LA VIOLENZA SOTTO I RIFLETTORI DI “VOCI SOLE”, L’ULTIMO SPETTACOLO DI CHRISTIAN OLCESE IN DEBUTTO AL TIQU. L’INTERVISTA

Di il 3 Gennaio 2026

Il regista, attore e poeta genovese sabato 10 gennaio torna a casa per mettere in scena il lavoro scritto a quattro mani con Massimo Olcese. Tra ironia e grottesco, sul palco la realtà delle aggressioni ai tempi dei social e della televisione

di Giorgia Di Gregorio

GENOVA – Sabato 10 gennaio alle ore 21 al Teatro Tiqu debutta “Voci Sole“, il nuovo spettacolo scritto da Christian Olcese e Massimo Olcese, diretto dal primo. Un lavoro che nasce dall’urgenza di «ascoltare senza aggredire» e di interrogarsi su come oggi la violenza venga raccontata e spesso amplificata. A partire da una festa di maturità che degenera in un gesto di violenza e dal suo immediato riversarsi sui social, la pièce costruisce un dispositivo teatrale che riflette sul mezzo televisivo e sul suo meccanismo malato, capace di distorcere la verità in nome dell’audience più che di cercarla davvero.

Con uno sguardo che intreccia tragedia e ironia, il lavoro di Christian Olcese affronta il tema della violenza non come semplice ricerca di un colpevole, ma come problema culturale profondo, amplificato da modelli comunicativi distorti. In questa intervista, il regista, poeta e attore genovese racconta la genesi dello spettacolo, il dialogo con il suo percorso tra cinema e teatro e la responsabilità, artistica e civile, di creare nuove possibilità di ascolto attraverso la scena.

Dalla poesia al cinema, torni a teatro da regista e attore, questa volta non protagonista. Raccontaci da cosa nasce “Voci Sole”

Questo spettacolo nasce da una cosa che avevo fatto un po’ di tempo con il cinema: ho fatto questo cortometraggio sul cyberbullismo con Giovanni Storti di Aldo, Giovanni e Giacomo (“Il volto nascosto del Cyberbullismo”, 2022) che ho poi portato nelle varie scuole e festival d’Italia. Ogni volta chiedevo a tutti questi ragazzi di raccontarmi la loro esperienza aprendo un l’indirizzo mail al quale potevano mandarmi le loro storie. Mi sono arrivate tantissime storie di vita sull’argomento della violenza di genere, soprattutto di ragazze che si volevano aprire, esprimersi in qualche modo. Quindi dato questo materiale non potevo non fare anche uno spettacolo teatrale sul tema. In realtà poi ragionandoci “Voci Sole” non è soltanto uno spettacolo sulla violenza di genere, ma affronta il tema della violenza in sé e lo fa attraverso un meccanismo malato che spesso distorce la verità, ossia il mezzo televisivo, quindi programmi che invece che fare del bene provando a creare dei nuovi modelli per questi ragazzi, distorce e cerca sempre un colpevole. Quello che noi non vogliamo è cercare un colpevole. Il personaggio di Ludmilla, questa valletta, è proprio a servizio dei media generalisti che spingono verso questa “violenza”, è come se lei diventasse il carnefice di Alessio, che è il carnefice a sua volta e che sta, appunto, in scena per raccontare quello che ha fatto e per chiedere scusa a Paola. Noi stiamo provando ad affrontare, da matti quali siamo, tutti questi aspetti culturali che in realtà non fanno altro che amplificare questo fenomeno invece di ridurlo. 

Quello della violenza di genere è un tema delicato, molto trattato ultimamente, spesso non nel modo giusto. Come hai deciso di approcciarti all’argomento?

Quando provi a raccontare una storia del genere finisci per essere violento anche tu in qualche modo. Alla fine non credo che la soluzione sia scagliarsi solo contro chi commette violenza, credo che serva una riforma a livello culturale, dal basso, proprio per provare a creare modelli nuovi d’ascolto. Per esempio, so che nelle scuole di oggi non si fa educazione sessuale, educazione civica. Sono cose che invece, secondo me, sono fondamentali. La musica di oggi è tutta improntata sul possedere qualcosa, il cinema è tutto molto violento: credo che ciò faccia parte di questo problema di base. Quindi penso che attraverso il teatro, soprattutto il teatro che vive di istantaneità e di momenti, sia assolutamente fondamentale provare a creare un qualcosa che provi ad ascoltare senza aggredire.

Nella tua narrazione ci sono due elementi particolari: la pubblicità della violenza attraverso i social e la spettacolarizzazione del dolore attraverso la televisione.

