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La crisi della psicoanalisi: l’ambiguità de “Il penitente” di Mamet si scontra con la società dell’informazione
Bepi Caroli
GENOVA – Charles è uno psicanalista, il giuramento d’Ippocrate che lo lega alla sua professione si scontra con la società dell’informazione che lo sottopone alla gogna mediatica. Un personaggio che nasconde tante sfaccettature, interpretato magistralmente da Luca Barbareschi. Insieme a lui sul palco per “Il penitente” di David Mamet ci sono Lunetta Savino, Massimo Reale e Duccio Camerini.
La pièce del drammaturgo americano, vincitore del premio Pulitzer, ha debuttato al Teatro della Corte di Genova lo scorso 12 marzo riscuotendo grande successo di pubblico e di critica.
Il confronto
In otto atti-confronto, con la moglie, l’accusa e il proprio avvocato, il protagonista attraversa tutte le fasi della sua vergogna pubblica. Le vicende iniziano quando Charles rifiuta di testimoniare a favore del suo paziente, un giovane accusato di aver compiuto una strage uccidendo diciotto persone. Ormai vecchia la notizia dell’assassinio, la stampa decide di trovare una nuova storia da sbattere in prima pagine: lo psichiatra, fervente credente ebreo, accusato di atteggiamenti omofobi e di pregiudizio nei confronti del ragazzo, diviene il nuovo carnefice, colui che nega all’accusato un equo processo.

Inorridito dal fatto, il primo confronto di Charles è con la moglie, Kath: lei chiede di capire, lui pretende che la compagna gli stia vicino fidandosi di lui anche senza conoscere tutti i dettagli. Ci saranno altri due confronti tra i protagonisti: inizialmente Kath rimane fedele al marito ma soffre per l’allontanamento degli amici e per l’imbarazzo che inevitabilmente la colpisce; all’ultimo atto troviamo una donna diversa, distrutta dagli eventi. Ormai stanca cerca e trova il conforto di cui ha bisogno in un’altra persona, l’impossibilità della sua relazione la porta a tentare il suicidio e ad allontanare totalmente il marito in cui ha perso fiducia.
Il secondo personaggio che accompagna Charles negli eventi è Richard, il suo avvocato, che tenta di convincerlo a testimoniare a favore dell’assassino e di consegnare gli appunti presi durante le sedute. Lo psichiatra si rifiuterà sempre in nome di quel giuramento che ha pronunciato all’inizio della sua carriera come medico. Nel frattempo, i titoli sui giornali non cessano, danno seguito alle accuse di omofobia. Charles verrà radiato dall’Albo e deciderà di non difendersi.
L’ennesimo confronto Charles lo ha con l’avvocato dell’accusa. I due si lanciano in una conversazione serrata fatta di domande incalzanti e risposte evasive, entrambi ne usciranno distrutti senza aver trovato una via d’uscita.
Il personaggio
Charles è un personaggio controverso che ad ogni confronto rivela una nuova parte di sé. Lui, psicanalista, viene costretto dai fatti a psicanalizzarsi scoprendo quanto la sua professione è priva di senso, incapace di aiutare o guarire le persone.
L’ambiguità lo caratterizza: da un lato difende il suo giuramento, dall’altro la sensazione che lo faccia per un tornaconto personale è sempre forte; da un lato crede nella Torah, la parola di Dio, ma la rinnega laddove lo smaschera. Non da risposte chiare a chi gliele pone, la moglie o l’avvocato, ma si lancia in sproloqui contro la società dell’oggi, la stampa sempre alla ricerca di nuove vittime e carnefici, contro le università, contro i suoi stessi colleghi che lui definisce ‘idioti’. Denuncia la morte del pensiero razionale, la fine dell’età dell’Illuminismo. Ma egli stesso è finto, costruito, nasconde qualcosa che non arriverà mai a rivelare.
Lo spettacolo
Tutte le scene si svolgono in una non-scena. Sul palcoscenico una pedana, un tavolo e due sedie, tutto sovrastato da un grande cubo su cui vengono proiettate immagini e luci.
Tutto è costruito in funzione dello spettacolo: i suoni e i colori scandiscono il tempo degli atti-confronti mantenendo un ritmo sempre alto in attesa del colpo di scena finale che arriva a districare, a svelare tutte le conversazioni precedenti e a dare un senso alla vicenda.
La grande interpretazione degli attori, Luca Barbareschi, Lunetta Savino, Massimo Reale e Duccio Camerini, la fa da padrone regalando uno spettacolo breve ma intenso, godibile e con tanti spunti di riflessione sulla società odierna.
“Il penitente” è in scena al Teatro della Corte di Genova fino al 17 marzo.
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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