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Vincenzo Malinconico: al Teatro Nazionale di Genova trionfa l’elogio dell’antieroe. La recensione
di Francesca Lituania
GENOVA – Ieri sera, sul palcoscenico del Teatro Nazionale di Genova, sono andate in scena le peripezie sentimentali di Vincenzo Malinconico, la cui maschera di antieroe contemporaneo trova il suo volto e la sua espressione attraverso il corpo, la mimica e la voce di Massimiliano Gallo.
Lo spettacolo, “Malinconico – Moderatamente Felice”, in scena all’Ivo Chiesa fino a domenica 11 gennaio, si propone come un ibrido sperimentale tra il teatro-canzone e un flusso di coscienza multivoco, che travalica i confini della pagina scritta e dello schermo televisivo per farsi materia viva tra sofferenza e ironia. La commedia, scritta a quattro mani da Diego De Silva, il “padre” di Vincenzo, e Massimiliano Gallo, non segue la struttura corale classica; si snoda in un monologo collettivo dove il protagonista interagisce con figure che sono sia persone reali che fantasie della sua mente, proiettate in forma di ologrammi ad alta definizione su uno schermo (disegno luci di Alessandro Di Giovanni) che diventa da casa fisica a quartier generale dell’introspezione.
In questo “mondo strampalato e tragicomico”, le visioni di Malinconico lo elevano da semplice avvocato civilista salernitano a effige di una condizione umana universale, trasformando la vita ordinaria di un uomo comune in una narrazione catalizzante, capace di farsi specchio per chiunque. Il pubblico genovese, che tanto ama l’umorismo asciutto, il labor limae del linguaggio (il teatro di parola), l’introspezione e la canzone d’autore, ha abbracciato con entusiasmo questo personaggio che De Silva ha creato attingendo da un Holden Caulfield “che ha smesso di scappare e ha preso la laurea in legge” e che ha trasformato l’inetto malato di Svevo nell'”inetto sano del 2000″, in grado di navigare la modernità liquida di Bauman alla deriva senza mai affondare: come diceva Zeno, “la vita non è brutta, ma è originale”.
Vincenzo è il filosofo della teoria del quasi: uno spazio dove l’autenticità è l’imperfezione. Il fallimento che quasi raggiunge il successo, il near-miss effect, non scade in depressione, ma si trasforma in una pulsione vitale: una forma di resistenza che trasforma la sconfitta in un atto di ribellione quotidiana. Sul palco questa filosofia dell’esistenza si anima attraverso il pensiero laterale coniato dallo psicologo Edward de Bono, una modalità di problem solving che discosta dalla linea retta della logica verticale per osservare l’assurdo da angolazioni diverse e inusuali. Vincenzo scardina le idee dominanti per accogliere l’insolito: l’errore diventa un ponte che Malinconico usa per inventare il futuro e un mondo parallelo che prende il presente e lo rilegge con ironico sarcasmo.
Massimiliano Gallo, protagonista e regista, indossa con naturalezza i “Sei Cappelli per Pensare” di De Bono. Attraverso fatti, emozioni e criticità, si muove con quella “lentezza di pensiero che non è pigrizia, ma stupore”, propria di Massimo Troisi. Gallo veste Malinconico di una fisicità sgangherata e una mimica incalzante di tradizione napoletana che, tra ironia e disincanto, fallisce con stile. Seguendo la lezione di Woody Allen, quel misto di inquietudine e vulnerabilità esercita un’attrattiva irresistibile: con l’autoironia della “Sindrome di Woody Allen”, il tormento interiore diventa narrazione senza sfociare in manipolazione.

La rappresentazione, prodotta da Diana Or.is. con le scene di Luigi Ferrigno e i costumi di Eleonora Rella, si avvale di un cast che coinvolge ed emoziona. Il poliedrico Biagio Musella interpreta l’Angelo Custode, alter ego e specchio della coscienza di Vincenzo, e l’irresistibile “Bigodino”. Eleonora Russo rappresenta l’Eterno Femminino, interpretando le diverse sfaccettature delle donne di Malinconico: dalla moglie Nives all’amante Viola. La giovanissima Greta Esposito rappresenta la freschezza critica delle nuove generazioni, mentre Diego D’Elia e Manuel Mazia completano la narrazione incarnando la multiformità del mondo esterno.
Parte fondamentale di questa produzione è la sinergia con Joe Barbieri, cantautore jazz, che ha scritto la colonna sonora e il brano “Moderatamente felice”: le sue canzoni intervengono come un “commento corale”, offrendo una sponda poetica alle riflessioni del protagonista.
Per comprendere appieno il pensiero di Malinconico occorre scorrere i monologhi pilastro della poetica di De Silva: quello sulla “Manutenzione degli affetti”, dove l’amore richiede “pulizie costanti”, e quello sulla “Felicità come colpa”, un inno alla malinconia creativa contro la “dittatura dell’ottimismo”. Malinconico rifugge dalla perfezione, preferendo l’incompiuto come spazio di libertà.
Nel mondo contemporaneo, la precarietà professionale di Vincenzo diventa una metafora di resistenza morale. Egli è l’evoluzione finale dell’antieroe: colui che ha smesso di lottare contro la propria inadeguatezza, liberandosi dal peso di dover essere per forza il migliore. La sua è una ribellione pacifica all’ipertrofia dei sentimenti, il manifesto di chi perde con stile, consapevole che ad ogni perdita corrisponde un nuovo inizio.
Locandina
Produzione
Diana Or.is.
Regia
Massimiliano Gallo
Interpreti
Massimiliano Gallo
con Biagio Musella, Eleonora Russo, Diego D’Elia, Greta Esposito, Manuel Mazia
Scene
Luigi Ferrigno
Costumi
Eleonora Rella
Disegno luci
Alessandro Di Giovanni
Canzoni originali
Joe Barbieri
biglietteria:
teatro@teatronazionaledigenova.it
Repliche
Sabato 10/01/2026 19:30
Domenica 11/01/2026 16:00
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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