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Serafini tuona: “Genova trasformata in nuova Amatrice”. Grosso replica: “di lei ricordiamo solo le liti”
Scambio di stoccate tra l’attuale assessore alla Cultura del Comune e il suo predecessore
GENOVA – La città si prepara a festeggiare l’ultimo dell’anno, ma i primi botti li spara l’ex assessore alla Cultura del Comune di Genova Elisa Serafini. Riferendosi ai dati sul turismo a Genova tra Natale e Capodanno, che ha registrato un -30% di presenze, Serafini ha voluto «provare a mettere in discussione – si legge in un lungo post al vetriolo pubblicato sulla propria pagina Facebook – il paradigma su cui si è realizzata la narrazione “post-ponte”», colpevole di aver trasformato «Genova e la Liguria nella nuova Amatrice». Pronta la replica dell’attuale assessore Barbara Grosso, che incalza: «Dell’assessore Serafini […] ricorderemo con qualche perplessità alcune iniziative certamente rumorose, diciamo di un genere culturale nuovo: le liti. Lite con il Premio Paganini, con dimissioni del Presidente, lite con promotori del Museo Villa Croce, usato dall’assessore come luogo per sagre ultrà della salamella».

«È evidente – continua Serafini nel suo post su Facebook – che questa retorica compassionevole, non sta servendo a nulla. La scelta è stata quella di trasformare Genova e la Liguria nella nuova Amatrice. Comprate il pesto, piangete i morti, a tempo indeterminato. Questo approccio, però, uccide la percezione di una città. Oggi Genova è percepita come una città inefficiente e depressa, dove non succede nulla, si piange, e per “aiutarla” si può solo comprare il pesto. Si è scelto di ridurre gli eventi a piccole iniziative silenziose, per non “offendere le vittime”». Verso la fine del post, la stoccata: «per Capodanno, avrebbero potuto esserci due strade: proseguire con la programmazione già avviata (che non era questa), oppure associare un evento al tema del sostegno alle vittime, invitando dei veri BIG della musica internazionale, che potessero attrarre decine di migliaia di visitatori. Invece si è scelto di realizzare eventi sottotono, nulla che abbia funzionato, purtroppo, dati alla mano. E dispiace, perché credo che con un po’ più di coraggio e un approccio un po’ meno “politically correct” e orientato al compromesso, questa città avrebbe potuto registrare valori diversi, valori che impattano sulle attività economiche, sulla vita delle persone».
Dopo essersi tolta qualche sassolino dalla scarpa («ogni evento che ho proposto e sostenuto, nel mio anno di lavoro, è stato criticato da qualcuno: “lo scivolo d’acqua in Via XX Settembre distrarrà dai saldi”, “Il capodanno con gli Ex Otago e l’Hip Hop Festival sono cose da comunisti»), Serafini conclude con un invito «a crescere e ad avere più coraggio. Si apra un nuovo capitolo, di azioni e scelte coraggiose, anche sfrontate, se necessario, che facciano magari arrabbiare o discutere, ma che funzionino. Portare turismo e investimenti a Genova è la miglior risposta che la città può dare a questa tragedia».

L’attuale assessore Barbara Grosso non tarda a rispondere, partendo subito alla carica. «Chi ha problemi con se stesso – si legge in una sua comunicazione – e con le proprie scelte dovrebbe almeno evitare di scaricare responsabilità personali su altri, perché, senza scomodare la psicologia, rischia di entrare a pieno titolo nella aneddotica della volpe e l’uva, con l’aggravante specifica che l’uva non era troppo in alto per la propria portata, ma per il proprio coraggio, che ha impedito di allungare il braccio». Grosso prosegue, contrattaccando punto per punto su ogni stoccata di Serafini. «Ricorderemo con qualche perplessità alcune iniziative certamente rumorose, diciamo di un genere culturale nuovo: le liti. Lite con il Premio Paganini, con dimissioni del Presidente, lite con promotori del Museo Villa Croce, usato dall’assessore come luogo per sagre ultrà della salamella. Ricorderemo anche un Capodanno di un certo successo, pagato con soldi pubblici, mentre quello di quest’anno, uguale costo, verrà interamente pagato dagli sponsor. Ma si sa, i veri intellettuali non parlano di denaro. Ricorderemo anche che dopo oltre un anno, all’epoca delle sue dimissioni, il Ducale non era riuscito ancora ad avere un direttore, oggi per fortuna arrivato».
«Parlare di città triste e piagnucolosa da parte di chi da questa città ha avuto chance certamente superiori ai suoi meriti – conclude l’assessore Grosso – risulta un po’ offensivo per chi, a differenza della Serafini, è rimasto in trincea a cercare di cambiarla questa città, e non a giudicarla da qualche terrazzo radical chic o durante un viaggetto in BlaBlaCar, perché i taxi sono troppo chic».
Il post pubblicato su Facebook da Elisa Serafini
Su Giulio Oglietti
Cresciuto tra la nebbia e le risaie del Monferrato, è a Genova dal 2013. Laureato in Informazione ed editoria, collabora con GOA da luglio 2017. Metodico e curioso, è determinato a diventare giornalista. ogliettig@libero.itUltime Notizie
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