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ADDIO A GINO PAOLI. AVEVA 91 ANNI. CON “IL CIELO IN UNA STANZA” CANTÒ L’ITALIA ANNI ’60
Lo ha annunciato la famiglia attraverso una nota: “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”. Gli esordi, il successo, gli amori, il periodo buio, il tentato suicidio, la “scuola genovese”, la tournee trionfale con Ornella Vanoni, il ritorno al successo: la parabola di un maestro della canzone d’autore
GENOVA – Gino Paoli, tra i più grandi cantautori italiani, è morto all’età di 91 anni. Nato a Monfalcone nel 1934, cresciuto a Genova dove ancora oggi abitava, è stato una figura centrale della cosiddetta “scuola genovese”. “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, dichiara la famiglia Paoli in una nota in cui chiede la massima riservatezza.
Autore raffinato e voce inconfondibile, ha segnato la musica italiana dagli anni Sessanta in poi. Tra i suoi brani più celebri figurano “Il cielo in una stanza” e “Sapore di sale”.
Le sue canzoni hanno saputo unire poesia, malinconia, esistenzialismo e immediatezza popolare. Accanto ad artisti come Tenco e De André, ha contribuito a rinnovare la canzone d’autore. Nel corso della carriera ha collaborato con numerosi interpreti italiani e internazionali. La sua scrittura intima e sofisticata ha influenzato generazioni di musicisti. Rimarrà uno dei simboli più autentici della musica italiana del Novecento.
Gli inizi e il successo
Nasce in Venezia Giulia, figlio di Aldo Paoli, un ingegnere navale originario di Campiglia Marittima, e di Caterina (Rina) Rossi, casalinga giuliana. I genitori si erano trasferiti a Pegli all’inizio degli anni trenta ma, verso la fine della gravidanza, la madre volle tornare a Monfalcone per partorire nella sua casa di origine, come era consuetudine.
Poco incline agli studi, non terminerà il liceo scientifico e preferirà andare a lavorare. Il padre gli trova un lavoro prima come disegnatore meccanico, poi come grafico in un’agenzia pubblicitaria, dove può coltivare la sua passione per la pittura partecipando anche a mostre collettive e concorsi. L’amore per la musica lo riceve dalla madre pianista, ascolta Nat King Cole, Bud Powell e Billie Holiday da cui impara l’emozione nel cantare. In Liguria frequenta un gruppo di amici che condividono questa sua stessa passione e che costituiranno il primo nucleo della cosiddetta scuola genovese: Luigi Tenco (con il quale forma il gruppo “I Diavoli del Rock”), Bruno Lauzi, Fabrizio De André, Umberto Bindi, Joe Sentieri, Giorgio Calabrese ed i fratelli Gian Piero e Gian Franco Reverberi. Con i Diavoli del Rock si esibisce nei pomeriggi studenteschi e cerca di rimediare qualche lira.
Riformato alla visita di leva per miopia, nel 1954 conosce Anna Fabbri, sedicenne studentessa di ragioneria, che sposerà tre anni dopo. La coppia andrà ad abitare in una soffitta vicino al mare di Boccadasse, quartiere di Genova.

I due fratelli Reverberi, musicisti professionisti, fanno convocare a Milano Paoli e i suoi amici Bindi e Tenco per un’audizione presso la Dischi Ricordi, da poco costituitasi come casa discografica. Sotto la direzione artistica di Nanni Ricordi, Gino realizza i suoi primi 45 giri, nel 1959, (La tua mano, Non occupatemi il telefono, Senza parole, Sassi) senza ottenere alcun successo, tanto che aspetta il 1962 per dimettersi dall’agenzia pubblicitaria presso la quale lavora. Stesso destino sembra toccare al successivo La gatta, brano autobiografico pubblicato nel 1960, che nei primi tre mesi vende poco più di cento copie. Un incessante passaparola, però, fa sì che più tardi il brano arrivi in classifica, calamitando l’attenzione degli addetti ai lavori e l’interesse del paroliere Mogol, che fa da prestanome al giovane Paoli, non ancora iscritto alla SIAE.
Mogol propone a Mina, cantante che iniziava ad affermarsi, di incidere Il cielo in una stanza, scritta da Paoli, come testo e musica, ma non essendo Paoli iscritto alla SIAE non firmata da lui ma porta la firma del maestro Renato Angiolini (che si firma con lo pseudonimo di Toang) come compositore. L’enorme successo di vendite di questo brano, ispirato a Paoli da un bordello dove si trovava un giorno] e che rimane in classifica per più di sei mesi, sancisce la definitiva affermazione di Gino Paoli come cantautore.
