Il cielo diventa liquido al Galata con la mostra d’arte contemporanea “Liquid Sky”

Di il 26 Febbraio 2024

GENOVA – Apre al pubblico mercoledì 28 febbraio presso il Galata Museo del Mare dalle ore 10 la seconda edizione della rassegna d’arte contemporanea “Liquid Sky”, curata da Benedetta Spagnuolo e organizzata da ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione, con il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Genova.

Liquid Sky ospita opere di fotografia, video, installazione, pittura, grafica e illustrazione, che trovano collocazione tra le pareti della Galleria delle Esposizioni, all’interno del Galata Museo del Mare, uno splendido edificio antico affacciato sul porto di Genova e avvolto in un grande involucro di vetro e acciaio.

La rassegna rimarrà aperta tutti i giorni, dalle 10:00 alle 19:00, fino al 6 marzo 2024.

L’intento di Liquid Sky è quello di creare una rassegna, un appuntamento fisso pensato appositamente per il museo, al quale si presentano artisti contemporanei e spesso inediti provenienti da tutta Italia e dall’estero che si confrontano su un elemento di forte rappresentazione dell’identità storica della città di Genova: l’acqua.

Nel caso di questa esposizione, l’acqua è vista come elemento principale di connessione con il “cielo” (sky), con il quale confina sia visivamente sia concettualmente, e ne risalta ogni sfaccettatura fino a diventarne parte.

Il titolo che abbiamo scelto è liberamente tratto dall’omonima opera cinematografica di SlavaTsukerman del 1982, un cult movie seminale a tutti gli effetti che collega un luogo, rappresentazione scenografica di una vicenda interiore, e i suoi protagonisti.

Per Carl Gustav Jung, l’acqua e il suo simbolismo sono un elemento essenziale e fondamentale per quel viaggio interiore che è l’introspezione, base di partenza della moderna psicologia e psichiatria: “L’acqua, il mare, è il simbolo dell’inconscio per eccellenza, con tutti i contenuti rappresentati da tutti gli esseri che vivono nelle sue profondità. Noi tutti abbiamo navigato nel mare uterino delle nostre madri e l’acqua ci ricollega a uno stato in cui non ci sentivamo ancora separati dal grande universo”.

L’aspetto materno dell’acqua coincide con la natura dell’inconscio, in quanto quest’ultimo (specialmente nell’uomo) può essere considerato madre o matrice della coscienza. In tal modo l’inconscio, quando interpretato in riferimento al soggetto, ha al pari dell’acqua significato materno.

Diventano così importanti anche gli elementi connessi all’acqua: la barca, che da sempre è non solo un veicolo o uno strumento ma anche compagna dell’uomo, tanto da ricevere spesso un nome che ha un forte significato sentimentale, ed essa è anche espressione di un archetipo, ovvero colei che ci porta nel nostro “viaggio terreno da una sponda all’altra”; l’io, che nel viaggio individuale deve confrontarsi e relazionarsi con le intemperie che il destino gli pone; la vela, perché si muove con il vento che nessuno può comandare, sinonimo degli accadimenti della nostra vita; il vento, simbolo del destino, che interferisce nel dialogo tra mare, barca e vela, e che quindi durante l’esistenza spinge ad adattare le vele il meglio possibile; il destino stesso, metafora delle attitudini, delle caratteristiche e delle qualità.

Questo avvicinarsi al significato simbolico dell’acqua ha riscontro nella mitologia greca: nell’Iliade troviamo infatti “Oceano, che a tutti i numi fu origine” e Teti, “la madre”, quale origine del mondo e delle divinità.

Il significato dell’acqua non si esaurisce nella mitologia, nelle religioni o nell’antichità perché questi contenuti simbolici appartengono profondamente alla nostra psiche e ancora oggi si manifestano a livello psicologico attraverso i sogni o le immaginazioni fantastiche di ognuno di noi. È importante riuscire a leggerle, ancora una volta, per ricercare un equilibrio nella nostra vita.

