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Attendendo “Colpi di Timone”: Solenghi porta in scena i “Manezzi” di Pignasecca al teatro Nazionale di Genova
di Francesca Lituania
GENOVA – Dopo il successo di I manezzi pe’ majâ na figgia con 80 repliche, Tullio Solenghi (regista e interprete di Felice Pastorino) e la sua compagnia hanno portato in scena al Teatro Ivo Chiesa di Genova Pignasecca e Pignaverde che ha già registrato il sold-out per tutte le serate in calendario. Quanto Solenghi sia bravo nel replicare le movenze e la mimica di Govi, coadiuvato da un trucco magistrale, lo si evince dalla riuscita di entrambe le produzioni, dagli applausi a scena aperta e dalle risate del pubblico che anticipa le battute pregustando l’effetto. E’ difficile confrontarsi con quello che nel teatro dialettale genovese è IL mostro sacro e il segreto della riuscita delle produzioni del Teatro Nazionale e del Teatro Sociale di Camogli e’ proprio evitare il raffronto: si tratta di un omaggio sincero e discreto, una riproduzione fedele dell’edizione del 1957, che riporta in vita un mondo che non è più ma che, qui la grandezza di Govi, riesce ancora a far ridere con l’analisi realistica e schietta (son zeneize risu raeo, strenzo i denti e parlo ciaeo) dei tratti umani e del pensare genovese. La scena (Davide Livermore e Anna Varaldo) ruota sui toni del grigio come la pellicola di Che tempi, i movimenti sono minimali come se ci fosse ancora la telecamera fissa della produzione RAI degli anni cinquanta, gli attori non usano microfoni e ci riportano nel teatro di quei tempi e sembra a tratti di sentirlo quel genovese strascicato di Ma se ghe pensu “detto” da Govi nel disco Cetra (Gilberto scrisse: “La parlata genovese più genuina l’ho trovata in America“): è una “foto d’epoca”, come la definisce Solenghi e la foto di un’epoca che non esisteva già più quando recitava Govi, fatta di espressioni perdute, di un linguaggio, quello della commedia dialettale, scomparso, di schemi sociali passati. I testi delle commedie (non ce ne voglia in questo caso Emerico Valentinetti che prese l’idea di Pignasecca e Pignaverde dai I doì avai di Martin Piaggio) non hanno trame profonde e complesse: era la mimica dell’istrione genovese studiata e disegnata letteralmente da sé, del resto di mestiere fece il disegnatore presso le Officine Elettriche Genovesi, l’umorismo caustico che non cade mai nel caricaturismo con cui definiva vizi e virtù dei propri concittadini, la resilienza al cambiamento che si deve alla fine accettare, l’ambientazione nella vita di tutti i giorni, la musicalità della lingua dialettale, a rendere riuscite le rappresentazioni, esattamente come è avvenuto ieri sera con la recita al Teatro Ivo chiesa, al termine della quale Solenghiha annunciato la prossima messa in scena di Colpi di Timone con grande partecipazione del pubblico in platea che tra applausi e risate ascolta l’epilogo e l’annuncio di Solenghi pareva non voler lasciare il teatro. Applausi sentiti per tutti gli altri interpreti, senza i quali Felice non avrebbe potuto esprimere se stesso: Claudia Benzi ( Matilde), Stefania Pepe (Lucia), Laura Repetto (Amalia), Mauro Provano (Alessandro Raffo), Matteo Traverso (Eugenio Devoto), Stefano Moretti (Manuel Aguirre), Roberto Alinghieri (Isidoro Grondona)
Pignasecca e Pignaverde
In scena al Teatro Nazionale Di Genova – Ivo Chiesa
in scena dal 06/03 al 18/03/2025
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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