“Il Misantropo” in scena all’Ivo Chiesa: Sincerità e contraddizioni allo specchio. La recensione.

Di il 16 Aprile 2026

GENOVA – Una sincerità totale è veramente sostenibile? Schiettezza e ipocrisia sono gli elementi centrali de “Il Misantropo”, spettacolo di Molière che ha debuttato nella serata di ieri, 15 aprile, al Teatro Ivo Chiesa e che sarà in scena anche oggi alle 19.30, con la regia di Andrée Ruth Shammah.
Un testo che continua a dimostrare tutta la sua attualità, sebbene scritto nel pieno dell’Età Moderna (1666), e che indaga la natura umana attraverso i numerosi personaggi che popolano la scena.

Sul palco Fausto Cabra e Bea Barret, Angelo Di Genio, Marco Balbi, Manuel Bonvino, Filippo Lai, Margherita Laterza, Francesco Maisetti, Edoardo Rivoira, Emilia Scarpati Fanetti, Andrea Soffiantini e Corrado d’Elia.
Un cast eterogeneo e diversificato con alcuni giovani attori ancora in fase di ricerca e crescita, guidati da un Alceste (Cabra) impeccabile che nella sua serietà riesce a divertire e far riflettere lo spettatore.
I dialoghi, in rima, scivolano piacevolmente celando, dietro un’apparente semplicità, messaggi profondi.

Protagonista della messinscena è proprio Alceste, il misantropo, che non tollera l’ipocrisia della gente e persegue con una determinazione ostinata il suo essere schietto e sincero ad ogni costo.
Non è una scelta la sua ma una vera e propria caratteristica genetica.

Questo suo modo di essere lo porterà alla rottura con uno dei pochi amici, Oronte (D’Elia), che offeso dal giudizio di Alceste nei confronti di un suo sonetto lo citerà in tribunale.
Ci troviamo all’inizio della rappresentazione e fin da subito emergono le contraddizioni, l’offesa di Oronte viene da un giudizio che lui stesso ha chiesto ma che, in fondo, non accetta in quanto negativo.
Non è forse comune a tutti il desiderio di piacere ed essere adulati? Alceste interviene con la sua sincerità, portando noi spettatori a riflettere sulla nostra capacità di accettare la verità, positiva o negativa che sia.

Bea Barret (Célimène) e Fausto Cabra (Alceste) in una scena de “Il Misantropo”

Paradosso che guida l’intera rappresentazione è la passione incondizionata che Alceste, ambasciatore della sincerità e fervente critico di ogni tipo di ipocrisia, prova per Célimène (Barret) una giovane superficiale e nota per essere una pettegola.
Proprio qui si cela il cortocircuito: anche il più imparziale sostenitore della verità, davanti ai sentimenti e all’amore, è impotente e non può far altro che accettare la via che il suo cuore ha scelto di perseguire.

Non senza momenti di debolezza e sdegno verso sé stesso, Alceste non può fare a meno di sentirsi legato alla giovanissima ragazza che dedica però le sue attenzioni a un vasto numero di nobiluomini.
La freschezza e la civetteria di Célimène sembrano conquistare tutti, con il risultato di renderla nemica a Arsinoè (Scarpati), innamorata di Alceste e che tra sorrisi e falsi consigli dichiara tutto il suo disprezzo per “l’amica”.

Ogni personaggio ha sue caratteristiche e particolarità e la vasta composizione della compagnia sembra proprio voler sottolineare la varietà e l’eterogeneità proprie dell’umanità intera.
“Il Misantropo” è uno spettacolo corale dove nulla viene lasciato al caso: dalla scenografia, che si compone e si modifica durante la rappresentazione, ai vestiti, scuri per Alceste e colorati per gli altri a simboleggiare proprio le varie sfaccettature dei personaggi e dei loro caratteri.

L’Alceste di Cabra è un uomo integro ma pieno di contraddizioni, se da un lato disprezza gli esseri umani, dall’altra teme la solitudine e ricerca costantemente la compagnia.
Denigra la società ma allo stesso tempo ne fa parte.
La sua instancabile schiettezza lo porta ad assumere comportamenti quasi infantili, pestando i piedi e tenendo il broncio si rifiuta di cedere a gentilezze e false lusinghe che gli porterebbero più amicizie e meno critiche.

Accanto al misantropo c’è l’amico Filinte (Di Genio), che sembra personificare la ragione e il compromesso tra la verità estrema, pungente, e la cortesia funzionale a mantenere l’equilibrio nei rapporti.
Alla fine dello spettacolo Alceste, che per tutto il tempo ha professato la sua ricerca della solitudine e l’allontanamento da una società corrotta da falsi sorrise e ipocrisie, si ritrova veramente da solo, spaventato dall’abbandono ma artefice e regista del suo destino.

Ogni personaggio, con il suo carico di caratteristiche e ipocrisie, restituisce uno specchio di quella che è la società contemporanea fatta di relazioni complicate e confini sottili tra schiettezza e cattiveria, sincerità ed ipocrisia.

Il testo di Molière guida lo spettatore in un viaggio nell’intimo umano portandoci a chiedere: è realmente possibile perseguire la verità senza compromessi? Oppure l’essere umano è per natura cedevole e compiacente pur di rifuggire la solitudine?
“Il Misantropo” diventa quindi strumento potente di riflessione per comprendere non soltanto il mondo e la società ma noi stessi, le nostre fragilità e contraddizioni

Crediti Traduzione: Valerio Magrelli
Progetto e collaborazione alla traduzione: Andrée Ruth Shammah e Luca Micheletti Regia: Andrée Ruth Shammah
Interpreti: Fausto Cabra, Marco Balbi, Bea Barret, Manuel Bonvino, Angelo Di Genio, Filippo Lai, Margherita Laterza, Francesco Maisetti, Edoardo Rivoira, Emilia Scarpati Fanetti, Andrea Soffiantini e la partecipazione di Corrado d’Elia Scene: Margherita Palli Costumi: Giovanna Buzzi Luci Fabrizio Ballini Musiche: Michele Tadini Produzione: Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana


Il Misantropo” è in scena al Teatro Ivo Chiesa giovedì 16 aprile alle 19.30, per informazioni e biglietti contattare lo 010 5342 720, scrivere a teatro@teatronazionalegenova.it o biglietteria@teatronazionalegenova.it

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