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FRIDA KAHLO E DIEGO RIVERA: UN ANGOLO DI MESSICO AL DUCALE
Dopo l’inaugurazione della mostra dedicata ai due artisti messicani, Casa America ha presentato il volume “Frida Kahlo tra Messico e Italia”, con un incontro con l’ambasciatore del Messico e alcuni esperti per indagare sulle figure di due straordinari artisti del Novecento.
di Cristina Puppo
A meno di un mese dalla conclusione della mostra su Frida Kahlo organizzata a Roma nelle Scuderie del Quirinale, che ha ottenuto un successo enorme, la pittrice e il suo altrettanto famoso consorte Diego Rivera sono nuovamente al centro di un percorso espositivo, che fino all’8 febbraio 2015 sarà ospitato nelle sale del Palazzo Ducale. Nonostante la curatrice della mostra sia la stessa, l’esposizione genovese è profondamente diversa da quella romana, in quanto si focalizza soprattutto sulle disgiunzioni e le congiunzioni nell’arte e nella vita dei due artisti, continuando idealmente il percorso iniziato a Roma (legato ai rapporti di Frida con i movimenti artistici del tempo, ndr).
Casa America, che già un anno fa aveva portato in auge il tema della valorizzazione delle figure femminili nell’America Latina con la mostra fotografica dedicata a Tina Modotti (la cui esperienza in Messico si intrecciò più volte con la vita di Frida), ha approfittato dell’eccezionale appuntamento dedicando un numero della sua rivista alla riscoperta del Messico nel periodo eccezionale che ha fatto da sfondo alle opere di Frida Kahlo e Diego Rivera, tanto diversi nello stile e nel linguaggio pittorico quanto legati nella vita sentimentale, ma anche sociale e politica.
Negli ultimi anni, anche grazie a un vasto contributo cinematografico (il film più recente sull’argomento è “Frida”, con Salma Hayek, girato nel 2002 con la regia di Julie Taymor) si è scatenata una vera e propria “Fridamania”, per cui la pittrice ha assunto le sembianze di un’icona pop e ha quasi messo in ombra la figura del marito Diego Rivera, considerato tuttora il più grande pittore messicano, che con i suoi murales rappresentò la storia del suo Paese con il proposito di educare le folle e generare un’identità collettiva.
La figura di Frida al contrario esprime un’arte molto più immediata, legata a pensieri e stati d’animo ed insieme alla realtà del suo tempo e alle radici ancestrali del Messico. Il dolore e l’amore sono stati fondamentali nella vita dell’artista, e la sua eccezionale capacità di tradurli in arte la connota come un unicum tra i pittori del Novecento: i suoi moltissimi autoritratti, nei quali non vi è traccia di compiacimenti ma al contrario vengono enfatizzati esageratamente i difetti, rappresentano in posa fotografica l’intensità dei suoi sentimenti e del suo immaginario, rendendo ella stessa “un’opera d’arte totale”.
Dopo una breve definizione del background storico ad opera del presidente dalla Fondazione Casa America Roberto Speciale è intervenuto l’ambasciatore messicano Miguel Ruiz-Cabañas Izquierdo, che ha sottolineato l’importanza del dialogo e dello scambio tra Messico e Italia, due Paesi che si pongono come potenze culturali e che possono imparare moltissimo l’uno dall’altro; in particolare ha descritto Genova come “una città con un senso della storia molto profondo, aperta agli artisti non solo europei ma anche alle influenze culturali dell’America Latina”, in un confronto utile e costante.
Il viaggio ideale nel Messico dei primi decenni del Novecento è continuato con tre interventi di altrettanti esperti: il critico d’arte Luciano Caprile, che ha inquadrato i due artisti nel contesto dei movimenti artistici del tempo, l’esperto di cinema latinoamericano Marco Cipolloni, con una digressione sull’importanza della fotografia come canone linguistico e artistico nelle opere di Frida, e in conclusione il giornalista e scrittore di guide culturali sull’America Latina Pietro Tarallo, che ha condotto gli astanti in un viaggio immaginario nei luoghi dell’arte della coppia, tra cui la famosissima Casa Azul, oggi adibita a museo.
Le opere di Frida Kahlo e Diego Rivera dopo cento anni sono ancora attualissime, e permettono di riflettere anche sul presente e di misurarsi con un Novecento diverso dal nostro, uscendo dalla prospettiva dell’eurocentrismo; per dirla con le parole di Roberto Speciale, l’obiettivo principale di questo percorso è “giungere al punto di guardare il mondo con una logica diversa, inserendosi nell’ottica dell’interrelazione tra le diverse culture”.
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