“Giovanna dei disoccupati”, Natalino Balasso rilegge Brecht tra capitalismo e nuovi imperi finanziari

Di il 7 Gennaio 2026

GENOVA – Arriva al Teatro Eleonora Duse, giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, “Giovanna dei disoccupati. Un apocrifo brechtiano“, il nuovo spettacolo di Natalino Balasso, inserito nel cartellone del Teatro Nazionale di Genova. Il lavoro nasce dall’urgenza di interrogare il presente attraverso il teatro politico, rimettendo al centro temi quali lo sfruttamento, le disuguaglianze economiche e il dominio dei nuovi poteri finanziari, in un’epoca segnata dal capitalismo digitale e da una violenza economica sempre più impersonale.

Lo spettacolo nasce da una domanda radicale e tutt’altro che astratta: cosa avrebbe detto oggi Bertolt Brecht di fronte a un presente dominato dai nuovi imperi finanziari, dallo sfruttamento sistemico, dal capitalismo digitale e dalla violenza economica? Da qui prende forma un’operazione teatrale che Balasso definisce un “apocrifo”, costruito come se fosse stato scritto “sotto dettatura”, nel solco del teatro politico brechtiano ma immerso nelle dinamiche del nostro tempo.

Il punto di partenza è Santa Giovanna dei macelli (1932), da cui Balasso riprende personaggi e struttura per trasportarli nella società contemporanea, dove il consumismo ha sostituito la fede e i mercati finanziari assumono il ruolo di nuove divinità, capaci di decidere il destino delle persone con l’impassibilità di un algoritmo. In scena ritornano così figure come Pierpont Mauler, Cridle, Slift, la terribile Graham, Puntila e il servo Matti, insieme all’eroina Giovanna Dark, interpretati dallo stesso Balasso e dagli attori Marta Cortellazzo WielRoberta La Nave e Graziano Sirressi.

La regia di Andrea Collavino accompagna questa riscrittura con uno sguardo lucido e dichiaratamente politico. Nelle sue note emerge un’idea precisa: l’algoritmo, apparentemente neutro, può risultare altrettanto crudele di un padrone in carne e ossa. Le multinazionali, prive di volti e responsabilità dirette, continuano a colpire i più deboli, mentre le merci circolano più liberamente degli esseri umani e il consumo diventa una liturgia che non salva nessuno.

Al centro dello spettacolo restano la povertà e la fame, realtà drammaticamente concrete, e una società composta da individui sempre più isolati, compressi da un sistema economico e comunicativo che dissolve le comunità. In questo scenario prende forma quello che Balasso definisce il “superuomo economico”: una figura senza profondità culturale o artistica, ridotta a macchina perfetta per la produzione di denaro.

«In questo spettacolo – racconta Balasso – abbiamo fatto agire i personaggi immaginati da Brecht in nuovi ambiti e con nuove parole, ma sempre immersi nel terreno della dominanza e della sudditanza. Con tutta l’umiltà del caso presentiamo al pubblico questo apocrifo. Questo è possibile solo grazie all’arte immutabile del teatro che, mentre diverte, tenta di gettare bombe nei cervelli». Una dichiarazione che chiarisce l’intento di un lavoro che non cerca consolazione, ma attrito, interrogazione, presa di coscienza.

Info e biglietti

Tel: 010 5342 720

Email: teatro@teatronazionalegenova.it 

Sito web: biglietti.teatronazionalegenova.it

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