- Genova sotto i riflettori del New York Times: il capoluogo ligure tra le 52 mete da visitare nel 2026
- Il Museo d’Arte Orientale Chiossone celebra Ligustro, in mostra le stampe giapponesi dell’artista
- Premio Ubu 2025, Teatro Akropolis si riconferma vincitore con un film su Carmelo Bene
- Genova per San Francesco 2026: un percorso tra musica, arte e memoria spirituale
- “Nuova Fiera Primavera” torna a Genova a marzo 2026: tutti gli appuntamenti al Padiglione Blu
- App “Musei di Genova”: lanciata la nuova piattaforma digitale per residenti e turisti
LA CENSURA CONTRO L’ESPLOSIVITÀ DEL TEATRO: “IL RITO” DI INGMAR BERGMAN AL DUSE DAL 27 FEBBRAIO
Per quattro serate, fino al 2 marzo, la regia di Alfonso Postiglione sarà ospite del Nazionale con un nuovo adattamento dello spettacolo televisivo svedese del 1969
GENOVA – Da giovedì 27 febbraio a domenica 2 marzo al Teatro Eleonora Duse va in scena “Il rito”, spettacolo tratto da un lavoro di Ingmar Bergman scritto per la televisione svedese, andato in onda nel 1969. La regia di Alfonso Postiglione pone al centro della trama una decisa presa di posizione contro la censura intrisa di venature a tratti ironiche e grottesche. Maggiori informazioni di seguito.
Da giovedì 27 febbraio a domenica 2 marzo | Teatro Eleonora Duse
Il rito
di Ingmar Bergman; traduzione di Gianluca Iumiento
adattamento e regia Alfonso Postiglione
con
Alice Arcuri (Thea Winkelmann); Giampiero Judica (Sebastian Fischer);
Alfonso Postiglione (Giudice Ernst Abrahmsson); Antonio Zavatteri (Hans Winkelmann)
scene Roberto Crea; costumi Giuseppe Avallone; disegno luci Luigi Della Monica
musiche Paolo Coletta
partitura fisica Sara Lupoli
produzione Ente Teatro Cronaca; Teatro di Napoli – Teatro Nazionale; Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival
durata – 1h40 minuti (escluso intervallo)
Al teatro Eleonora Duse di Genova, da giovedì 27 febbraio a domenica 2 marzo, sarà in scena – ospite del teatro Nazionale per quattro serate, dopo una tournée tra Napoli e Roma – Il rito da un lavoro di Ingmar Bergman, tratto dall’omonimo film (in originale Riten) scritto e diretto da Ingmar Bergman nel 1968 e uscito l’anno successivo, il primo da lui realizzato direttamente per la televisione, l’ultimo girato interamente in bianco e nero.
Un altro lavoro di Ingmar Bergman, a poco meno di un mese dal bel successo di Sarabanda, nella messa in scena a cura di Roberto Andò.
Ingmar Bergman cominciò a scrivere Il rito pensandolo come allestimento teatrale per il Dramaten di Stoccolma, incoraggiato dal favore di Erland Josephson, suo sodale e consigliere. Ma il regista-autore ci ripensò e lo dirottò verso una “partitura filmata per primi piani”. Il film è una sorta di cinema da camera, girato in interni con soli quattro personaggi, ed è incentrato sul rapporto, spesso conflittuale, tra autorità costituita e azione artistica.
Nello specifico, lo spettacolo è tratto dal testo originale integrale, da cui Bergman sviluppò in seguito la sceneggiatura, costituendosi, dunque, come una sorta di inedito.
Oltre la censura subita spesso da Bergman ai suoi tempi, ed oggi strisciante in maniera sempre meno latente tra le pieghe più varie del nostro vivere sociale, nel testo è centrale il tema della impossibilità di contenere la potenzialità destabilizzante dell’atto artistico, votato a stanare le verità dell’essere umano, a rischio anche della morte. Si sviluppa in nove scene ambientate esclusivamente in interni.
Trama
Tre attori di teatro di varietà (i coniugi Hans e Thea con Sebastian, amante della donna) sono stati denunciati per l’oscenità presunta di un numero del loro ultimo spettacolo. Un giudice incaricato (Ernst Abrahmsson) li interroga per decretarne l’eventuale condanna. Dai colloqui con gli artisti in cui si scoprono soprattutto le loro ambigue e tese relazioni, l’uomo non riesce a farsi una idea chiara della faccenda e finisce per assistere alla performance allestita nel suo stesso ufficio, con conseguenze fatali. La performance dei tre artisti si rivela una sorta di rito dionisiaco dalle chiare valenze simboliche, in cui la forza della creazione artistica vince sui tentativi di censura e normalizzazione di una qualsivoglia autorità, politica o sociale. E per ciò, il rito si configura come una sorta di parodia delle Baccanti di Euripide. Il giudice può corrispondere facilmente alla figura di Penteo, in aperta ostilità nei confronti dei tre artisti, dietro i quali si celano identità e funzioni da sacerdoti dionisiaci.