Nel 1961 Gino conosce Ornella Vanoni e intreccia con lei una relazione sentimentale, che ispira alcune delle sue canzoni d’amore più famose: Senza fine, Anche se, Me in tutto il mondo.[1] Del 1961 è anche la sua prima partecipazione al Festival di Sanremo con Un uomo vivo, presentata in coppia con il vincitore dell’anno precedente, Tony Dallara.
Nello stesso anno scrive per Sergio Endrigo la canzone Gli innamorati sono sempre soli, con cui il cantautore istriano partecipa ad aprile al Festival di Diano Marina; in seguito Paoli inciderà il brano, che nella versione di Endrigo resterà inedito.
Nel 1962, in occasione di una lunga tournée nei locali italiani, incontra Stefania Sandrelli, allora giovanissima attrice, e se ne innamora. Dal loro legame, giudicato scandaloso dalla stampa e dall’opinione pubblica (Paoli era sposato e in attesa di un figlio dalla moglie legittima, mentre la Sandrelli era ancora minorenne), nascerà Amanda Sandrelli, diventata attrice.
Intanto Nanni Ricordi esce dall’omonima casa discografica e approda alla RCA Italiana. Gino lo segue e nel 1963 incide quello che si rivelerà il 45 giri di maggior successo di tutta la sua carriera: Sapore di sale, arrangiato da Ennio Morricone e Gato Barbieri al sassofono. Paoli ha negato le voci secondo cui Stefania Sandrelli avrebbe ispirato la canzone] Sapore di sale partecipa al Cantagiro e Gino avrà in questa occasione l’impatto con il grosso pubblico. Un’altra hit di successo, Che cosa c’è, del medesimo periodo, diventerà negli anni un classico del repertorio di Paoli. Bernardo Bertolucci, che aveva appena esordito come regista, gira Prima della rivoluzione e Paoli scrive alcune canzoni (Vivere ancora e Ricordati) per la colonna sonora, arrangiate ancora da Ennio Morricone. Di Vivere ancora, per non incorrere nella censura dell’epoca, è costretto a cambiare un verso: «stretti abbracciati in mezzo alle lenzuola» diventa «stretti abbracciati con gli occhi dentro agli occhi.»
Tentato suicidio
L’11 luglio 1963, anche a causa di una serie di difficoltà e di crisi sentimentali, Paoli tentò il suicidio sparandosi un colpo di pistola al cuore. Nonostante quanto dichiarato dal cantante (« […] il proiettile bucò il cuore…»), l’ogiva in realtà non perforò il miocardio ma si fermò nel torace senza intaccare organi vitali. Tuttavia la vicinanza ad esso ne rese troppo rischiosa la rimozione dal mediastino, sicché da quel giorno vive con il proiettile nel pericardio. Il fatto avvenne a Villa Paradisetto, in via Giorgio Byron, dove allora risiedeva insieme alla moglie. A tal riguardo Paoli dichiarò nella sua autobiografia “Cosa farò da grande”: “Io, in quel momento, avevo tutto. Successo. Soldi. La casa più bella di Genova, le due donne più belle d’Italia erano innamorate di me. Sapore di sale, uscita da poco, era in tutte le classifiche. Ripensandoci, forse troppo per un ragazzo di nemmeno trent’anni. Avevo tutto, sì. Ma non sentivo più niente. Ne hanno dette di ogni genere per cercare di spiegare. Questione di donne, è stata l’ipotesi più frequente. Io ero sposato con Anna, la mia prima moglie, avevo avuto una storia passionale con Ornella Vanoni e ne stavo vivendo una ancor più travolgente con Stefania Sandrelli. Ma il mio amico di lunga data Arnaldo Bagnasco, giornalista e geniale autore televisivo, sostiene che io mi sono sparato perché non mi ero perdonato quello che era successo il 20 settembre dell’anno prima. Eravamo insieme, Arnaldo e io, quella notte. Con noi c’erano altri tre amici: Giulio Frezza, Giovanni Battista delle Piane, detto Ruccoli, e Victor Van der Faber, che tutti chiamavamo Pitt e che era a sua volta un musicista. Eravamo amici fraterni. Io sono al volante, Arnaldo accanto a me, gli altri tre dietro. Qualcuno si addormenta, Arnaldo e io continuiamo a chiacchierare. Guidare non mi pesa, con la vita che faccio sono abituato alle notti in macchina. Ci troviamo davanti un camion, che va lento come una lumaca e ci chiude la visuale. Decido di sorpassarlo. Ma non appena esco nell’altra corsia, vedo due fari venirmi incontro. Un’Alfa Romeo, una Giulietta. Freno, sterzo per rientrare e l’ultima cosa che sento è proprio la voce di Pitt: “Attento, Gino!” e poi il tempo che accelera, si avvita su se stesso. Le ruote non fanno più presa e perdo totalmente il controllo. Anche l’Alfa che viene nel senso opposto sterza, ma è troppo tardi, l’impatto è inevitabile”.
