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“JÀMM REKK” A LA CLAQUE: LA MUSICA AFRO COME ESPRESSIONE DI CULTURE, SUONI E ARTI DIVERSE. L’INTERVISTA AI PROTAGONISTI
Sabato 2 maggio il palco nel cuore del centro storico si prepara ad ospitare numerosi artisti della diaspora afro per uno show che intreccia lingue, stili ed espressioni artistiche diverse. Dalla musica alla poetry slam passando per dj set e momenti coinvolgenti, in programma anche il live di Alassane Badboy & The Conquerors. «Decostruiamo gli stereotipi per arrivare al cuore delle persone»
di Ilaria Patané
GENOVA – “Jàmm Rekk” è il titolo dello show che sabato 2 maggio dalle 19.30 animerà il palco de La Claque portando in scena Alassane Badboy & The Conquerors insieme a tanti altri ospiti.
Musiche, culture e linguaggi artistici differenti si incontrano per dare vita a uno show coinvolgente in grado di trasportare gli spettatori in un viaggio nelle sonorità più disparate. Dall’Africa all’Italia, tra musica e poetry slam, “Jàmm Rekk” porta sul palco artisti della diaspora afro, ognuno con il suo stile e che si esibiranno in wolof, mandinka, francese, inglese e italiano.
Una serata dedicata alla decostruzione degli stereotipi che si impegna ad essere uno spazio aperto e condiviso per tutti gli artisti che, attraverso la musica e l’arte, entrano in contatto con il pubblico coinvolgendolo e trasportandolo nel proprio universo personale.
Ad animare la serata il Dj set di Mabel & Cheik 1Black, sul palco saliranno: Bobo Gaspard, Young Daise, Shayoluv, Slampi, Yvng Mike, Ma7di
Evento centrale dello show il concerto di Alassane Badboy & The Conquerors, gruppo nato tra Dakar e Genova e che unisce sonorità ed eredità musicali diverse.
Goa Magazine ha incontrato Alassane Badboy (vocalist e fondatore della band The Conquerors) e Slampi (slammer) che hanno raccontato l’obiettivo e il messaggio dietro “Jàmm Rekk”
Guarda l’intervista completa sul canale YouTube di Goa
Mondi, culture e linguaggi artistici diversi si fondono nello spettacolo di sabato, cosa potete raccontarci e cosa devono aspettarsi gli spettatori?
A.B: Sabato ci sarà una vera rappresentazione della decolonizzazione passando attraverso la musica ed è anche una decostruzione degli stereotipi che sono stati raccontati o raccontati male, perché questa volta la generazione che c’è si racconta da sola; quindi, sabato vi potete aspettare una serata multiculturale, passando dal rap, trap, Slam Poetry all’Afro rock e dj set alla fine
S.: Un incrocio di musica, parola, ritmo. Decolonizzare sarebbe il tema dell’evento, però non è stato scelto a caso, perché per noi decolonizzare non è un semplice slogan, è un concetto con cui ci svegliamo ogni giorno sperando sempre di poterci arrivare.
A.B.: Gli spettatori si possono aspettare anche di sentire tante lingue diverse in questa serata perché dalla musica alla poetry e anche i racconti che faccio con la band ci saranno tante lingue usate: dal wolof al mandingo, dalla Gambia alla Nigeria ma anche dal francese all’italiano e all’inglese.
Abbiamo provato a mettere tanti artisti che parlano lingue diverse e fanno stili diversi, in questo evento proprio per creare questo effetto di decolonizzazione, di decostruzione.
S.: La cosa bella è che tanti di loro scrivono nelle loro lingue originali, non quelle del colone e questo è un messaggio fortissimo per quanto riguarda il concetto di decolonizzazione che può iniziare in tanti punti ma c’è chi lo fa usando la sua arte. Quindi non usare la lingua del colone ma la tua è già un messaggio fortissimo.
A.B.: Sicuramente si può decolonizzare, anche usando la lingua inglese, l’italiano, sicuramente si può usare la lingua francese per noi senegalesi ma in questo senso è più non seguire le norme di dire voglio essere international quindi canto in inglese. No, ognuno di noi ha ascoltato tante canzoni senza capire di cosa si trattava perché ci toccavano, quindi noi vogliamo far capire che questa cosa esiste sempre e dobbiamo seguirla, e non seguire le multinazionali, il capitalismo che ci fa fare delle cose seguendo la commercializzazione della musica ma usando le lingue come la nostra per esprimerci.
