Cinema San Pietro, “Tre chilometri alla fine del mondo” chiude la rassegna “Mercoledì d’Autore”

Di il 19 Maggio 2026

GENOVA – La vita di un giovane diciassettenne viene completamente sconvolta dopo aver subito un’aggressione omofoba: è questo il cuore della trama di “Tre chilometri alla fine del mondo”, la pellicola di Emanuel Pârvu. Sarà proprio questo il titolo scelto dal Cinema San Pietro per l’appuntamento di mercoledì 20 maggio alle ore 21, che chiuderà la rassegna “Mercoledì d’Autore”.

Al centro di “Tre chilometri alla fine del mondo” c’è Adi, interpretato da Ciprian Chiujdea, un ragazzo di 17 anni che subisce una violenta aggressione omofoba. Adi sta trascorrendo l’estate nel suo villaggio natale, sul delta del Danubio. Dopo l’aggressione, avvenuta per strada, la sua vita viene sconvolta. Il fatto di cui è vittima squarcia l’apparente tranquillità della comunità. Dal giorno dopo, Adi scopre con amarezza che il pericolo non viene solo da coloro che lo hanno picchiato, ma dal tradimento dei suoi affetti: i genitori, incapaci di accettare la sua identità, iniziano a vederlo come una minaccia per l’onore della famiglia, rivelando la fragilità di un mondo che preferisce la violenza al cambiamento. Fra gli altri interpreti, Bogdan Dumitrache, Laura Vasiliu e Emanuel Pârvu.

«Ho affrontato l’idea di realizzare questo film – dichiara il regista Emanuel Pârvu – da due prospettive che si intrecciano: la prospettiva familiare, dato che sono sia figlio che padre, e quella che percepisco come un’intransigenza diffusa nel mondo di oggi. Ma, soprattutto, la storia è la mia interpretazione della condizione di quelle che possiamo generalmente chiamare minoranze. L’opportunità di tornare all’amore e alla comprensione, di proteggere e sostenere incondizionatamente, emerge all’interno di un contesto di pura bellezza naturale – il delta del Danubio, uno dei luoghi più belli del mondo, e anche la terra più recente d’Europa – perché, nella mia mente, forse dovremmo tutti lasciare che la natura ci insegni di nuovo la bellezza in tutte le sue forme. Il Delta del Danubio è un paradiso visivo che contrasta fortemente con gli eventi del film. Le azioni umane, dunque, si contrappongono alla natura, chiudendo l’orizzonte di un bambino e, con esso, il suo futuro. E questo paradosso non può che condurre alla tragedia».

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