GENOVA – Il cantante e autore genovese Marco Cambri torna a 14 anni dall’uscita del suo primo album con il disco “Særa i euggi”, prodotto dall’etichetta OrangeHomeRecords.
Le 12 tracce inedite che compongono l’opera, tutte in dialetto genovese, sono fatte di immagini e poesia, di storie e suoni dal mondo. L’autore Cambri in questo album rivive la sua infanzia con lo stesso sguardo giocoso ma disincantato di chi è alla ricerca dell’intima essenza delle cose. E la rivela.
“Særa i euggi” vuole farsi comprendere da un pubblico eterogeneo, anche quello poco avvezzo alla musicalità dialettale, nel rispetto sì della tradizione ma proiettato oltre la dimensione delle usanze.
A fare da sfondo ai testi l’entroterra ligure, la cultura contadina e matriarcale.
“Sono canzoni di terra – ha spiegato Marco Cambri -, figlie di luoghi in cui il mare si vede da lontano e viene temuto. Mio padre, un marinaio, spesso mancava da casa ed ho vissuto fra le donne, forza della natura che emergono in
questo album. Alla fine sono canzoni d’amore in senso lato”.
“Særa i euggi” è un disco maturato col tempo, musicalmente contaminato, che attraversa i suoni sudamericani, lo swing, la world, le ballate, il Tango argentino e il sound manouche. Gli arrangiamenti sono stati affidati a Marco Cravero e Fabrizio Padoan che hanno voluto dare un vestito ad ogni brano, ad ogni testo.
Importante l’apporto etnico di strumenti musicali tradizionali quali l’organetto, qui suonato da Filippo Gambetta, il Bandoneon di Sirio Restani e le percussioni di Marco Fadda. “Siamo un gruppo di musicisti che si conosce bene, c’è un forte interscambio empatico tra noi”, afferma Cambri. A suggellare il lavoro, il produttore ligure Raffaele Abbate che negli anni ha puntato sulla rivisitazione della cultura musicale genovese, anche grazie ad artisti come Armando Corsi e Roberta Alloisio.
C.S.
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