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Sangue e potere in scena al Carlo Felice con il “Macbeth” di Verdi. La recensione
di Ilaria Patané
Foto credit: Kiwi
GENOVA – Si è alzato il sipario su “Macbeth”, la versione diVerdi dell’opera Shakespeariana, ha debuttato nella serata di ieri, 15 maggio, e resterà sul palco del Carlo Felice fino a domenica 24 maggio
In scena nel teatro genovese la seconda versione dell’opera, quellaparigina del 1865 che debuttò al Théâtre – Lyrique e che vede l’aggiunta di alcuni elementi che la arricchiscono rispetto a quella che andò in scena nel 1847 al Teatro della Pergola di Firenze.
Il libretto è di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, la regia è affidata a Fabio Ceresa mentre sul podio a dirigere l’orchestra il Maestro Sesto Quatrini.
I costumi sono di Giuseppe Palella che ha saputo creare una nuova versione degli indumenti “storici”, arricchiti da brillanti e note di colore che contraddistinguono i vari personaggi.
Il coro, uniformato da ampi mantelli blu, accompagna lo spettatore in un viaggio tra la storia della musica e della letteraturadiventando voce delle tre streghe.
Peculiare e interessante la scelta di vestire Lady Macbeth di bianco, colore che nell’immaginario da sempre simboleggiapurezza e ingenuità, caratteristiche che non si conformano però al personaggio. Una scelta stilistica che sembra voler sottolinearel’importanza della figura che è in realtà la prima ad immergersi nell’oscurità della brama di potere.
L’amore di Verdi per Shakespeare non era un segreto, il compositore italiano con “Macbeth” apre quello che sarà il trittico dedicato alle opere del bardo inglese a cui si aggiungerà “Otello”(1887) e “Falstaff” (1893).
Con “Macbeth”, Verdi entra in una nuova fase della sua produzione artistica, si allontana dal belcanto per dedicarsi a un’opera che porti in primo piano la recitazione e le parole attraverso le quali i personaggi raccontano le loro angosce e i loro stati d’animo.
La musica di Verdi è un tripudio di suoni e armonie che riescono a creare dei veri e propri panorami visivi: incalzante, cupa e talvolta solenne restituisce allo spettatore ogni minimo dettaglio scenico, ogni mutamento e sentimento provato dai personaggi.
Non c’è spazio per l’amore e la passione nell’opera che si incentra invece sul potere, l’ambizione e il senso di colpa che porta al delirio. Un caleidoscopio di emozioni umane che restituiscono perfettamente le contraddizioni e le debolezze caratteristiche degli uomini.
L’opera di Verdi è divisa in quattro atti, a differenza dei cinque della tragedia inglese, la storia prende il via con le tre streghe che annunciano a Macbeth e Banco le profezie che li condurranno ai loro destini.
Un cast numeroso occupa il palco che apre a una scenografia complessa e affascinante che si trasforma e cambia con la storia stessa.
Ad arricchire il forte impatto visivo il gioco di luci che contribuisce a trasformare la scena trasportando il pubblico nei diversi ambienti dell’opera, dagli interni del castello alla foresta di Birnam passando per momenti gotici e intensi in cui il destino viene deciso e le profezie delle tre streghe si compiono
Un’enorme cornice a più livelli sembra fare da riquadro alla scena che viene animata dai diversi personaggi.
Le scanalature della “cornice” sembrano la rappresentazione delle sfaccettature caratteriali che distinguono soprattutto i due personaggi principali, Macbeth e la sua Lady.
Il primo, interpretato nella serata di debutto e in quella conclusivada George Gagnidze, brama il potere e compie qualsiasi cosa per ottenerlo ma poi non sa pagarne il prezzo. Tormentato dal rimorso e dai fantasmi di coloro che ha sacrificato per raggiungere i suoi scopi emerge la figura di un debole, delirante, manipolato da Lady Macbeth, vera artefice dietro ogni sua azione.
Lady Macbeth, interpretata da Jennifer Rowley, racchiude in sé mille contraddizioni. Anche lei brama e ambisce al potere ma allo stesso tempo è consumata dal senso di colpa che la porta a un ossessivo e convulso tentativo di lavare via il sangue dalle sue mani.