Quello che stiamo provando a fare è scavare una commedia nella tragedia, perché comunque, secondo me e anche Massimo (Olcese, abbiamo scritto insieme questo spettacolo), affrontare certi temi con una certa ironia, forse fa arrivare certi messaggi un po’ più facilmente. Quindi tutte queste pubblicità che abbiamo scritto sono molto ironiche perché sponsorizzano un qualcosa che comunque è malato, perché talvolta sono anche pubblicità grottesche, scritte volutamente con un tono quasi grottesco. Questo fa ridere lo spettatore e lo fa sentite in colpa, perché poi arriva subito una bella mazzata. Quindi è quella cosa che ci serve per far andare avanti meglio questa narrazione di per sé un po’ pesante. Viene fuori anche il racconto di un processo, quello demoniaco di oggi, che quando si crea un po’ di suspense, quando si sta per arrivare alla verità, viene interrotta con la pubblicità. Questo spesso i media lo utilizzano per fare audience, e noi non ci stiamo. Il personaggio di Brenno Prioli (il conduttore, interpretato da Massimo Olcese) si focalizza anche su questo, sul fatto che non conta soltanto l’audience, stavamo cercando la verità e viene interrotta da questa pubblicità. Quindi la pubblicità ha una doppia valenza. Stiamo provando a fare un teatro più o meno realistico seguendo il canovaccio delle televisioni cercando di entrare dentro questo meccanismo: Massimo lo conosce bene essendo stato un comico famoso che ha girato tanto e ha fatto un sacco di programmi televisivi, quindi capisce bene tutte queste dinamiche.

Raccontaci qualcosa su un personaggio chiave dello spettacolo, rilevante per la sua ingombrante assenza

Il personaggio più interessante per me è quello di Paola. Di programmi di questo genere ne ho visti veramente migliaia, di solito chiamano in studio la vittima che parla dell’aggressione senza volto, con la voce camuffata ecc. Qua invece Paola non è protagonista, sceglie di non di non andare in televisione, perché non vuole farsi spettacolarizzare no. La sua scelta, la sua assenza diventa una presenza molto forte e costante: tutti parlano di Paola, ma Paola non si vede fino alla fine. È interessante questo processo, perché il suo è un personaggio molto importante, Paola si fa sentire poi evocata da questa lettera che manda allo studio televisivo e un po’ simbolo di un tipo di donna che secondo me dovrebbe prendere più piede: una persona consapevole che non vuole sfruttare l’audience che può creare un programma, ma che sceglie di essere giusta. 

Cosa vorresti che questo spettacolo lasciasse agli spettatori? In cosa può arricchire il pubblico?

Io spero di dare una visione diversa da quelle che comunque spesso vengono date (su quest’argomento). Credo fortemente che il teatro fatto in un certo modo, così come il cinema, possa lasciare riferimenti forti. Penso sempre che se viene a vederci un ragazzino o una ragazzina e tu proponi un’altra visione crei un immaginario diverso. Quando questi ragazzi cresceranno tra tutto quello che hanno visto ci sarà anche questo spettacolo. Io credo tanto in questo, ho una certa responsabilità quando scrivo qualcosa perché penso sempre che poi debba, in qualche modo, formare qualcun altro.

“Voci Sole” è in scena sabato 10 gennaio alle ore 21 al Teatro Tiqu di Genova. Lo spettacolo andrà poi al Teatro Alessandrino di Alessandria giovedì 15, sempre alle 21.

Biglietto Unico: € 5,00
Acquistabile on line su www.ciaotickets.com

Per maggiori informazioni visita il sito

“Voci Sole” – scritto da Christian Olcese e Massimo Olcese e diretto da Christian Olcese

Cast

Massimo Olcese – Brenno Parioli

Francesco Patanè – Alessio

Marial Bajma-Riva – la valletta Ludmilla Persico

Giorgia Fasce – Paola

Federico Pasquali – Jack

Antonella Loliva – Ginevra

Christian Olcese – cameramen Pierluigi

Davide Piero Runcini (Gianduiotto) – pianista

Crediti tecnici:

Musiche: Davide Piero Runcini

Canzone: Christian Olcese

Voce della canzone: Silvia Piccollo

Consulenza musicale: Silvia Piccollo

Costumi: Virginia Barone

Direttore luci: Edoardo Nervi

Drammaturgia: Christian Olcese e Massimo Olcese

Regia: Christian Olcese

Su Redazione

Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela Biagini

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