Crisi
Nel 1964 partecipa al Festival di Sanremo con Ieri ho incontrato mia madre, in coppia con Antonio Prieto. La canzone ottiene un buon successo arrivando alla serata finale del Festival.

Dopo uno special trasmesso dalla Rai in cui, per scrollarsi di dosso il cliché di malinconico, balla addirittura il rock and roll e canta canzoni a ritmo sostenuto, non scritte da lui (Lei sta con te, Rimpiangerai rimpiangerai), nel 1965 chiude il contratto con la RCA con un album registrato in studio ma dal vivo e in presenza di pubblico (Gino Paoli allo Studio A). Gino firma con la CGD, ma il suo periodo d’oro è terminato. La successiva partecipazione al Festival di Sanremo con La carta vincente è del 1966, ma il brano non arriva in finale. Nel 1967 pubblica l’album Gino Paoli e the Casuals (6 Brani cantati da Paoli), ma il successo commerciale è limitato. In questi anni Paoli riesce a mettere a segno un colpo editoriale grazie all’acquisizione dei diritti dei successi dei Bee Gees. Le royalties che percepisce attraverso la casa di edizioni Senza fine gli garantiranno una dignitosa sopravvivenza anche quando le altre attività, come ad esempio la gestione di un locale sulla riviera ligure, si saranno rivelate fallimentari. Si dedica anche all’attività di Artists & Repertoire, scoprendo e lanciando Viola Valentino, per la quale nel 1968 produce il 45 giri di debutto.
Per anni Gino Paoli non sarà più sotto i riflettori, ricomincia a suonare per pochi soldi nelle balere e nei night della Liguria, dove racconta di aver imparato a cantare, ed è di questo periodo l’incontro con la droga, da cui riesce a liberarsi solo dopo un terribile incidente automobilistico che non ha conseguenze sulla sua salute.
Sul finire degli anni sessanta pubblica alcuni 45 giri, tra cui Se Dio ti dà (in gara a Un disco per l’estate 1968), Come si fa (1969), Il tuo viso di Sole (1969), brani che verranno successivamente inseriti nell’album Le due facce dell’amore (1971).
Periodo impegnato

Dopo alcuni anni di silenzio, Paoli torna nel 1971 con una trilogia di album incisi per la Durium: il già citato Le due facce dell’amore, Rileggendo vecchie lettere d’amore e Amare per vivere: lanciati da Renzo Arbore nelle sue trasmissioni televisive e radiofoniche, questi album testimoniano una visione più matura e concreta della vita, ma il loro successo sarà limitato ad un pubblico di estimatori.
Il successo di critica lo spingerà successivamente a pubblicare altri lavori “d’autore”, come I semafori rossi non sono Dio, interamente basato su pezzi del cantautore catalano Joan Manuel Serrat, Ciao, salutime un po’ Zena cantato in genovese, Il mio mestiere (33 giri doppio) e Ha tutte le carte in regola, quest’ultimo dedicato a Piero Ciampi, appena scomparso. I brani dell’album sono dello stesso autore livornese, reinterpretati da Paoli.
Minore successo avranno invece i suoi singoli, alcuni dei quali parteciperanno senza fortuna a manifestazioni quali Un disco per l’estate; sono prodotti ben curati e ben arrangiati, ma il grosso pubblico li snobba e i dischi non entrano in classifica. Tra i titoli: Non si vive in silenzio, Un amore di seconda mano, La ragazza senza nome. Insieme a Carmelo Carucci scrive il brano Di vero in fondo, cantato anche da Patty Pravo, e le canzoni Sulla strada che porta al mare e Addio, interpretate da Donatella Moretti.
