Aspettando il Pi Greco Day: all’Acquario la matematica prende forma negli origami

Di il 10 Marzo 2026

GENOVA – In vista del Pi Greco Day, celebrato in tutto il mondo il 14 marzo, gli Amici dell’Acquario anticipano i festeggiamenti con un nuovo appuntamento dei Mercoledì Scienza, in programma l’11 marzo alle ore 17 all’Auditorium dell’Acquario di Genova. L’incontro sarà dedicato al rapporto tra matematica, geometria e origami, per scoprire come le pieghe della carta possano diventare uno strumento educativo inusuale e un mezzo curioso per avvicinarsi alla scienza.

La storia dell’origami è strettamente legata al giorno in cui è stata inventata la carta. La storia della carta, a quanto si sa, è cominciata in Cina, ma è in Giappone che l’origami si è sviluppato ed è divenuto parte integrante della società stessa, segnando e accompagnando le varie fasi dell’evoluzione storico-culturale del Paese. Nella filosofia orientale si dice che l’unica costante del mondo sia la sua trasformazione: l’origami rappresenta questo concetto quasi alla perfezione.

In origine la carta non veniva impiegata per realizzare “modelli” come li intendiamo oggi, ma per creare figure astratte aventi un significato simbolico e rituale. Si passò poi dai modelli più astratti ad altri più figurativi, che riproducevano animali, insetti, fiori e altre forme della natura. Nacque allora il modello oggi forse più conosciuto al mondo, che è anche il simbolo internazionale dell’origami: la famosa gru, in giapponese tsuru

Quando gli occidentali scoprirono il Giappone, i giapponesi cominciarono a far conoscere l’origami all’estero grazie a vere e proprie tournée appositamente organizzate. In un primo tempo, in Europa gli origamisti venivano considerati dei maghi o dei prestigiatori: nessuno aveva mai visto cose del genere prima di allora. Salvo lodevoli eccezioni, come Leonardo da Vinci, Lewis Carroll e pochi altri, almeno fino alla metà del XIX secolo nessuno aveva mai pensato di piegare la carta per ottenere figure anche molto semplici.

Fu Friedrich Fröbel, un “precettore” dell’epoca, che verso la metà del XIX secolo intuì le enormi potenzialità dell’origami in campo educativo, per sviluppare la creatività degli alunni e insegnare varie regole di geometria elementare. La sua esperienza, tuttavia, restò un caso isolato per molto tempo. Un’altra esperienza molto importante che “traghettò” in qualche modo l’origami nella nostra epoca è rappresentata dalla famosa scuola d’arte del Bauhaus, dove questa disciplina fu insegnata per almeno una decina d’anni (1920-1930).

Per una serie di fortunate circostanze, l‘esperienza di Fröbel venne riconsiderata proprio in Giappone, dove fu riconosciuta e applicata su larga scala nell’educazione dei bambini. Tra coloro che s’interessarono a questo metodo c’era anche Akira Yoshizawa, uno dei più grandi maestri dell’origami. Da sempre fortemente attratto da quest’arte, quando ricevette l’incarico di formare gli impiegati della ditta dove lavorava, non ebbe esitazioni a usare la carta per insegnare loro la geometria. Egli rivoluzionò il modo di piegare la carta, a partire dalla concezione del modello.

Il mondo conobbe Yoshizawa quando questi nel 1952 pubblicò la sua prima raccolta di lavori su una rivista giapponese. Si trattava dei dodici segni zodiacali, che destarono immediato scalpore, suscitando stupore per la straordinaria bellezza e per la tecnica assolutamente nuova. Non meno importante fu il suo contributo nel campo della divulgazione. 

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