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“THE ANOMALISA EFFECT” APPRODA AL CINEMA MIGNON. IL REGISTA FAZZERI «SI DEVE USCIRE DALLE PRIGIONI MENTALI»
Il regista chiavarese torna sul grande schermo con il suo nuovo cortometraggio dalle nuance thriller e psicologiche che verrà proiettato per la prima volta martedì 23 gennaio. Di seguito l’intervista
di Alessia Spinola
CHIAVARI (GE) – Reduce del suo successo internazionale con “Near”, il regista chiavarese Gioele Fazzeri torna sul grande schermo con “The Anomalisa Effect“, il suo nuovo cortometraggio dalle nuance thriller e psicologiche che verrà proiettato per la prima volta martedì 23 gennaio alle 21 presso il cinema Mignon di Chiavari. La trama narra di una ragazza tenuta prigioniera per più di un anno in una stanza da un uomo ignoto, portando così lo spettatore a domandarsi sulle prigioni che lo abitano. Gli attori principali sono Valentina Ghelfi e Gianluigi Pilisi, ma nel cast figurano anche Sara Mennella, Maurizio Bonanno, Lucia Vita, Riccardo Musso, Raffaella Baroncelli e Leonardo Celeri. Abbiamo chiesto a Gioele Fazzeri di raccontarci di questo suo ultimo progetto, tra sogni e prospettive future.
Com’è nata l’idea di questo progetto?
Il progetto è nato dall’esigenza di proseguire e accrescere il mio percorso personale a livello registico e di storytelling, cercando anche di migliorare gli aspetti che ritenevo necessari dal mio ultimo lavoro, Near, che al contrario di Anomalisa, era un progetto secondo più “safe”, più lineare. Con Anomalisa volevo raccontare un certo tipo di emozioni molto cupe e tormentate attraverso una narrazione più vicina alle mie corde, ovvero non lineare e poi concettuale, oltre alla presenza della vera e propria storia. Così ho individuato il tema principale di anomalisa nelle “scatole”, ovvero le prigioni mentali e fisiche in cui noi tutti ci ritroviamo ad avere a che fare. Si può dire che queste prigioni siano un po’ i nostri traumi, da cui bisogna sempre cercare di uscire.
Dal momento della realizzazione a quello dell’ultimazione, è cambiata quella che era l’idea iniziale o è rimasto tutto comedalla bozza originale?
No, sostanzialmente è rimasto identico, avevo molto preciso in mente la realizzazione ben prima di realizzarlo e poche cose sono cambiate in corso d’opera.
Nel cast sono presenti attori come Valentina Ghelfi e Gianluigi Pilisi con alle spalle produzioni Rai e Mediaset ma anche talenti emergenti, com’è stato lavorare con loro sul set? Si sono notate le differenze di esperienze oppure gli interpreti si sono mischiati bene tra loro?
Valentina e Gianluigi sono stati splendidi oltre che bravissimi nei loro ruoli, così come tutti gli attori di supporto e devo dire che il clima sul set era molto tranquillo e divertente, dove tutti tra cast e troupe si sono trovati molto bene.
Quella di “The Anomalisa Effect” è una produzione quasi tutta al femminile, è stato voluto o è semplicemente capitato per caso?
Della troupe quasi tutta al femminile me ne sono accorto direttamente sul set perché non ci avevo fatto caso, ed è stato divertente quando me l’hanno fatto notare! Per questo progetto ho scelto persone di talento e di cui mi fido e non è stata una scelta assolutamente ponderata.
Quale messaggio vuole mandare con questo cortometraggio?
Mi piace che a questa domanda rispondano gli spettatori. Forse un messaggio preciso non c’è neanche: quello che volevo fare con Anomalisa è trasmettere un certo tipo di emozioni che hanno a che fare con il tormento di sentirsi ingabbiati nelle proprie prigioni interiori, il tutto in chiave thriller psicologico e concettuale. Spero di esserci riuscito e mi piacerebbe sapere cosa ne hanno tratto gli spettatori.
Lei arriva dal successo internazionale riscosso dal suo corto “Near”, quali aspettative ha per Anomalisa?
È sempre bene voler progettare prodotti ambiziosi, ma poi una volta che il film è pubblico o deve essere giudicato da qualcuno, non si può mai sapere come possa essere recepito. Io in questo sono molto cauto e preferisco concentrarmi sull’esperienza che è stata per me, cosa mi ha insegnato e in cosa si può migliorare per il futuro.
La location dei suoi progetti è sempre la Liguria, cosa ne pensa del fatto che ultimamente è sempre più scelta come set cinematografico?
Finalmente anche le grandi produzioni si stanno concentrando anche su questo territorio, che io vivo nel mondo del cinema indipendente da molti anni ormai e ho sempre trovato fantastico. Abbiamo ogni tipo di scenario possibile a pochi passi e che si prestano bene ad ogni genere cinematografico. Mi piacerebbe solo che certe istituzioni liguri dedicate fossero più presenti e attente anche ad aiutare gli autori emergenti, perché ne siamo pieni ma non riescono ad emergere. Ma questo è un problema anche e soprattutto nazionale.
Che consiglio darebbe ai giovani che si stanno approcciando al mondo del cinema?
Il mio consiglio è quello di essere molto preparati sugli aspetti tecnici e di guardare quanti più film possibili per assorbire il maggior numero di influenze. cercando di capire ciò che si vuole raccontare e come farlo. In poche parole bisogna cercare di sviluppare la propria “voce” e metterla in un film. Questo secondo me è un processo lungo che richiede molti anni, ed è solo girando corti, film, e prodotti così, che si riesce a capire quale direzione prendere e seguirla. Io ci sto ancora lavorando ma sento di aver preso una direzione giusta.
Può svelarci i suoi progetti futuri?
Anomalisa è il mio terzo e ultimo short film. Per il futuro io e il mio team stiamo già lavorando per poter produrre il mio primo lungometraggio, che ho già iniziato a scrivere da poco. Non posso dire ancora nulla di preciso e certo perché è ancora troppo presto, ma abbiamo l’idea di poterlo realizzare con un cast e/o metà produzione estera, fuori dall’Italia. Come genere sarà un folk horror su impianto drammatico.
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiMessaggi correlati
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