Una disperazione viscerale che la porta alla follia e ad episodi di sonnambulismo in cui confessa le sue azioni.
Ma da dove nasce la vicenda? Chi ha spinto Macbeth ad uccidere prima il re Duncano, poi Banco ed infine la famiglia di Macduff?
A tirare le fila di tutta la storia sono le tre streghe che intrecciano e disfano a loro piacimento i fili del destino.
Non rispondono a nessuno, solo a loro stesse, e quelle in scena al Carlo Felice sembrano quasi tre giovani che giocano a decidere le sorti degli uomini.
Tra danza e musica il terzo atto si apre sulle tre parche che, senza parlare, riescono a raccontare allo spettatore il destino che si sta compiendo e la fine imminente di Macbeth.
Un’opera potente che, come solo Shakespeare sapeva fare, racconta le varie sfaccettature dell’animo umano, dai sentimenti più nobili fino ai desideri più vili.
Si giunge quindi al termine della rappresentazione, con Macbethche viene sconfitto da Macduff e Malcolm (figlio del re Duncano).
Una fine che vede il protagonista maledire l’essersi affidato ai “presagi dell’inferno” ma che allo stesso tempo sembra quasi liberarlo da un peso, quello del destino che con la morte incontra il suo capolinea.
Sono molti gli interrogativi che nascono dopo la visione di un’opera immortale come “Macbeth”, su tutti la domanda che da sempre tormenta il genere umano: siamo davvero artefici del nostro destino o tutto è già deciso e dobbiamo solo attendere che si compia?
Crediti dello spettacolo
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei
Direttore: Sesto Quatrini
Regia: Fabio Ceresa
Scene: Tiziano Santi
Costumi: Giuseppe Palella
Luci: Cristiano Zucaro
Coreografo e assistente alla regia: Mattia Agatiello
Maestro del Coro: Claudio Marino Moretti
Maestro del Coro di Voci Bianche: Gino Tanasini
Assistente alle scene: Mariam Zamiri
Assistente ai costumi: Elisa Cobello
In scena si alterneranno George Gagnidze e Stefano Meo (Macbeth), Gianluca Buratto e Abramo Rosalen (Banco), Jennifer Rowley e Caterina Meldolesi (Lady Macbeth), Kamelia Kader (Dama di Lady Macbeth); Giulio Pelligra e Vasyl Solodkyy (Macduff), Leonardo Cortellazzi (Malcolm), Luciano Leoni (Medico / Sicario), Franco Rios Castro e Tiziano Tassi (Domestico di Macbeth), Matteo Armanino e Loris Purpura (Araldo), Tiziano Tassi e Bernardo Pellegrini (Prima Apparizione), Lucilla Romano e Eliana Uscidda (Seconda e Terza Apparizione, soliste del Coro di Voci bianche)
Orchestra, coro e tecnici della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Danzatori della Fattoria Vittadini
Il nuovo allestimento del Teatro Carlo Felice è realizzato in coproduzione con il Teatro Verdi di Pisa, il Teatro Alighieri, Ravenna, il Teatro Amintore Galli di Rimini, il Teatro Pavarotti-Freni di Modena, il Teatro Valli di Reggio Emilia, il Teatro Comunale di Ferrara, il Teatro Goldoni di Livorno in collaborazione con Teatro Sociale di Rovigo, Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso, Teatro Verdi di Padova
Orari e repliche
Sabato 16 maggio, ore 15
Domenica 17 maggio 2026, ore 15
Venerdì 22 maggio 2026, ore 20
Sabato 23 maggio 2026, ore 20
Domenica 24 maggio 2026, ore 15
Biglietterie
Teatro Carlo Felice (Galleria Cardinal Siri 6)
Apertura da lunedì al sabato dalle ore 9.30 alle ore 19.
Per gli spettacoli serali o i concerti la domenica mattina l’apertura è un’ora prima dell’inizio e la chiusura 15 minuti dopo l’inizio. Per gli spettacoli pomeridiani o serali di domenica l’apertura è due ore prima dell’inizio e la chiusura 15 minuti dopo l’inizio.
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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