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LA LIGURIA E IL SECONDO “FUTURISMO”: LA MOSTRA A PALAZZO DELLA MEDIANA DAL 19 MARZO AL 12 LUGLIO
L’esposizione in tre sezioni a cura di Simona Bartolena si dedica agli anni ’20 e ’30 del movimento inaugurato da Marinetti. Protagoniste dell’universo del moderno artistico anche Genova, La Spezia, Chiavari e Albissola
di Giorgia Di Gregorio
GENOVA – Dal 19 marzo al 12 luglio 2026 Palazzo della Meridiana ospita “Futurismo”, mostra in tre sezioni a cura di Simona Bartolena in collaborazione con Armando Fettolini, promossa dall’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana – APS.
L’esposizione non vuole essere l’ennesima esposizione dedicata al Futurismo delle origini, già ampiamente studiato, ma si concentra sulla sua seconda fase, più complessa e dinamica anche per il contesto politico degli anni Venti e Trenta. In questo periodo il movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti amplia il proprio spirito rivoluzionario e si diffonde in tutta Italia, arrivando anche in Liguria e in particolare a Genova, contribuendo alla sua espansione sul territorio e all’estero.
Sono principalmente due i temi principali cui ruoto attorno la mostra: da un lato il ruolo della Liguria nella diffusione del movimento, dall’altro la straordinaria poliedricità del Futurismo, capace di influenzare non solo le arti visive ma anche ambiti come moda, pubblicità, design e arredamento. L’obiettivo è raccontare un movimento che ambiva a trasformare ogni aspetto della vita moderna, in una vera e propria “ricostruzione dell’universo”.
Si tratta di un periodo più complesso, anche dal punto di vista storico e politico, ma proprio per questo estremamente dinamico e ricco di trasformazioni. Negli anni successivi alla fondazione del movimento da parte di Filippo Tommaso Marinetti, il Futurismo non rimane confinato a un gruppo ristretto di artisti o a un momento iniziale di rottura con la tradizione, ma si evolve in una vera e propria corrente culturale che mira a diffondere il proprio spirito rivoluzionario su scala nazionale. L’idea di rinnovamento, di modernità e di slancio verso il futuro si allarga progressivamente a tutta l’Italia, raggiungendo città e territori che diventano nuovi centri di sperimentazione. In questo processo anche la Liguria – e in particolare Genova – assume un ruolo significativo, diventando uno dei luoghi in cui il Futurismo si radica e si diffonde con maggiore vitalità.
L’esposizione si concentra dunque su due grandi filoni di approfondimento. Da un lato, il ruolo della Liguria come territorio fertile per la diffusione del movimento, capace di accogliere e reinterpretare lo spirito futurista attraverso artisti, manifatture e centri produttivi. Dall’altro, la straordinaria poliedricità del Futurismo, la sua capacità di oltrepassare i confini delle arti tradizionali e di infiltrarsi in ogni aspetto della vita quotidiana. Pittura e scultura dialogano così con il design, la grafica pubblicitaria, la moda, l’arredamento e le arti applicate. Manifesti, oggetti, mobili e progetti dimostrano come il Futurismo non fosse soltanto un movimento artistico, ma un vero e proprio progetto culturale volto a ripensare l’intero universo visivo della modernità.
Il progetto espositivo è reso possibile grazie alla collaborazione con importanti istituzioni e collezioni, tra cui la Galleria d’Arte Moderna di Genova, la Wolfsoniana e il Museo Campari di Sesto San Giovanni, oltre ad archivi d’artista e prestigiose raccolte private. Il percorso propone opere molto note accanto a lavori meno conosciuti, offrendo nuove chiavi di lettura su una stagione artistica ancora ricca di stimoli critici.
Le tre sezioni della mostra
L’esposizione è organizzata in diverse sezioni tematiche che guidano il pubblico alla scoperta di un Futurismo meno noto ma sorprendentemente attuale.
La sezione “Un altro Futurismo” introduce il visitatore alla seconda fase del movimento, con particolare attenzione all’aeropittura, linguaggio simbolo degli anni Venti e Trenta. In queste opere il volo e la prospettiva dall’alto diventano metafore della modernità e dello slancio verso il futuro. Sono presenti lavori di artisti come Enrico Prampolini, Fillia, Gerardo Dottori, Tato (Guglielmo Sansoni), Barbara (Olga Biglieri) e del giovane Bruno Munari agli inizi della sua carriera.
Con “Un Universo futurista” la mostra racconta la straordinaria capacità del movimento di estendersi a ogni ambito della vita culturale. Più di cinquanta manifesti documentano un’attività che coinvolge cinema, letteratura, musica, teatro, moda e pubblicità. Tra i protagonisti compaiono Giacomo Balla con i suoi bozzetti per le arti applicate, gli Intonarumori ideati da Luigi Russolo e le creazioni visionarie di Fortunato Depero. Il percorso include inoltre ceramiche di Albissola legate a Tullio Mazzotti, arazzi della manifattura M.I.T.A. e un approfondimento dedicato all’esperienza della comunicazione artistica di Campari.
La sezione “Liguria: terra futurista” mette infine in evidenza il ruolo del territorio ligure nella diffusione del movimento, dalle prime esperienze di Sexto Canegallo e Giuseppe Cominetti fino agli sviluppi degli anni Quaranta. Genova, definita da Marinetti nel 1915 “la città futurista per eccellenza”, ma anche centri come La Spezia, Savona e Albissola diventano così nodi fondamentali di una vivace rete culturale.
INFORMAZIONI AL PUBBLICO
Sede:
Palazzo della Meridiana
Salita di S. Francesco, 4, Genova
Date:
19 marzo – 12 luglio 2026
Orari:
Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì: 10–18
Sabato, domenica e festivi: 10–19
Martedì chiuso
Biglietto
€ 12,50 (intero) € 10,00 (ridotto), € 5,00 (scuole e bambini). Gratis fino ai 6 anni.
Riduzioni:
Over 65, studenti, insegnanti, visitatori di Palazzo Reale e Palazzo Spinola, disabili e accompagnatore, titolari
CartaEffe Feltrinelli, card Musei di Genova, card crocieristi, soci Touring Club, FAI, Associazione Giano, Ordine Avvocati Genova
Per informazioni:
tel. 0102541996
email: mostre@palazzodellameridiana.it
sito web: www.palazzodellameridiana.it
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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiMessaggi correlati
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