DAL LAVORO COME LAVAPIATTI AL PODIO DELL’ARISTON: IL RITRATTO DELL’ARTISTA CHE HA CONQUISTATO PIÙ GENERAZIONI

Di il 2 Marzo 2026

Nato a Genova da madre tunisina, il cantante ha conquistato il secondo posto al Festival di Sanremo 2026 con “Tu mi piaci tanto”, risultando il più votato dal pubblico nel televoto. Il suo percorso, costruito tra lavori umili e formazione musicale costante, racconta l’ascesa di un artista capace di superare le etichette e di parlare a generazioni diverse.

GENOVA – Adam Sayf Viacava, nato a Genova da madre tunisina e cresciuto tra il capoluogo e il Tigullio, arriva all’Ariston dopo un percorso costruito lontano dai riflettori: dallo studio della tromba da adolescente ai primi testi scritti a quattordici anni, fino ai lavori saltuari per mantenersi – dal lavapiatti al fattorino. Il pubblico lo ha premiato nel televoto, dove ha ottenuto il 26,4% delle preferenze, superando anche il vincitore Sal Da Vinci. Il dato dimostra la sua capacità di parlare a pubblici diversi e di tenere insieme generazioni molto lontane tra loro.

Sayf, nome d’arte di Adam Sayf Viacava, nasce a Genova nel 1999 da padre italiano e madre tunisina. Il suo pseudonimo, che in arabo significa “spada”, non è una scelta casuale ma un richiamo diretto alle sue radici familiari e culturali. Cresciuto tra Genova e il Tigullio, in un contesto che mescola mare, periferia e provincia, sviluppa fin da adolescente un rapporto stretto con la musica.

Prima di sfondare nel mondo della musica, Sayf ha lavorato come lavapiatti e fattorino

Prima ancora del rap c’è lo studio della tromba, iniziato alle scuole medie, un passaggio che segna la sua formazione musicale e gli dà una base tecnica non scontata nel panorama urban. La scrittura arriva poco dopo, intorno ai quattordici anni, quando comincia a sperimentare con le prime strofe e a cercare una voce personale. Negli anni alterna lavori diversi – dal lavapiatti al fattorino – mentre continua a costruire la propria identità artistica insieme ad altri giovani musicisti della scena genovese.

La prima svolta artistica arriva tra il 2019 e il 2020 con i mixtape Sono triste ed Everyday Struggle, autoprodotti ma capaci di far sì che il suo nome iniziasse a circolare sulla scena indipendente. La crescita accelera nel 2024, quando Sayf diventa parte del collettivo Genovarabe, e poi nel 2025, anno in cui pubblica il suo primo EP ufficiale “Se Dio vuole”con ADA/Warner Music Italy. Il disco, proposto in collaborazione con i produttori Dibla e Jiz e con contributi di artisti come Rhove, segna un salto di qualità nella sua carriera, con suoni che intrecciano urban e melodico e testi che mostrano uno sguardo attento sulla società.

“Tu mi piaci tanto”, il brano che lo ha portato a Sanremo, è uscito il 25 febbraio 2026 ed è un pezzo che mescola elementi rap e cantautorali con riferimenti espliciti alla contemporaneità italiana — dalla politica allo sport, passando per immagini della cultura pop — e che usa l’amore come lente per osservare contraddizioni sociali, frustrazioni generazionali e tensioni quotidiane.

Nel solo televoto Sayf è risultato il più votato, con il 26,4% delle preferenze

Al Festival la sua performance è stata tra le più seguite e discusse. Nel solo televoto Sayf è risultato il più votato, con il 26,4% delle preferenze, superando anche il vincitore Sal Da Vinci, fermo al 23,6%. Nel finale ha chiuso al secondo posto con il 21,9% complessivo, a pochissima distanza dal 22,2% di Sal Da Vinci. Il dato del televoto è particolarmente significativo perché indica un consenso trasversale, capace di andare oltre la sola generazione di riferimento. La sua presenza sul podio conferma che il linguaggio urban può dialogare con il grande pubblico generalista senza snaturarsi, mantenendo uno sguardo personale e riconoscibile anche su un palco tradizionalmente legato a sonorità più classiche.

Più che incasellarlo nella definizione di “rapper”, Sayf è un artista che attraversa linguaggi diversi: rap e scrittura, melodie più pop e una dimensione introspettiva che resta centrale nei suoi testi. La sua musica non si lascia chiudere in etichette rigide, ma si muove in continua evoluzione, dialogando con la scena urban contemporanea senza perdere il legame con la tradizione italiana.

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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela Biagini

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