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GLI ANNAPURNA PARLANO DI “VITANOVA”: «NON ABBIAMO VOLUTO RACCONTARE LE SOLITE STORIE D’AMORE». L’INTERVISTA
La band genovese composta da Arianna, Vassili, Pietro e Fabrizio debutta con il suo progetto che racconta di loro e della vita dei nostri tempi. Tra musica elettronica e sperimentazione il disco affronta temi diversi: dall’amore ai dubbi che caratterizzano l’esperienza di ognuno di noi
di Ilaria Patané

Giovani e con tanta voglia di esprimersi e di farsi conoscere, gli Annapurna si definiscono “il lato oscuro del pop”. Attraverso le loro canzoni raccontano non solo loro stessi ma quello che ciascuno di noi affronta nella vita di tutti i giorni, dalle crisi emotive alle nuove passioni che nascono. Una narrazione guidata da una musica che abbraccia e fonde diversi generi musicali, dall’elettronica a strumenti più classici come il violino e il flauto traverso. “Vitanova” è il loro primo album, frutto di un anno di lavoro e che riprende nel titolo l’opera giovanile di Dante, il perché di questa scelta è molto chiaro, questo progetto è solo il loro primo passo.
Goa Magazine ha incontrato i membri del gruppo: Arianna Peyla (voce, basso e flauto traverso), Vassili Mazza (chitarra elettrica, basso e synth), Fabrizio Marini (violino e synth) e Pietro Milanese (synth e batteria elettronica) che ci hanno raccontato di loro e dell’album di debutto.
Guarda l’intervista completa sul canale YouTube di Goa:
Presentatevi ai lettori di Goa, com’è nato il progetto?
V.: Ci definiamo “il lato oscuro del pop”. L’origine del percorso nasce nel lontano 2015 quando di noi quattro eravamo noi due (Vassili e Pietro) e abbiamo immaginato di iniziare a suonare insieme per finalmente dare espressione a tutta quella musica ascoltata, di un po’ di tempo fa. I nostri generi di riferimento sono la musica anni ’70-’80 quindi la musica ei nostri genitori ecco, che ci hanno lasciato questa eredità culturale. Una volta stavamo suonando e Fabri ci sentì, nel 2017
F.: Si ero andato a un primo live che affrontavano un altro genere e li poi avevo scritto e chiesto se potevo aggiungermi. Suonando il violino era un po’ strano ma poi loro hanno accettato
V.: E siamo riusciti a integrare il violino come strumento, poi la svolta è stata nel 2020
P.: Premettiamo che prima facevamo rock, avevamo batteria, chitarra, poi nel 2020 abbiamo avuto qualche cambiamento
V.: Si perché diciamo c’ò stata la svolta del suono, del genere, ci siamo chiesti se volevamo andare avanti così o sviluppare un po’, anche evolverci diciamo con un suono più moderno usando strumenti contemporanei quindi non essere solo legati al passato. Ed è l’anno in cui siamo riusciti per la prima volta a provare a suonare con lei (Arianna).
Il 2020 è stato un anno difficile per tutti però per quanto riguarda Annapurna è stato un anno di svolta e di crescita, poi da li ci siamo ritrovati in quattro e poi siamo ad oggi che da un anno lavoriamo su questo album. Come dice il titolo dell’album è il primo passo di un percorso più lungo
“Annapurna” è anche il nome di una catena montuosa dell’Himalaya, come mai questa scelta? Cosa significa?
P: In realtà l’avevo letto su un vecchio libro di montagne e praticamente alla prima pagina c’era il nome in questi caratteri anche un po’ retrò che mi è piaciuto molto
A.: È anche un nome importante e torna un po’ tutto perché non è solo una catena montuosa ma è anche proprio la dea di “colei che dà”. “Annapurna” in sanscrito significa dea della fertilità, colei che dà ed è anche quello che vorremmo fare noi ovvero dare qualcosa, far sentire qualcosa a qualcun altro
La vostra musica è una fusione di elettronica e strumenti più classici come il violino che sembra ricordare un po’ Battiato. Chi sono le vostre figure di riferimento del panorama artistico?