L’acqua fa parte delle nostre origini: da acque mitologiche si originò l’universo, da acque oceaniche affiorarono le terre emerse, in acque marine si formò la vita, in acquosità uterine si sviluppa il feto; nei sogni e nelle fantasie il mare o una qualsiasi vasta distesa d’acqua rappresentano l’inconscio.

Nella psicologia analitica di Jung, questi aspetti profondamente radicati nella psiche umana sono definitiarchetipi (una sorta di parallelismo psichico con gli istinti biologici) e appartengono a quello strato della psiche definito inconscio collettivo (uno strato sottostante all’inconscio freudiano che conterrebbe tutti quegli aspetti psichici strutturanti, gli archetipi appunto, che si sono andati a depositare nei milioni di anni di evoluzione dell’uomo e che rimarrebbero patrimonio comune di ogni essere umano al di là della razza di appartenenza).

La caratteristica degli archetipi è quella di manifestarsi alla nostra coscienza in immagini (immagini archetipiche, appunto), che mantengono ancora oggi un significato propositivo per ognuno di noi e che si legano e si intrecciano con gli eventi della nostra vita reale e oggettiva.

Benedetta Spagnuolo racconta: “Vogliamo partire da questi presupposti per analizzare, con artisti visivi di diversa origine ed estrazione, proprio quelle immagini che attraverso una sensibilità più analitica, specifica e poetica affiorano nei loro lavori d’arte contemporanea; immagini che, come le sfaccettature dell’animo umano, possono essere via via cristalline, torbide, oscure di esperienze e sofferenze ma anche energetiche, simboliche di purificazione e salvezza. L’acqua racchiude in sé aspetti sia negativi sia positivi ed è l’unico elemento ad avere delle caratteristiche così forti e variegate.

Sono proprio le “immagini”, ovvero le opere di artisti contemporanei, a raccontare questi significati profondi, queste sensazioni da sempre presenti dentro di noi.

Quante volte, per ritrovare la pace, cerchiamo un orizzonte, il cielo che si staglia nel mare con la sua limpidità o con i disegni delle nuvole? Quante volte ci soffermiamo a pensare o ricordare oppure semplicemente ci perdiamo nei colori di questo incontro fra cielo e mare? Due elementi così diversi, eppure inderogabilmente legati e divisi solo da una sottile linea, che li fa specchiare l’uno nell’altro fin quasi a fondersi; in certi casi o momenti particolari percepiti come entità reali, viventi e sacre, come principi trascendentali dotati di esistenza propria.

La contemplazione del cielo e del mare diventa quasi un atto religioso perché si rivela immediatamente e sempre come un mito grandioso e senza fine, esaltandone la bellezza, la forza e la sacralità. Il cielo è anche una meta e attraverso l’ascesi l’individuo può accedere al cielo, cioè al mondo superiore o al mondo spirituale, e attraverso l’acqua farsi accompagnare durante le fasi emotive della propria esistenza.

Entrambi gli elementi sono pervasi da un colore, il blu vasto e profondo, proprio perché li richiama, intimamente connesso all’idea di infinito e di eterno.

Il cielo diventa liquido, Liquid Sky diventa acquainconsistente e leggera; insieme sprigionano un’energia di cui l’uomo non può fare a meno”.

Artisti

Davide Aicardi, Davide Barzaghi, Teresa Bellini, Maria Rosa Benso, Fabio Brucci, Benedetta Cari, Antonio Cesare, Tina Cosmai, Nariman Darbandi, Alessandro De Petre, Diberto, Katharina Eisenberg, Riva GLDF, Fabiola Ledda, Elisa Lelli, Lorenzo Enrico Lemmo, Cinzia Mazzoni, Daniela Moretti, Valerio Murri, Ada Nori, Flavio Palazzina, Silvana Rocco, Vasiliy Sad, Andrea Scopelliti, Serena Serrani, Giovanna Sposato, Rosetta Tronconi.

CS.

Su Redazione

Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela Biagini

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