Ritorno
Il grande successo di pubblico torna inaspettatamente con Una lunga storia d’amore, che Paoli compone in origine per la colonna sonora de Una donna allo specchio, film del 1984 interpretato dalla Sandrelli, e che diventerà in seguito un evergreen al pari dei suoi vecchi successi. Il brano verrà inserito nell’LP: La Luna e il Sig. Hyde uscito nell’ottobre 1984, che insieme ad Averti addosso (canzone premiata al club Tenco) spingerà l’album in classifica.

Nel 1985 Gino Paoli e Ornella Vanoni portano in giro per l’Italia un tour trionfale, da cui verrà realizzato il doppio album live Insieme, che ottiene un grande successo. In quel medesimo periodo escono tra gli altri: Ti lascio una canzone, Cosa farò da grande (1986) e Questione di sopravvivenza (1988), brani che ottengono un consenso di pubblico, tanto che la Ricordi e la Ariston, in anticipo sul live annunciato, rispolverano vecchie incisioni dei due e pubblicano un disco-truffa facendo intendere che si tratta del nuovo disco. La coppia di artisti pubblica un comunicato con l’intento di smascherare l’equivoco, ma anche questo disco vende quarantamila copie.
Nel 1989, su invito personale del patron Aragozzini partecipa al Festival di Sanremo con Questa volta no: il brano era stato già pensato per Ornella Vanoni, anche lei al Festival, nell’album Il giro del mio mondo. Paoli non pubblica il 45 giri, caso piuttosto insolito per la manifestazione canora. La versione in studio sarà edita solamente nel 45 giri “edizione juke-box”, abbinata con Come mi vuoi di Eduardo De Crescenzo: inserita anche in una delle compilation di Sanremo, non è in versione integrale. Paoli la includerà nella raccolta live Gino Paoli ’89 dal vivo. La canzone, classificatasi al 13º posto, avrà il merito di riportare l’esecuzione dal vivo a Sanremo dopo dieci edizioni: nella serata finale, infatti, gli sarà permesso di eseguirla facendosi accompagnare dai suoi musicisti, invece che cantarla dalla base musicale come aveva fatto nelle serate precedenti e come avevano fatto, con le altre canzoni, tutti gli altri partecipanti per l’intero decennio.
Il 1° aprile 1989 registra, assieme a molti altri artisti, il 45 giri Per te Armenia, il cui ricavato viene interamente devoluto alla ricostruzione della regione asiatica, colpita da un forte sisma nel dicembre del 1988.
Il 1991 è l’anno del suo grande successo con Matto come un gatto, album il cui brano trainante Quattro amici vince il Festivalbar e riporta Paoli in testa alle classifiche. Sulla coda di questa composizione vi è una citazione di Vita spericolata, brano di Vasco Rossi, dove si ode la voce dello stesso cantautore modenese nel ritornello («e poi ci troveremo come le star…»). Nel 1992 esce l’album Senza contorno solo… per un’ora, ennesima raccolta di suoi vecchi brani di successo con gli inediti Senza contorno e La bella e la bestia, canzone composta per i titoli di coda della versione italiana dell’omonimo film della Disney e cantata con la figlia Amanda Sandrelli
Gli ultimi anni
Nell’ottobre 1998 esce Pomodori, un album in cui spicca il brano dedicato a Marcello Mastroianni e Sophia Loren, Noi che non ci siamo accorti. Il disco è composto da canzoni ben scritte, (Pomodori, Lacrime di coccodrillo, Babbo Natale e Maria). Merita una citazione anche il brano Il cane nero. Nonostante siano di buon livello un po’ tutti i brani contenuti nel disco, l’album non arriva al grande pubblico.

Il 2002 è l’anno del ritorno a Sanremo con Un altro amore, che si classifica terzo e vince il premio della critica per il miglior testo dell’anno.
Nel 2004 esce il disco di inediti Ti ricordi? No, non mi ricordo, realizzato con Ornella Vanoni. Da esso parte un nuovo tour, che li porta a duettare ancora insieme nei teatri d’Italia e che vede l’uscita di un doppio live l’anno successivo.
Nel 2007 viene pubblicata la raccolta Milestones – Un incontro in jazz, che testimonia l’inizio della collaborazione di Gino Paoli con alcuni dei maggiori jazzisti italiani, artisti come Enrico Rava, Danilo Rea, Flavio Boltro, Rosario Bonaccorso e Roberto Gatto.