“Jàmm Rekk” è un’espressione usata in Senegal che significa “solo pace”. Come emerge questo messaggio nello show?
A.B.: “Jàmm Rekk” è un’espressione che si usa sempre in Senegal, per salutarsi, anche augurarsi cose ma lo portiamo qui perché abbiamo pensato che è solo attraverso la pace che si può decolonizzare si può decostruire, si può fare innovazione.
Essendo a Genova e sapendo che anche Genova è una città di porto che è aperto, sentiamo che c’è una mancanza di racconto che noi possiamo portare, quindi lo stiamo portando in questa serata di “Jàmm Rekk – Solo pace”. Dentro la pace facciamo tutto, decolonizziamo, conquistiamo e raccontiamo la storia.
S.: Appunto, come dicevo “Jàmm Rekk” è una parola che usiamo molto spesso in Senegal, anche quando ci salutiamo, quando si chiede a uno come sta anziché dirti “sto bene” o “tutto apposto” ti dice “sto in pace”, quindi è una parola molto forte che avevamo scelto anche perché è fondamentale. Non è una semplice parola ma è anche uno stato di spirito, una filosofia quindi in questo contesto qua diciamo nonostante le difficoltà, nonostante quello che sta attraversando il mondo noi comunque pensiamo di raggruppare delle persone chiamate comunità e sotto un tema chiamato “Jàmm Rekk” per offrirgli un meeting di sonorità che sia parola, ritmo, musica, hip dance, afro-music, tutto.
Slam Poetry e musica live si si fondono nello spettacolo, come riescono a unirsi questi due linguaggi diversi?
A.B.: L’obiettivo diciamo è già decolonizzare e decostruire l’aspetto degli eventi che ci sono di solito, o
c’è un dj set che sta lì, o c’è una band che suona o c’è la Slam Poetry, diciamo che sono cose belle ma comunque che possono sempre essere messe assieme per portare insieme tutte le comunità della slam poetry, del rap, del trap e poi della live ben di questo fusion che stiamo facendo.
Quindi ti risponderei che abbiamo scelto questo per decolonizzare per decostruire anche il racconto sugli eventi che si fa.
S.: È un modo anche per offrire agli altri artisti che magari non fanno un rap, non fanno hip Hop o altri generi, ma comunque scrivono e vogliono che i loro i scritti siano sentiti, ascoltati e quindi dargli una possibilità, uno spazio del genere per far sentire la loro identità. Pensiamo che sia una bella cosa io in primis lo faccio slam poetry e ci sono altri ragazzi che lo fanno a cui magari farebbero piacere, comunque, eventi e spazi del genere per poter far sentire il loro lavoro
La tua band (The Conquerors) è composta da membri di diverse nazionalità, come nasce la vostra musica e che cosa racconta?
A.B.: Allora, la nostra musica nasce da un incontro di due stili diversi, molto lontani, perché sono arrivato in Italia e avevo bisogno di continuare il progetto della band e mi sono ritrovato con i ragazzi di Sampierdarena che facevano punk Rock, abbiamo mixato queste cose e abbiamo tirato fuori questo fusion che non sappiamo come chiamarla ma sappiamo che comunque questa cosa è comunità è decolonizzazione, decostruzione e può cambiare i racconti. È così che è nato il progetto e ci stiamo lavorando da un paio di anni
Cosa si porteranno a casa gli spettatori dopo aver visto lo spettacolo?
A.B.: Chiameremo gli spettatori a venire a vivere l’evento invece di ascoltare solo perché secondo me, ognuno si sentirà parte di una comunità dopo se sei venuto per creare comunità
S.: Non venite a vederlo ma venite a viverlo con noi
“Jaam Rekk” è in scena a La Claque sabato 2 maggio, per informazioni e biglietti visitare il sito: Alassane badboy & The Conquerors -Jaam Rek Show – Teatro della Tosse
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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiMessaggi correlati
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