Un racconto epico e famigliare, un mostro chiuso tra mura domestiche: in scena “Axto” di Conte e Lucenti

Di il giugno 14, 2018

RIMINI – La Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, in collaborazione con il Balletto Civile e l’Associazione Culturale “Ultimo punto – Artisti in Piazza Festival” presentano, dal 15 al 17 giugno alle ore 18.0O, presso il Palacirco di Pennabilli (RN), “Uno studio per Axto, oratorio per corpi e voci dal labirinto”. Lo spettacolo si inserisce nell’ambito del Festival Internazionale di Arti Performative “Artisti in piazza”, che torna anche quest’anno a Pennabili, dove dal 14 giugno sono attese 40mila persone.

 

Dopo le felici esperienze di “Orfeo Rave” negli spazi della Fiera di Genova, “Inferno#5” al festival di Cividale del Friuli e “Il Maestro e Margherita” sul Palcoscenico del Teatro della Tosse, Emanuele Conte e Michela Lucenti (in foto) creano uno spettacolo pensato per essere accolto da un tendone da circo. Pianta centrale, gradinate per il pubblico e terra al centro dell’arena. Dalla terra affiorano pochi mobili e suppellettili come se un appartamento, senza pareti, fosse stato invaso dal fango di un’alluvione e poi fosse riemerso in parte, una volta asciugata l’acqua. L’ambiente nel quale il mito del Labirinto e del Minotauro viene celebrato è la casa e i protagonisti, ad officiare il rito, sono i familiari, gli abitanti di quella casa. La compagnia (composta da danzatori, attori e cantanti del Teatro della Tosse e di Balletto Civile) darà corpo e voce a questo racconto epico e familiare.

Il “mostro” ora è chiuso tra le mura domestiche, l’oscenità celata e il sacrificio consumato all’interno della famiglia.

Uno spettacolo che nasce dalla terra e dal sudore.

Cos’è il labirinto? Un posto dove perdersi o un posto dove nascondere quello che ci fa paura, ciò che non si riesce a capire? Una prigione, un manicomio, un’isola.

Il labirinto è il luogo dove si compie il sacrificio simbolico, così l’animale si evolve in uomo. Entriamo nel labirinto, il cervello umano, perdiamoci, lasciamo un filo rosso dietro di noi per ritrovare l’uscita, o forse l’entrata. Un percorso che parla di solitudine estrema e dei muri, che dovrebbero proteggerci e che invece non fanno che consolidare il nostro isolamento. Ci accorgiamo che non c’è via d’uscita, che il limiti sono dentro di noi. I mostri sono nei nostri occhi, i muri nella nostra mente. Avidamente ricerchiamo la luce e riemergiamo dall’architettura infernale dei nostri pensieri solo dopo aver abbandonato lungo la strada un cadavere, o forse un guscio, una corazza, che non ci serve più e voltandoci indietro scopriamo che il mostro aveva il nostro volto.

 

regia Emanuele Conte e Michela Lucenti
coreografie Michela Lucenti
testi Emanuele Conte
impianto scenografico Emanuele Conte
costumi Daniela De Blasio
rielaborazioni musicali Massimo Calcagno
assistenti alla regia Alessio Aronne, Natalia Vallebona e Ambra Chiarello
con Michela Lucenti, Maurizio Camilli, Emanuela Serra, Filippo Porro, Alessandro Pallecchi, Simone Zambelli, Aristide Rontini, Lisa Galantini, Enrico Casale
collaborazione ai testi Elisa D’Andrea e Luigi Ferrando

direttore di scena Roberto D’Aversa
luci Andrea Torazza
elettricista Davide Bellavia
macchinista Fabrizio Camba
attrezzista Renza Tarantino
sarta Anna Romano
produzione Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse, Balletto Civile, Ass. Cult. Ultimo Punto – Artisti in Piazza Festival

«e ‘n su la punta de la rotta lacca

l’infamïa di Creti era distesa

che fu concetta ne la falsa vacca»

Dante Alighieri, Inferno, Canto XII,vv. 11-13

 


 

C.S.

 

 

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