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GENOVA E LE SUE METAMORFOSI
Marco Doria tiene una lezione di storia sui cambiamenti industriali di Genova e del Ponente dall’Ottocento a oggi
Di Chiara Tasso
Una città e il suo passato, una città che attraverso i secoli si impone come capitale dell’industrializzazione, una città che oggi più che mai fatica a ritrovare l’antico ruolo di spicco che ricopriva nel triangolo industriale con Milano e Torino. Queste le tematiche principali della conferenza tenuta da Marco Doria e presentata da Michele Casissa “La Valpolcevera e Genova nel cambiamento: dall’800 alla città metropolitana” che si è svolta venerdì scorso nell’auditorium di Villa Serra di Comago. Due ore di digressioni nel passato della nostra città, in cui il sindaco ripercorre le tappe e le svolte più influenti della trasformazione di Genova dalla fine dell’Ottocento a oggi. Trasformazione scandita da due cambiamenti fondamentali che hanno mutato il profilo del territorio ligure e segnato il passaggio da “valle dei fiumi” a “valle delle opportunità”.
«Genova è stata il fulcro di due importanti metamorfosi industriali che ne hanno cambiato per sempre l’aspetto, come testimoniano le lettere di due figure illustri che visitarono la nostra città a distanza di ottant’anni l’uno dall’altro – così inizia Marco Doria, citando August Strindberg, drammaturgo svedese, e Giorgio Bocca, noto giornalista del Giorno – La prima si colloca negli ultimi anni dell’Ottocento e coincide con l’inizio dell’industrializzazione e lo sviluppo di alcune tra le principali fabbriche genovesi. Di maggior rilievo la seconda, negli anni Sessanta del Novecento, che porterà nel capoluogo ligure un incredibile aumento demografico (nel 1965 a Genova si contavano 848.000 abitanti e si pensava di poter raggiungere il milione) e favorirà l’aumento di attività commerciali, cantieri navali e opportunità lavorative, soprattutto nella zona di Ponente». Dopo aver elencato le tappe dell’industrializzazione genovese, il sindaco si sofferma sulle cause dell’indebolimento degli anni Ottanta: «Genova si è trovata a fare i conti con un precipitoso declino della popolazione e con il fenomeno del prepensionamento. Elementi che la porteranno sull’orlo di quella crisi che attraverserà poi l’Italia intera».
Per concludere, Doria guarda al futuro e fa un bilancio sulle possibilità di recupero della città: «Non è facile pensare a una nuova metamorfosi industriale oggi che possa essere incisiva come quelle dei secoli scorsi – continua il sindaco – Il nostro obiettivo rimane quello di coltivare e irrobustire il vasto patrimonio artistico e culturale che la città possiede, come accadde in occasione di Expo ’92 con la costruzione dell’area del Porto Antico. Dobbiamo fare dell’arte e del turismo il grande punto di forza. Non ci accontentiamo dei “turisti del sabato pomeriggio” in visita all’Acquario, ma vogliamo i “turisti del weekend”».
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