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“JOHN GABRIEL BORKMAN”, IL CONFLITTO INTERIORE DI UN UOMO NEL NUOVO DRAMMA DEL TEATRO NAZIONALE
Il nuovo spettacolo prodotto dalla compagnia genovese, in scena alla Corte dal 6 al 18 novembre, è un dramma di Ibsen che vede come protagonista Gabriele Lavia. L’attore: “Un’opera impegnativa e sorprendentemente contemporanea”
GENOVA – Il Teatro Nazionale cala i suoi assi e per la stagione 2018/2019 sceglie un dramma di Henrik Ibsen che ha come protagonista John Gabriel Borkman, un banchiere spregiudicato ed arrivista che per la sua avidità di denaro è stato condannato ad otto anni di carcere. Diretto dal genovese Marco Sciaccaluga, lo spettacolo, in scena alla Corte dal 6 al 18 novembre, vedrà come protagonista Gabriele Lavia che, affiancato da Laura Marinoni e Federica Di Martino, racconta un dramma scritto nel 1896 (l’ultimo di Ibsen prima dell’ictus che lo colpì) ma molto contemporaneo in cui Borkman <<continua a vivere rinchiuso in casa, in attesa di una occasione di riscatto, nell’intricato e gelido groviglio familiare, stretto nel triangolo sentimentale fra moglie e amante>>, spiega l’attore milanese. Quel conflitto interiore già riscontrato in molti spettacoli in cui ha recitato Lavia <<ma talmente complessi e controversi che ha richiesto uno sforzo notevole a livello emotivo ed interpretativo>>.
Gabriele Lavia, chi è John Gabriel Borkman?
La spiegazione è racchiusa nel nome stesso. Borkman in norvegese significa letteralmente corteccia d’uomo il cui significato rispecchia fedelmente la personalità del protagonista. Un personaggio combattuto tra l’amore e l’avidità, che utilizza mezzi illeciti pur di ottenere i suoi scopi e che a causa di ciò morirà in solitudine nel ghiaccio.
Perché la scelta di interpretare un personaggio così controverso?
Con il regista (Marco Sciaccaluga, n,d,r.) abbiamo spesso ipotizzato di portare sul palcoscenico un testo di Ibsen, anche se molto diverso se paragonato ad altri, come per esempio Un nemico del popolo di molti anni prima. Si tratta di un’opera complessa, austera, di raffinata bellezza per i ritratti umani presenti e per i dialoghi che sono attualissimi e al tempo stesso eterni.
Recita al fianco di due attrici di grande talento come Laura Marinoni, alla prima interpretazione in uno spettacolo prodotto dallo Stabile, e Federica Di Martino, sua attuale compagna di vita. La scelta non dev’essere stata semplice.
Sono due personaggi molto profondi, la moglie Gunhild (Marinoni) ed Ella (Di Martino), sorella gemella della stessa Gunhild e primo amore di Borkman. Rappresentano il conflitto interiore che vive il protagonista combattuto tra l’amore giovanile e la sete di denaro futura.
L’ultima volta che Genova l’ha visto protagonista è stato per lo spettacolo Il Padre di Johan August Strindberg. Ci sono analogie con il suo Borkman?
Seppur in un contesto storico e familiare completamente diverso i due protagonisti sono legati da un ideale nietzschiano che ne evidenziano la personalità e alcuni tratti del pensiero. Sono stati due personaggi impegnativi da interpretare seppur in modo differente.
John Gabriel Borkman consolida il suo rapporto di collaborazione con il Teatro Nazionale di Genova.
Il primo spettacolo in cui ho recitato a Genova è datato 1963 nell’allora Teatro Duse. Conservo ancora un ricordo a cui sono molto affezionato in cui l’amico Giampiero Bianchi, seduto accanto a me in una scalinata di piazza Corvetto davanti ad un panino con la mortadella, si lamentava che guadagnassi 100 lire più di lui. Ma la di là dell’aneddoto ho un legame molto forte con la vostra città sia per motivi professionali che personali.
Su Tomaso Torre
Giornalista pubblicista dal 2003, è fondatore e direttore responsabile di GOA Magazine. Appassionato di arte, cultura e spettacoli ha collaborato per anni con diverse testate locali occupandosi di cronaca ed attualità, sport e tempo libero. “Ho sempre coltivato il sogno di realizzare un prodotto editoriale dinamico e fluido che potesse rispondere alle esigenze informative di un pubblico sempre più competente ed avanguardista”.Messaggi correlati
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