Note di regia
L’impianto scenico si presenta come una grande scatola bianca, indefinita, al centro della quale campeggia una piattaforma sospesa, su cui è allestito, in nero, l’ufficio del giudice Abrahmsson. L’uomo è rintanato lassù, rifugiato dal mondo, protetto dal suo abito istituzionale. Non osa, forse non può, o non sa, allontanarsi dal suo ambito. I tre artisti agiscono sul bianco ineffabile nelle loro intime relazioni, quando non interrogati dall’autorità del magistrato, che li accoglie, alternandoli, sulla piattaforma-ufficio. In realtà, il loro è una sorta di assedio volontario, di assalto all’istituzione, di contagio artaudiano con i germi della loro libertà artistica e del loro consapevole azzardo esistenziale.
Il rito, teatralmente, è soprattutto una partitura di parole e rapporti fisici tra i personaggi. La natura muscolare delle fisionomie al centro della vicenda ne fanno materia per un moderno kammerspiele. L’aggressività è evidente, nei confronti tra le parti, e risalta la scontrosità delle identità in gioco.
Ma già dopo la prima scena, il gioco si fa più prepotente da parte del censore. L’azione scardinante dei vari interrogatori comincia a mostrare i meccanismi che regolano i rapporti, moralisticamente discutibili, del terzetto di artisti. Le dichiarazioni diventano vere e proprie confessioni, sempre più intime. Ci sembra quasi di sentire i miasmi e avvertire i rumori interiori di queste individualità tenute insieme da relazioni malate, sul filo dell’eccezione. E allora sotto un’inchiesta dai vaghi toni kafkiani, con l’accusa di oscenità ci finisce la vita stessa, nel nostro caso quella di tre individui, troppo liberi e creativi rispetto alla morale comune. E si dispiegano dunque la fragilità e ipersensibilità nevrotica della bellissima Thea, la vanità violenta dell’irresponsabile Sebastian, la razionalità noiosa di un più calcolatore Hans. Ma a poco a poco i piani iniziano a ribaltarsi. Nel corso dell’istruttoria, anche il giudice svela le sue frustrazioni e sgradevolezze, abbrutito da una disperata solitudine e ricattato dalle debordanti umanità dei tre artisti. Nell’ultima scena, dove c’è il rito per antonomasia, quello dionisiaco della Elevazione, c’è il lasciarsi andare definitivo, il consegnare il peso di una intera esistenza.
Il rito di cui forse ci parla davvero Bergman è dunque quello dello svelarsi, raccontarsi, esibirsi continuamente e sfacciatamente e così facendo consegnare le proprie colpe a qualcuno, fosse anche la colpa ultima di vivere, rischiando anche di perderla, la vita.
Un atto catartico che afferma la necessità, fin dalle notti dionisiache, dell’atto ineludibile della (auto)rappresentazione. Denunciare come osceno un rito accusando l’arte e gli artisti di essere portatori (in)sani dell’atto misterico, ci spinge a sospettare, ancora oggi, che l’unica sacralità possibile è contenuta, prima ancora che nell’atto, nello sforzo artistico. E ciò, in un mondo che si impegna a celebrare quotidianamente la lunga agonia dell’estinzione di Dio. E dell’uomo (Alfonso Postiglione)
Alfonso Postiglione
Napoletano, classe 1970. Attore e regista, si forma alla Civica Scuola d’Arte Drammatica
Paolo Grassi di Milano. Come attore teatrale lavora, tra gli altri, con Marco Baliani, Gigi Dall’Aglio, Davide
Iodice, Massimiliano Civica, Leo Muscato e con gli stranieri Eimuntas Nekrosius, David Greig e Graham Eatough.
Al cinema e nella fiction tv, lavora con Paolo Sorrentino, Antonio Albanese, Alberto Sironi, Maurizio Zaccaro, Stefano Sollima, Francesca Comencini, Mario Martone, Lucio Pellegrini, Luca Miniero, Roberto Andò e con Terrence Malick e Xavier Giannoli.
Nel 1995, è co-fondatore della compagnia Rossotiziano, tra le formazioni più riconosciute del nuovo teatro italiano degli anni ‘90 e attiva fino al 2005, per cui lavora come attore, regista e autore di nuova drammaturgia
Oltre venti le sue regie teatrali, e dirige anche diversi documentari, videoclip musicali e cortometraggi, per cui vince vari festival e, nel 2009, il Globo d’Oro della stampa estera in Italia.
