Rubaldo Merello: il pittore divisionista che amava la Liguria in mostra al Ducale

Di il agosto 8, 2017

A oltre quarant’anni dalla Mostra di Rubaldo Merello che, curata nel 1970 da Gianfranco Bruno e Franco Sborgi, diede avvio alla rilettura dell’opera di uno tra i maggiori pittori liguri del Novecento, e a quasi trent’anni dall’esposizione che lo stesso Bruno organizzò prima all’Accademia Ligustica di Genova e poi al Palazzo della Permanente di Milano, Palazzo Ducale di Genova dedica dell’artista ligure un’ampia mostra in cui, tra le duecento opere selezionate, si presentano 65 suoi dipinti e circa 30 suoi disegni, accompagnati dalle principali testimonianze della sua attività plastica. L’esposizione sarà visitabile nel Sottoporticato di Palazzo Ducale dal 5 ottobre al 4 febbraio 2018.



A contestualizzare la sua produzione artistica contribuiscono una decina di opere di Nomellini, cinque di Previati (tra cui Tramonto in Liguria, 1912, uno dei suoi capolavori liguri) e altrettante di Pellizza, oltre a dipinti di  Giovanni Segantini, Vittore Grubicy, Emilio Longoni, Angelo Morbelli, Galileo Chini (tra cui i suggestivi L’ora nostalgica sul Mé-Nam, 1912-1913 e Dove riposa Segantini, 1916), Guglielmo Lori, Benvenuto Benvenuti, Adriano Baracchini Caputi, Filiberto Minozzi, Guido Cinotti. Gli artisti liguri sono rappresentati da Giuseppe Sacheri, Eugenio Olivari, Antonio Discovolo, Domenico Guerello, Giuseppe Cominetti, Cornelio Geranzani, Alberto Helios Gagliardo e Sexto Canegallo.

 

 

La mostra è suddivisa in dodici sezioni: Grubicy e il mito di Segantini; Previati e il paesaggio ligure; Nomellini a Genova; Il mare di Nomellini; Pellizza da Volpedo. Verso il paesaggio interiore; Merello. L’ossessione del paesaggio; San Fruttuoso; Le forme dell’acqua; Merello scultore; Merello e il simbolismo; Oltre Merello.
Una sezione infine è dedicata alla rappresentazione fotografica della riviera del levante ligure, dalle vedute dei luoghi ritratti da Merello – il monte di Portofino, la baia di San Fruttuoso, Camogli, Ruta e Santa Margherita – alla costa riscoperta a cavallo tra Otto e Novecento dai pittori divisionisti italiani. Questo incantato scenario naturalistico compare negli scatti del fotografo tedesco Alfred Noack, uno dei principali protagonisti della fotografia in Liguria nella seconda metà dell’Ottocento, che documentò le riviere con la stessa rigorosa nitidezza con cui ritrasse Genova e i suoi monumenti.

 

Al fine di ricostruire la complessa e articolata esperienza artistica di Merello e il contesto entro il quale si formò, la sua ricerca pittorica è messa a confronto con quelle dei principali divisionisti italiani che l’artista genovese ebbe modo di conoscere alle Promotrici e in altre occasioni espositive o ebbe l’opportunità di incontrare, come nel caso di Nomellini.
Di quest’ultimo sono presentati alcuni dei capolavori del suo soggiorno genovese, da Mare di Genova (1891) a La diana del lavoro (1893), da La pesca (1893) a Le lucciole (1898-1899).

Merello, attraverso i buoni auspici del critico Paolo de Gaufridy, entrò in contatto con i fratelli Vittore e Alberto Grubicy, il quale lo invitò a partecipare nel 1907 a Parigi al Salon des Peintres Divisionnistes Italiens, dove espose, insieme a un nutrito gruppo di giovani pittori, nella sala che precedeva quelle dei maestri.

 

Attraverso la lezione di questi artisti, Merello aderì, nei primi anni del Novecento, all’esperienza pittorica del divisionismo che sviluppò nelle sue opere – ossessivamente ispirate dal paesaggio del monte di Portofino e della baia di San Fruttuoso – attraverso un’autonoma e personale rielaborazione linguistica.

Autore dei due celebri paesaggi in mostra Tramonto o Il roveto (1900-1902; Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza) e Nubi di sera sul Curone (1905-1906; Fondazione Cassa di Risparmio, Alessandria), Pellizza sperimentò un analogo approccio estetico come testimoniato nel 1903 dalle sue  parole: “Se vogliamo lasciare qualche orma dobbiamo scegliere soggetti eterni. Io mi sono messo risolutamente su questa via … la bella natura che assorbe l’uomo e lo annienta per campeggiare essa stessa sfolgorando”.

 

L’esperienza vissuta a San Fruttuoso e Portofino determinò in Merello una progressiva trasformazione della materia pittorica e della tavolozza cromatica che si caratterizzò sempre più per l’accentuata predominanza di alcuni colori (rosso, violetto e blu). Nel graduale allontanamento dalla lezione divisionista, la sua ricerca pittorica confluì nelle suggestioni di un linguaggio simbolista che trova riscontri puntuali nelle contemporanee esperienze postimpressioniste e nelle emergenti inquietudini estetiche della cultura fauve, basti pensare a Pineta o Boscaglia (1918-1920; Museo dell’Accademia Ligustica, Genova) e al quasi allucinato Paesaggio o Bosco di castagni (1918-1921; collezione privata).

 

In mostra è pure documentata l’attività plastica di Merello che, pur essendo meno nota, ebbe una fondamentale importanza all’interno del suo percorso artistico. Le sue ricerche nell’ambito della scultura iniziarono infatti all’inizio dell’ultimo decennio dell’Ottocento, appena terminata l’Accademia Ligustica, per poi riprendere intorno al 1914. Proprio in quegli anni Merello disegnò numerosi monumenti funebri e realizzò la statua del Dolore, originariamente collocata nel cimitero di Camogli.

Di questa sua ricerca plastica, connotata da una dimensione di arte totale, condivisa pure da altri scultori liguri del periodo, come Edoardo De Albertis e Eugenio Baroni, sono esposti in mostra alcuni rari esempi, tra i quali appunto la citata statua Il dolore di oltre 2 metri di altezza e gli studi preparatori.

 

 

La mostra, curata da Matteo Fochessati e da Gianni Franzone, conservatori della Wolfsoniana, è organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e promossa dal Comune di Genova e dalla Regione Liguria. L’esposizione si avvale della collaborazione di un comitato scientifico, composto da Francesca Cagianelli, Maria Flora Giubilei, Dario Matteoni, Eleonora B. Nomellini, Elisabetta Papone, Caterina Olcese Spingardi, Sergio Rebora, Aurora Scotti, Giulio Sommariva, Alessandra Tiddia.

 

Oltre a contare sul prestito di alcune fondamentali opere provenienti da musei e raccolte pubbliche (tra cui la Galleria d’Arte Moderna, le Raccolte Frugone, il Museo dell’Accademia Ligustica e la Wolfsoniana di Genova; la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma; la Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni di Novara; la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza; “Il Divisionismo”, Pinacoteca della Fondazione C.R. di Tortona; il Museo del Paesaggio di Verbania; la Fondazione Livorno), il percorso espositivo è supportato da importanti e, in alcuni casi, inediti prestiti privati.

 

L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Sagep che, oltre a documentare le opere esposte, propone una serie di approfondimenti sul percorso artistico di Merello e sulla cultura divisionista e simbolista in Italia tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.

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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Claudio Cabona, Chiara Tasso e Chiara Gaddi. Le foto sono a cura di Emilio Scappini. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela Biagini

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