World Press Photo Exhibition torna a Genova: a Palazzo Ducale il mondo raccontato attraverso l’obiettivo

Di il 27 Aprile 2026

GENOVA – Alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale torna a settembre la World Press Photo Exhibition, una tra le principali rassegne internazionali dedicate al fotogiornalismo che apre lo sguardo sulla realtà contemporanea. In mostra immagini firmate da reporter di tutto il mondo, pubblicate dalle principali testate, che raccontano scenari globali tra migrazioni, crisi climatica e conflitti. Tra queste anche la foto vincitrice del 2026, “Separati dall’ICE” di Carol Guzy, dedicata alle conseguenze delle politiche migratorie negli Stati Uniti.

Il titolo è stato vinto da Carol Guzy con “Separati dall’ICE”, realizzato per il “Miami Herald”: un racconto delle violenze anti-immigrazione negli USA, un’immagine scattata all’interno di uno dei pochi edifici federali statunitensi a cui era consentito l’accesso ai fotografi. Descrive la reazione di una donna di fronte all’arresto del marito Luis da parte dell’ICE – Immigration and Customs Enforcement, dopo un’udienza del tribunale per l’immigrazione presso il Jacob K. Javits Federal Building, a New York, il 26 agosto 2025. Si tratta di un migrante ecuadoriano che, secondo la sua famiglia, non ha precedenti penali ed è l’unico sostentamento della famiglia, composta da sua moglie Cocha e i loro tre figli (di sette, tredici e quindici anni).

«Questo premio – ha dichiarato Carol Guzy – sottolinea l’importanza cruciale di questa storia a livello globale. Siamo testimoni della sofferenza di innumerevoli famiglie, ma anche della loro grazia e resilienza che trascende le avversità, un’esperienza che ci ha profondamente colpiti. Il coraggio di aprire le loro vite alle nostre macchine fotografiche ci ha permesso di raccontare le loro storie. E certamente questo premio appartiene a loro, non a me».

Proclamate anche le due foto finaliste al World Press Photo 2026: “Aid Emergency in Gaza” di Saber Nuraldin, EPA Images; e “The Trials of the Achi Women” di Victor J. Blue, pubblicata da The New York Times Magazine. La prima descrive la disperazione dei palestinesi, colti durante l’assalto a un convoglio umanitario, nella Striscia di Gaza oppressa dagli attacchi militari, dall’isolamento e dalla carestia. La seconda testimonia la protesta delle donne Maya Achi, vittime di stupro etnico durante la guerra civile in Guatemala. Nel 2011, dopo quarant’anni, 36 di loro hanno denunciato i loro aguzzini, condannati per crimini contro l’umanità.

La mostra World Press Photo Exhibition 2026 torna a Genova per il secondo anno consecutivo, inserendosi in un contesto internazionale particolarmente complesso, in cui la libertà di stampa risulta sempre più minacciata. Secondo i dati del 2025, infatti, sono stati uccisi 129 giornalisti, segnando l’anno più letale mai registrato da quando il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) monitora queste statistiche da oltre trent’anni.

Le opere sono state valutate in forma anonima. Le decisioni sono state prese in base alla qualità visiva, all’approccio narrativo e all’impegno per la diversità, con l’obiettivo di celebrare le voci locali, la dedizione e la varietà di stili. Le opere sono state inizialmente valutate e selezionate da sei giurie regionali. I vincitori sono stati poi scelti da una giuria globale indipendente composta dai presidenti delle giurie regionali e dal presidente della giuria globale.

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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela Biagini

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