“VI RACCONTO L’ESEMPIO DI REHANA PER DIRE NO ALLA GUERRA IN SIRIA”

Di il 29 Novembre 2019

Anna Della Rosa ripercorre le vicende che hanno visto protagonista la giovane curda Rehana costretta a impugnare le armi per respingere l’avanzata delle milizie dell’ISIS. Da stasera sarà sul palco della Sala Mercato del Teatro Modena fino al 15 dicembre

GENOVA – Sullo sfondo la guerra in Siria, generata dalla decomposizione degli stati arabo-musulmani. Sotto i riflettori l’assedio dell’ISIS a Kobane, città al confine con la Turchia. Una delle pagine più drammatiche delle dilaganti rivolte in Medio Oriente, ma anche un simbolo della resistenza curda contro l’avanzata delle milizie nemiche, diventa teatro.

Rehana è una giovane contadina siriana che il padre vorrebbe vedere a capo dell’azienda di famiglia. Lei, pacifista e appassionata di legge, coltiva il sogno di completare gli studi e diventare un giorno avvocato. Si ritroverà suo malgrado a combattere contro l’avanzata jihadista, ad imbracciare un fucile e a trasformarsi in uno spietato cecchino. Fu catturata dall’ISIS ma, prima di soccombere, rivide la speranza. Delle sue vicende ne parlarono tutti i maggiori media internazionali, divenne il simbolo della guerra civile siriana.

Oggi la vicenda di Rehana è portata sul palcoscenico ne “L’Angelo di Kobane” dal drammaturgo britannico Henry Naylor. A raccontarla sul palco della Sala Mercato del Teatro Nazionale di Genova è l’attrice Anna Della Rosa, in scena da questa sera fino al 15 dicembre.

Anna Della Rosa, ci racconti come si è avvicinata alla storia che anima “L’Angelo di Kobane”.

Studiando molto le vicende della guerra combattuta in Siria. Si tratta di una storia di vita reale che sembra in apparenza così lontana dalle vicende di casa nostra ma che invece è più vicina di quanto si pensi. Perché racconta il dramma di una ragazza in guerra, costretta a combattere e a rinunciare ai suoi sogni di gioventù per difendere il suo popolo.

Lei ha interpretato ruoli in opere di Cechov, Moliere, Goldoni. La ritiene una delle prove più impegnative della sua carriera?

Lo è per l’argomento trattato e perché sul palcoscenico recito da sola. Rivivo diversi momenti realmente vissuti dalla giovane siriana: è costretta a uccidere, viene rapita e poi venduta ad un padrone per 160 dollari. Quindi riesce a scappare, si ritrova in una piazza colma di crocifissi con uomini appesi, sopravvive ad un’autobomba. Infine incappa in un combattimento dove viene uccisa dai militanti dell’ISIS. La cosa più struggente è che si tratta di una storia vera. Ma l’epilogo, seppur drammatico, si chiude con una metafora che riesce a trasmettere allo spettatore un messaggio di speranza.

Lo può anticipare, se può?

Nell’azienda di famiglia dove Rehana è cresciuta c’era un grande frutteto con degli alberi di pistacchio. Lei pochi attimi prima di morire comprese il significato della crescita che infonde speranza: dove si semina c’è libertà. Quel valore che lei da giovane non aveva compreso (il padre voleva che lavorasse nell’azienda di famiglia, n,d,r) e che al momento dell’epilogo appare chiarissimo.

Cosa l’ha colpita di più dello spettacolo?

Approfondendo la storia dei curdi mi sono resa conto di quanto siano un popolo organizzato con degli ideali molto profondi. Loro rivendicano ad esempio la  parità dei diritti tra uomo e donna: per ogni ruolo ricoperto da una figura maschile ci dev’essere un corrispettivo di figura femminile. Questo è uno dei motivi per cui Rehana è costretta ad imbracciare le armi e a combattere al fianco del suo popolo.

Dopo “L’Angelo di Kobane” in quali progetti sarà impegnata?

Sarò a teatro in tutta Italia con “Il Misantropo” e con “Accabadora” tratto dal libro di Michela Murgia.

Su Tomaso Torre

Giornalista pubblicista dal 2003, è fondatore e direttore responsabile di GOA Magazine. Appassionato di arte, cultura e spettacoli ha collaborato per anni con diverse testate locali occupandosi di cronaca ed attualità, sport e tempo libero. “Ho sempre coltivato il sogno di realizzare un prodotto editoriale dinamico e fluido che potesse rispondere alle esigenze informative di un pubblico sempre più competente ed avanguardista”.

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