F.: In generale abbiamo sempre avuto un’impostazione internazionale, ognuno di noi ha il proprio gruppo iconico tipo i Depeche Mode che ci hanno accompagnato, poi anche i Gorillaz ed altri gruppi. Come cantautorato in realtà abbiamo sentito tutti tanto
V.: Perché poi, comunque, ognuno di noi ha le sue influenze individuali che poi riusciamo a integrare nella produzione dei brani e sicuramente Battiato, a parte la sonorità perché lui sperimentava, poi naturalmente le epoche sono diverse, ma anche diciamo la sua ricerca interiore che metteva nella musica è un punto in comune anche con noi. Nel senso che anche noi, nel nostro piccolo, per adesso e per quello che è il nostro stile e le nostre possibilità, cercare di portare una dimensione interiore in musica contestualizzato ai tempi di oggi.
P.: Poi anche i Cure, comunque sia partiamo da quella decade, prima era quella precedente poi siamo passati dagli anni ’70 agli anni ’80 sviluppando sempre di più a seconda delle influenze individuali che poi sono sempre andate a collidere
Cosa racconta “Vitanova” di voi come singoli e come gruppo?
A.: L’album in generale, proprio dal nome che abbiamo scelto racconta il nuovo percorso che stiamo cercando di intraprendere. I temi sono vari ma hanno tutti una base simile che, in modo più superficiale può sembrare solo malinconico ma non è solo così. Ci sono canzoni che vanno dall’amore a temi attuali come in “Brain Rot” in cui sia le parole che la musica è stata costruita per dare quella sensazione.
I temi quindi sono molto vari, di per sé parlano tutti di noi, alcune canzoni sono state costruite su un certo tipo di tema, altre invece solo ascoltando la musica ci hanno dato una certa sensazione quindi le parole sono state costruite sull’atmosfera
V.: Diciamo che anche attraverso i testi di Arianna che hanno come legante una dimensione interiore e anche riflessiva, tutto quello che riguarda la nostra parte più introspettiva e fragile, anche la nostra ombra ma che può essere di tutti noi, viene portata in musica. Questo viene fatto attualizzando anche i contesti, a noi piace metterci nel presente, poter evocare qualcosa a chi ci sente e fare in modo che la persona possa riconoscersi e immedesimarsi. Riconoscersi perché sente una voce comune in un tempo comune, è importante anche questo, la nostra dimensione personale nel presente. Quindi cerchiamo di dar voce magari a una necessità latente che cerca una via di esprimersi
F.: A livello musicale facciamo questo perché riprendendo cose del passato cerchiamo sempre, approcciando bene il suono e i cantanti, cerchiamo di portarli in una chiave moderna e renderli accessibili
“Vita Nova” è anche il titolo di un’opera di Dante, un inno all’amore. Anche nel vostro album il tema viene trattato in modi diversi: da una passione che nasce fino alle crisi. Che rapporto avete con questo sentimento? Cosa comporta per voi?
A.: Diciamo che quando è stato scritto l’album sicuramente eravamo tutti e quattro in un momento dove non avevamo una relazione stabile da dieci anni ecco; quindi, comunque era molto attuale il tema anche per questo motivo. Sia perché tutti e quattro ci siamo ritrovati in un periodo, da quel punto di vista, abbastanza travagliato
V.: Aggiungerei che, è vero, l’opera è incentrata sull’amore ma quello che ci è piaciuto mettere nell’album è il significato simbolico del titolo, “Vita Nuova” sta per vita giovane che è quella di Annapurna che fa il primo passo con il primo album. Poi da come lo leggo io, tratta l’amore per quanto riguarda noi ma cerchiamo anche di portarlo nel contesto di oggi con anche tutta la parte più fragile, sofferta e introspettiva. Quella parte di amore che ti obbliga a interrogarti sul tuo sentimento; quindi, è molto riflessivo e mi viene in mente “Paranoia” che è uno dei brani, completamente intriso d’amore ma con la sua parte struggente.
