizzare.
IL PERCORSO
Il percorso si apre con le edizioni storiche del romanzo di Melville, tra cui la prima traduzione italiana di Cesare Pavese e un volume “cancellato” da Emilio Isgrò, simbolo della memoria e del mito. Opere di Tacita Dean e Mario Airò introducono il tema del libro come reliquia marina, sommerso e riemerso dagli abissi.
Nella Cappella del Doge, il suono diventa protagonista: l’installazione di Alberto Tadiello fonde i canti delle balene con rumori urbani e voci umane, mentre scheletri e fanoni provenienti dal Museo di Storia Naturale trasformano lo spazio in un “santuario dei cetacei”.
Segue una sezione dedicata alla passione collezionistica e alla cultura materiale: mappe, strumenti nautici, lampade a olio di balena e stampe d’epoca raccontano il legame tra l’uomo e l’oceano. Accanto, le rappresentazioni di Giona e la balena uniscono arte sacra e mito letterario.
L’arte contemporanea entra in scena con Marzia Migliora e Mark Dion, che riflettono sull’impatto umano sulla natura, seguite dall’ipnotica video-installazione Vertigo Sea di John Akomfrah, dedicata al rapporto tra migrazione, mare e memoria.
La mostra continua con opere di Cosima von Bonin, Carsten Höller e Clara Harstrup, in dialogo con l’Acquario di Genova, e con una sezione dedicata al design ispirato alla balena, tra cui la celebre Poltrona Moby Dick di Alberto Rosselli.
La Sala del Bianco mette in scena il simbolismo del colore più elusivo di Melville, con lavori di Manzoni, Bonalumi, Dadamanio, Pascali e Paola Pivi, riflessione sul vuoto, il mistero e la purezza.
Il viaggio si conclude con l’installazione Of Whales di Wu Tsang, che mostra il mondo dalla prospettiva del cetaceo, e con un’esperienza in realtà virtuale che ricrea le avventure del Pequod e lo scontro finale con la Balena Bianca.
Il podcast “Verso la balena”
In concomitanza con la mostra, Chora Media realizza il podcast “Verso la balena”, un racconto in quattro episodi da venti minuti che esplora, attraverso voci e prospettive diverse, il legame profondo tra l’uomo e i cetacei.
Musicisti, attori, registi teatrali, scrittori e alcuni degli artisti in mostra offrono il proprio sguardo su temi come la bellezza, il conflitto, il mito e la ricerca, in un viaggio sonoro che attraversa arte, scienza e immaginario.
A guidare l’ascoltatore è la voce di Simone Pieranni, giornalista e scrittore genovese, che dopo anni trascorsi all’estero ritorna simbolicamente alla sua città per raccontare il fascino senza tempo della Balena Bianca.
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiMessaggi correlati
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