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A Genova il 28 e 29 settembre i “Dialoghi” di Teatro Pubblico Ligure su “L’infinito” con Ermanno Bencivenga e Corrado Bologna
GENOVA – Dopo l’esordio con l’antropologo Marco Aime e lo spettacolo “Ogni luogo è un dove”, la XIV edizione dei “Dialoghi sulla rappresentazione”, dedicata a “L’infinit∞. Da Achille e la tartaruga a Leopardi”, prosegue martedì 28 e mercoledì 29 settembre a Palazzo Tursi (ore 17) di Genova (via Garibaldi), con altri due docenti pronti a misurarsi con il concetto potente e sfuggente di infinito: il filosofo Ermanno Bencivenga e l’italianista Corrado Bologna. Infine, i Dialoghi si chiuderanno mercoledì 6 ottobre a Palazzo Reale (via Balbi) con l’intervento del matematico Piergiorgio Odifreddi “Ritratti dell’infinito”. Gli incontri sono tutti a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al numero 348 2624922. A Palazzo Reale è previsto il biglietto d’ingresso al museo (4 euro). Tutti gli incontri si possono seguire in diretta sulla pagina Facebook di Teatro Pubblico Ligure: https://www.facebook.com/teatropubblicoligure. La rassegna “Dialoghi sulla rappresentazione” è un progetto di Sergio Maifredi, organizzato da 14 edizioni dal Teatro Pubblico Ligure con il contributo del Comune di Genova, della Regione Liguria attraverso Teatro Pubblico Ligure e la collaborazione della Direzione Regionale Musei Liguria e di Palazzo Reale, diretti da Alessandra Guerrini. Ricordiamo gli sponsor del Comune di Genova: Iren e Coop.
Ermanno Bencivenga, docente all’Università californiana di Irvine, martedì 28 settembre (ore 17) a Palazzo Tursi parlerà di “Infinito e logica”. «Le onde del mare – spiega Bencivenga – potrebbero sembrare individui, distinti gli uni dagli altri; ma, guardandole con attenzione e riflettendo, ci si rende conto che sono invece variazioni di una sostanza infinita, modulazioni alternative di una medesima realtà. È un esempio di quella forma di pensiero e ragionamento che ho chiamato logica oceanica, e che vedo in azione nell’Uno di Plotino, nel deus sive natura di Spinoza, nella durata di Bergson. A differenza della logica analitica, aristotelica, che pone barriere e contrasti dappertutto e rinchiude ogni essere nella sua de-finizione, in quel finito che lo oppone a ogni altro finito, la logica oceanica ci porta a trascendere il finito: a vederlo in costante dialogo con il suo altro, a ri-conoscersi in quell’altro. Per trovare archetipi di queste due diverse logiche pensiamo a Dante, massimo rappresentante poetico di un cosmo aristotelico, e al suo dannato Ulisse, perduto perché ha voluto varcare le colonne d’Ercole, violare il destino della sua finitezza; pensiamo a Bruno, che ridicolizzava la Chiesa per aver limitato la potenza creativa di Dio al finito; e pensiamo a Leopardi, a come nel suo più famoso idillio è proprio il finito a spalancare le porte all’infinito».
Il filologo e italianista Corrado Bologna, docente all’Università Roma III e alla Normale di Pisa, mercoledì 29 settembre (ore 17) a Palazzo Tursi, è protagonista dell’incontro “Il naufragar m’è dolce in questo mare. L’infinito tra Dante e Leopardi”. «Da sempre, nel grande serbatoio mitologico dell’Occidente – spiega il professor Bologna – il mare è figura dell’Infinito. Ulisse, da Omero a Dante, solca il mare Mediterraneo e si avventura oltre le colonne d’Ercole, attraversando i confini del mondo conosciuto, là dove lo sguardo umano non si era mai spinto. E quando all’inizio del Paradiso Dante vuole sintetizzare il senso del suo viaggio celeste parla del “gran mar de l’essere”, e definisce il suo poema un “legno che cantando varca”: quasi una nuovissima nave Argo spinta dal pensiero poetante di Dante-Orfeo nell’“acqua che già mai non si corse”. Il più grande interlocutore dei poeti antichi e di Dante è Giacomo Leopardi: il suo Infinito è una magnifica rimeditazione del Paradiso dantesco: e significativamente l’ultimo verso di questo capolavoro del pensiero poetante moderno scandisce l’estremo naufragio, quello della mente nell’oceano sconfinato dell’essere: “In questa / immensità s’annega il pensier mio”». Corrado Bologna l’11 ottobre al Teatro Franco Parenti di Milano introdurrà lo spettacolo “Orlando furioso” con Tullio Solenghi diretto da Sergio Maifredi, una produzione di Teatro Pubblico Ligure, che ha debuttato con successo al Teatro Romano di Fiesole per la 74ª Estate Fiesolana, nell’ambito del progetto “Il Canto del Rinascimento italiano”.
PROSSIMO APPUNTAMENTO:
Mercoledì 6 ottobre, ore 17.00
Palazzo Reale – Via Balbi 10
PIERGIORGIO ODIFREDDI
RITRATTI DELL’INFINITO
Infine, mercoledì 6 ottobre (ore 17) a Palazzo Reale, sarà il matematico Piergiorgio Odifreddi a illustrare i “Ritratti dell’infinito”. Che cos’è l’infinito? E – domanda ancor più astrusa – che cos’è l’Infinito con la maiuscola? La prima risposta del matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi è semplicissima: l’infinito/Infinito è, con l’essere/Essere, il concetto più abusato di sempre, da chiunque, in buona compagnia con poeti, artisti, teologi e filosofi. Il tema è tuttavia intrigante e le – se non infinite (!), almeno assai numerose – ipotesi finora formulate dall’umanità sono affascinanti. Per orientarsi in questo mare magnum, può essere utile, secondo Odifreddi, uno sguardo nella prospettiva della matematica che «permette di fare un massimo di chiarezza nel buio di una gran confusione». In “Ritratti dell’infinito” (Rizzoli Edizioni) scopriamo che, per rappresentare l’infinito, si possono usare non una ma diverse, splendide immagini, dai baci che Catullo chiedeva a Lesbia (genericamente molto numerosi) a un labirinto che ci tiene costantemente in trappola, da quel che “sta al di là” (ad esempio, del colle, Leopardi docet) a filastrocche come “Alla fiera dell’Est”, si potrebbe andare avanti all’infinito… anche se, avverte Bob Dylan, «Guarda nell’infinito, non vedrai altro che problemi!».
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