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NON C'E' FANGO CHE TENGA
Di Tomaso Torre
Foto di Emilio Scappini
D’accordo, è stato un fenomeno eccezionale che ha colto di sorpresa anche i tecnici dell’Arpal e i meteorologi più esperti e preparati. Sono le tempeste rigeneranti, come le chiamano in gergo tecnico, capaci di scaricare in pochi minuti centinaia di millimetri di cubi di acqua nell’arco di pochi minuti. Ma dal 2011 ad oggi, e qualcuno sottolinea opportunamente dal 1970, di passi per la messa in sicurezza del torrente Bisagno non ne sono stati fatti. Con un’alluvione fotocopia che ancora un volta si è portata dietro la solita scia di morte, danni incalcolabili a negozianti e cittadini, mettendo in ginocchio una città già messa a dura prova dall’esondazione di tre anni fa.
A mio parere sarebbe opportuno ripartire da due dati oggettivi: chi avrebbe dovuto dare l’allarme lo ha fatto in ritardo e chi avrebbe dovuto ripulire i greti e fortificare i torrenti non lo ha fatto per un impedimento burocratico, anche se il tribunale amministrativo lo ritiene superato da mesi. Qui sta il punto: è la solito rimpallo delle responsabilità in cui il potere scarica le colpe all’altro per allontanare da sé ogni responsabilità. Lasciando i cittadini soli al proprio destino.
Non è concepibile che in un Paese civile come dovrebbe essere l’Italia accadano situazioni di questo tipo, dove a fronte di una tragedia immane non si sia fatto nulla perché l’esondazione venisse quantomeno contenuta. Destinare le risorse per garantire l’incolumità e la sicurezza dei cittadini è una necessità assoluta che le autorità competenti (Comune, Regione, Stato o chi per esso) dovrebbero porsi come prioritaria rispetto a tutti gli altri progetti avviati o in previsione. In che modo? Destinando risorse ed energie alla fortificazione dei torrenti, alzando gli argini, ripulendo i greti e realizzando finalmente i canali di scarico che, se non altro, avrebbero potuto limitare la forza d’urto della piena dei torrenti. Anche perché da quel che vediamo i fenomeni atmosferici più intensi e imprevedibili saranno sempre più frequenti e, se non si prendono misure cautelative in tempi brevi, il rischio esondazione sarà sempre più alto.
C’è poi un’altra questione che lascia perplessi. La messa in sicurezza della copertura del Bisagno, altra opera di prioritaria importanza, è iniziata nel 2006 e si sarebbe dovuta concludere nell’arco di appena cinque anni. I lavori sono stati bloccati per una questione di carte bollate partita dalle imprese che hanno perso l’appalto, la Pamoter e la la Fincosit, escluse dall’assegnazione del secondo lotto dei lavori (valore di 30 milioni di euro), prima di ricorrere al Tar della Liguria, accolto nel gennaio 2013, dopo che il cantiere era stato fermato a fine 2011.
Ora i tribunali hanno dato ragione alla Regione e lo stesso presidente, Claudio Burlando, ieri ha spiegato “come i 35 milioni fossero pronti e se spesi avrebbero salvato tanti negozi e forse una vita umana”.
La solita burocrazia perversa che non rende giustizia alla città, ancora una volta capace di mostrare ad uno Stato intero la propria forza d’animo e spirito di solidarietà. Ieri nei negozi invasi dall’acqua e dal fango, nelle strade e nelle piazze, regnava una compostezza e un silenzio assordante. Nessun lamento, neanche un mugugno. Solo cittadini impegnati a spalare fango ed a aiutare il prossimo. E una sola certezza affiorava in mezzo a quella gente. La città, i genovesi, meritano di più.
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