Non abbiamo voluto raccontare le solite storie d’amore ma tutta la parte del dietro le quinte che può lasciare anche un che di struggente, di magone e malinconia. Obbligare chi ascolta a interrogarsi su quel sentimento e poi ognuno ha la sua chiave interpretativa
F.: Ogni canzone mostra un aspetto generale e ognuno con la sua storia che ha avuto può capire certe cose, ogni testo è molto “largo”.
A.: Sicuramente l’interpretazione ognuno la da in base alle proprie esperienze. Però è vero che ci sono dei temi molto precisi che abbiamo voluto raccontare e speriamo che qualcuno sentendole ci si ritrovi
Quattro teste e quattro cuori, ma come nasce una canzone?
P.: Di base una canzone di Annapurna nasce così: uno di noi quattro ha uno spunto che viene prima sviluppato nella pre-produzione, si individua quella che potrebbe essere una via di azione. Siamo abbastanza pragmatici, poi è ovvio che ci facciamo trasportare del momento però abbiam un’impostazione che è schematica.
Nel momento in cui andiamo a fare la pre-produzione andiamo a stendere tutto ciò che può sembrare utile al pezzo. Noi lavoriamo a tutti gli aspetti di dinamica del pezzo in contemporanea quindi la voce prima di altri elementi o comunque diamo una via al pezzo e poi lo ultimiamo qui in regia, facendo le registrazioni che ci mancano per ultimare la pre-produzione poi andiamo in produzione qui da Waves Studio. Magari per un brano ci mettiamo mezz’ora e altri un anno o anche di più, alcuni pezzi hanno tante di quelle tappe che cambia completamente.
V.: Dalla materia grezza che è l’idea poi è un lavoro di squadra per portarlo a una conclusione, una direzione. C’è tanto anche di teoria e di sentimento in ogni brano ma non è da dimenticare o non citare tutto il lavoro a livello tecnico che fa parte del percorso e anche crescere da quel punto di vista è sempre la prima tappa del percorso.
I brani hanno tanti modi di nascere però c’è l’idea di uno di noi che poi si concretizza, siamo un unico organo con quattro teste. Annapurna vuole essere anche un progetto iconografico, cito il fatto che lui (Fabrizio) è anche un attore, c’è anche la fotografia come modo di esprimersi del gruppo che va quindi per suono e per immagini.
Ci piacerebbe un giorno avere anche la possibilità strutturale di poter esprimerci anche per immagini magari con produzioni audio e video importanti ma fa tutto parte del futuro.
Tornando ai parallelismi con il “Vita Nuova di Dante”, l’opera ha preceduto la “Divina Commedia”. Cosa potete dirci dei vostri prossimi progetti? Cosa possiamo aspettarci?
P.: Sicuramente abbiamo l’idea di fare un secondo album, bisogna vedere con quali tempistiche. Al momento ci concentreremo sul metterlo in opera, in mostra con esibizioni e live. Stiamo cercando di farlo sentire alle persone ma in termini di esibizione non solo di ascolto da studio. C’è piaciuto fare questo album quindi non vediamo perché non farne degli altri, poi speriamo che sia piaciuto anche alle persone che l’hanno sentito.
A.: Diciamo che a breve termine sicuramente vorremmo fare qualche live, stiamo organizzando per quest’estate e l’autunno per arrivare (pensiamo) ad ottobre o novembre per fare una nostra serata un po’ incentrata sia sull’album ma in generale sul progetto, su Annapurna.
V.: Magari non sarà la nostra “Divina Commedia” ma sarà comunque un’opera più matura e l’importante è questo, nel nostro caso sarà meglio
Il disco esce sotto etichetta Waves Music e Produzione Crediti foto e video: https://www.instagram.com/matthew_mq/
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiMessaggi correlati
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