Ta le regie teatrali ricordiamo, nel 2015, La riunificazione delle due Coree di Joël Pommerat e, tra le ultime, la biografia teatrale del pugile Patrizio Oliva, Patrizio vs Oliva e diversi progetti per il Teatro di Napoli-Teatro
Nazionale, tra cui il dittico dell’autore americano Neil LaBute, Autobahn e Fat Pig. Nel 2021, sempre per il Teatro di Napoli, in coproduzione con Mad Entertainment e Mosaicon Film, dirige l’esperimento tra teatro e cinema, La vita nuda filmdrama dalle novelle di Luigi Pirandello. Nell’inverno del 2025, debutterà la sua nuova regia teatrale La ragione degli altri liberamente tratta dall’opera omonima di Luigi Pirandello, con la drammaturgia di Linda Dalisi.
Il rito è in scena al Teatro Eleonora Duse, da giovedì 27 febbraio a domenica 2 marzo:
giovedì e sabato,19h30; venerdì, 20h30; domenica, 16h00
Info e biglietti
telefono 010 5342 720; e-mail teatro@teatronazionalegenova.it; biglietti@teatronazionalegenova.it
C.S.
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiMessaggi correlati
Ultime Notizie
-
Rapallo, il Teatro Auditorium delle Clarisse inaugura la stagione con lo Janoska Ensemble tra Bach e improvvisazione
RAPALLO (GE) – La nuova stagione del Teatro Auditorium delle Clarisse si...
- Pubblicato a Gennaio 13, 2026
- 0
-
Comicità al femminile per “Aperitivo a Teatro”: Le Scemette animano il Sociale di Camogli con “Scemette. Revolution”
CAMOGLI (GE) – Un nuovo appuntamento con la comicità entra...
- Pubblicato a Gennaio 13, 2026
- 0
-
“Tutto questo è Musical!” al Teatro Govi: un viaggio tra i grandi successi del repertorio internazionale
GENOVA – Un nuovo appuntamento dedicato al musical entra nel...
- Pubblicato a Gennaio 13, 2026
- 0
-
“Arcipelago Lettori” torna a Genova: Tolstoj e Montaigne aprono il ciclo 2026 dedicato alla morte
GENOVA – Nel 2026 Arcipelago Lettori torna a Genova con un formato...
- Pubblicato a Gennaio 13, 2026
- 0
-
“LIFE BE-WoodEN”, due giornate conclusive tra Genova e Imperia per il progetto europeo sul legno e sulla sostenibilità
GENOVA – Il progetto europeo che unisce ricerca, formazione e...
- Pubblicato a Gennaio 13, 2026
- 0
-
Regione Liguria presenta il corso “Vivere bene con il proprio familiare a quattro zampe”
GENOVA – Mercoledì 14 gennaio alle ore 12, in Sala Trasparenza,...
- Pubblicato a Gennaio 13, 2026
- 0
-
Tommy Emmanuel torna al Politeama: dopo il sold out del 2023 il maestro del fingerstyle ripercorre i suoi brani più iconici
GENOVA – Dopo il tutto esaurito registrato nel 2023, Tommy Emmanuel torna...
- Pubblicato a Gennaio 13, 2026
- 0
-
LA FIAMMA OLIMPICA DI MILANO-CORTINA 2026 È ARRIVATA IN CITTÀ. TUTTE LE IMMAGINI DELLA TAPPA GENOVESE
La Torcia è partita puntuale alle 16.55 dalla spiaggia...
- 10 Gennaio 2026
- 0
-
Parchi della Liguria, oltre un milione di euro dal Fondo turismo per interventi su sentieri, sicurezza e gestione dei flussi
GENOVA – Oltre un milione di euro dal Fondo unico nazionale...
- 9 Gennaio 2026
- 0
-
Taxi fermi a Genova per dodici ore: martedì 13 gennaio lo sciopero contro l’incertezza normativa
GENOVA – Una giornata di stop per riportare l’attenzione...
- 9 Gennaio 2026
- 0
-
Euroflora, parte il countdown: sabato fiorisce la fontana di piazza De Ferrari
GENOVA – La Superba si prepara alle giornate di...
- 6 Aprile 2018
- 3
-
IL FUOCO IN UNA STANZA, IL COLLETTIVO “INTIMO MA NON MATURO” DEGLI ZEN CIRCUS
Comincia da Genova l’instore tour degli Zen Circus, che...
- 5 Marzo 2018
- 3
-
“WATERFRONT DI LEVANTE”: IL REGALO DI RENZO PIANO A GENOVA
Renzo Piano ha donato oggi il progetto “Waterfront di...
- 31 Ottobre 2017
- 3














Devi essere loggato per postare un commento Accedi