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Il teatro, la vedova dell’arte
In scena al Carlo Felice da domani al 25 luglio la “Vedova Allegra” di Augusto Fornari: un’operetta, una denuncia sociale
Se la Divina Commedia è il poema allegorico per eccellenza, lo spettacolo di Augusto Fornari promette di entrare a far parte delle più efficaci metafore della contemporaneità.
“L’operetta, e in particolare La vedova allegra, richiede un allestimento molto sfarzoso – commenta il regista – Mi sono chiesto quale sia la necessità di mettere in scena il lusso al Carlo Felice. Ebbene, la necessità non c’è, quindi non l’ho fatto”. L’idea è quella di una rilettura dell’operetta di Franz Lehàr, nella quale la protagonista è vedova di un ricco banchiere: qui Hanna Glavari è vedova del ministro dello spettacolo. Come vuole la storia la donna è innamorata del Conte Danilo, che questa volta cambia nome e diventa Carlo Felice. Così accade ai pretendenti che aspirano all’eredità: il visconte Cascadà diventa Lascalà e Saint Brioche è La Feniche, mentre i soldi non sono del defunto banchiere ma del ministero.
Affiora in questo modo la vocazione politica de La vedova allegra. Dall’operetta, genere leggero per sua costituzione, si passa all’improvviso ad un’opera “brechtiana”, dove la scena riflette le difficoltà economiche e le politiche di un paese che spesso trascura l’arte e lo spettacolo.
Altra innovazione di questa messa in scena è il suo carattere metateatrale. Sul palco saranno infatti visibili tutti i tecnici , gli elettricisti, le sarte, i macchinisti, le maschere e gli artisti che parteciperanno attivamente allo spettacolo.
La trama resta fedele all’originale, così come la spartitura, diretta dal maestro Felix Krieger “Credo che questa metafora sia molto forte – ha sottolineato il direttore d’orchestra durante la conferenza stampa – e spero che il governo capisca l’importanza del teatro italiano, che è uno dei più ammirati al mondo”.
Un’operetta, quindi, che diventa denuncia sociale. La denuncia di un mondo che fatica a far sentire la sua voce e dimostrare il suo valore. “La cultura non è una sovrastruttura – dichiara Donata D’Annunzio Lombardi, una delle tre Hanna Glavari di questa Vedova allegra – citando Platone essa ha origine insieme alle prime necessità dell’essere umano, come stupore dell’esistenza”.
La realizzazione di questa idea si è rivelata un lavoro difficile ma bellissimo, ha commentato il cast, un gruppo unito che ha trasformato l’operetta in una vera e propria opera facendo della complicità e della collaborazione un punto di forza.
“Quando abbiamo iniziato le prove mi sono spaventata – racconta Sandra Pacetti, altra interprete di Hanna Glavari – sul prospetto inviatoci dal regista c’era scritto buon divertimento, ma inizialmente c’è stato poco da ridere. La strada è stata lunga, tuttavia adesso posso dire di divertirmi, di amare questo spettacolo”.
La vedova allegra di Augusto Fornari è un’opera classica che parla di attualità, di politica. Un’opera che vuole essere un messaggio coraggioso per l’intera società.
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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