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Il “Falstaff” del Carlo Felice, una burla onirica senza età e senza tempo
GENOVA – “Tutto nel mondo è burla”, questa è l’essenza del “Falstaff”, l’ultima opera di Giuseppe Verdi andata in scena al Teatro dell’Opera Carlo Felice venerdì 7 marzo. L’autore decide di lasciarsi alle spalle i melodrammi del proprio repertorio per cimentarsi in una commedia innovativa e dal tema di fondo decisamente attuale, che in questo allestimento è reso particolarmente evidente da scene e costumi (rispettivamente di Paolo Fantin e Carla Teti).
Lo spettacolo si svolge per tutta la sua durata in un’unico spazio “bidimensionale”, sospeso tra due epoche, tra la nostra e quella del libretto originale. Ambientata in quella che sembrerebbe essere la stanza ricreativa di una casa di riposo moderna, tra sofà e tavolini un grande divano arabescato fa da fulcro alla narrazione, diventando la tana del protagonista Falstaff, che altro non sembra che un abitante dell’ospizio servito e riverito da infermiere. Ma ecco che appaiono gli altri protagonisti della commedia, che in panni decisamente più antiquati si aggirano intorno al Cavaliere come degli spettri, a tratti rubandogli la scena, a tratti facendone solo da contorno. Tra lanci di ciabatte, motivetti al pianoforte e sedie a rotelle, l’opera accompagna il pubblico in un viaggio di epoche, in un’atmosfera tanto spettrale e riecheggiante nella sua messa in scena quanto vivida e nitida nello scambio delle battute.
Prende così forma una sorta di sogno che ruota intorno ad un Falstaff costantemente addormentato, restio al lasciare il proprio sofà se non per una buona ragione, pentendosene immediatamente quando ogni sua azione gli si ritorce contro. Nel ruolo del Cavaliere vediamo uno spassosissimo Ambrogio Maestri, che ormai da decenni veste la grossa panciera di scena come una seconda maglia, tanto da rapire completamente il pubblico. D’altronde è proprio il protagonista a stare tra la soglia dell’ospizio e quella del salotto di Alice, arrivando persino ad indossare i calzoni rinascimentali del Cavaliere Nero sotto la dimessa camicia a quadri di tutti i giorni. In lui si può intravedere quello che Verdi vedeva anche un po’ in sé e nel suo mondo: l’avidità e la superbia, la stanchezza, l’assopimento della volontà che si risveglia in pigrizia e comica incoscienza. Di Verdi viene fatto una specie di Santino, con un suo ritratto che prima decora la parete della sala poi nella mani di Falstaff, tra le quali diventa proprio un suo eguale, un altro diavolo a cui lamentare le proprie frustrazioni.
Ma nella vita tutto è una burla e tutti siamo burloni, “L’uomo è nato burlone”, e quindi, ancor prima che dell’opera se ne faccia una lettura troppo profonda, si torna all’originale superficialità, alla casa di riposo in cui le bischerate sono dietro ogni angolo e all’ordine del giorno, ed in cui un Falstaff zuppo di secchiate d’acqua e raggirato da elfi e fate non è che un burlone che impara la lezione col sorriso.
A fare da incantevole cornice musicale è stata l’Orchestra e il Coro dell’Opera Carlo Felice diretta dal Maestro Jordi Bernàcer, la cui enfasi e scanzonatezza è stata particolarmente rilevante nella seconda parte dello spettacolo. La corale ambientazione della foresta di vasi del parco di Windsor, il canto e la meraviglia fiabesca della danza, creano un quadro di surreale bellezza in uno scherzo funebre allo spaventatissimo e pentito Falstaff, lanciando un fievole richiamo ai drammi classici, in cui l’amore, anche nella burla, trionfa sempre.
L’opera si conclude investendo il pubblico, spingendosi ai limite del palcoscenico, con il dito puntato verso la platea, perché la burla è in scena ma anche tra le poltrone, è dei personaggi ma anche degli spettatori. Uno scherzo che non guarda in faccia nessuno, non guarda il calendario né l’orologio, senza epoca, spazio o età.
Con Ambrogio Maestri (Sir John Falstaff), Ernesto Petti (Ford), Galeano Salas (Fenton), Blagoj Nacoski (Dottor Caius), Oronzo D’Urso (Bardolfo), Luciano Leoni (Pistola), Erika Grimaldi (Alice Ford), Caterina Sala (Nannetta), Sara Mingardo (Mrs. Quickly), Paola Gardina (Mrs. Meg Page).
“Falstaff” torna in scena al Carlo Felice martedì 11 e giovedì 13 marzo.
Info sul sito: https://operacarlofelicegenova.it/spettacolo/falstaff/
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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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