Nel 2009 prende parte alla stesura del testo della canzone Domani, scritta per solidarietà ai cittadini abruzzesi colpiti dal sisma del 6 aprile dello stesso anno. Non parteciperà, però, alla registrazione della canzone.
All’inizio del 2009 esce Storie, album contenente 12 canzoni molto curate negli arrangiamenti; di pregevole fattura sono i brani Il nome, La falena, L’uomo che vendeva domande e La signora e Mauri, quest’ultima dedicata ad un amico scomparso.
Nel 2012 scrive Santo Me, che entra a far parte del volume 3 di Capo Verde, terra d’amore, progetto di Alberto Zeppieri per il Programma di Alimentazione Mondiale delle Nazioni Unite. Lo stesso anno collabora con il pianista jazz Danilo Rea per l’album Due come noi che…, una raccolta davvero splendida di brani di Paoli più alcune cover, progetto che si rivelerà un vero successo di critica e di concerti sold out. Nel 2013 Paoli-Rea replicano con un ennesimo riuscito disco dedicato alla tradizione napoletana Napoli con amore. Il capitolo finale della loro collaborazione arriva quattro anni dopo, nel 2017, con 3, album dedicato alla chanson francese che ha influenzato il giovane Paoli ad inizio carriera. La toccante sensibilità interpretativa e il magico feeling tra i due musicisti, in questi tre album, è stata molto apprezzata da appassionati e critica.
Nel 2019 esce il sorprendente doppio album Appunti di un lungo viaggio. La prima parte dell’album, con ancora al piano Danilo Rea, comprende le personali/originali Canzoni interrotte dove spiccano in particolare i momenti emozionanti di Estate. La seconda parte è una compilation finemente arrangiata (Roma Jazz String Orchestra con il trio jazz Rita Marcotulli, Ares Tavolazzi, Alfredo Golino) dei brani storici. Nel 2022 ha ricevuto la Croce di San Giorgio (https://www.goamagazine.it/gino-paoli-va-a-lui-la-croce-di-san-giorgio-della-regione-liguria/) istituita da Regione Liguria ‘a favore di cittadini italiani o stranieri che si siano distinti per particolari meriti di valore culturale, sociale o morale’.
Il cordoglio di Regione Liguria e Comune di Genova
La scomparsa di un artista del calibro Gino Paoli non può che lasciare un vuoto indelebile nel panorama musicale. Se ne va uno dei più grandi cantautori italiani, un pilastro che con le sue note ha portato l’immagine di Genova e della Liguria in Italia e nel mondo. Paoli lascia dietro di sé un’eredità immensa di arte, musica, poesia e cultura che sarà per sempre capace di parlare ai cuori di tutti noi. In questo giorno triste ci stringiamo ai suoi cari, alla sua famiglia e ai suoi amici”. Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, commentando la notizia della scomparsa del cantautore Gino Paoli. Nel 2022 l’artista era stato insignito con la “Croce di San Giorgio”, onorificenza istituita da Regione Liguria.
“Ci lascia un pezzo di storia della musica italiana, capace di regalarci emozioni ‘senza fine’ – aggiunge la vicepresidente e assessore alla Cultura Simona Ferro-. Con la sua musica originale e autentica, Gino Paoli ha incarnato l’anima più profonda del cantautorato italiano, tanto apprezzato in patria come nel mondo. La sua voce e la sua poesia rimarranno per sempre nei nostri cuori, insieme all’amore sincero che nutriva per Genova e la Liguria, la terra che accolse la sua famiglia e a cui rimase legato per tutta la vita”.
«Oggi ci ha lasciati uno tra i più grandi cantautori italiani e tra i principali esponenti della scuola genovese. Con la scomparsa di Gino Paoli perdiamo una voce unica, capace di raccontare con straordinaria sensibilità l’animo umano e il suo tempo. Autore raffinato e dalla voce inconfondibile, ha segnato profondamente la musica italiana e il patrimonio culturale della nostra città dagli anni Sessanta in poi. Le sue canzoni, la sua poesia intrisa di malinconia, hanno contribuito a rinnovare profondamente la canzone d’autore italiana e a ispirare generazioni di musicisti. A nome mio, della Giunta e dell’amministrazione comunale, esprimo il più profondo cordoglio alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Il suo ricordo e la sua arte resteranno con noi per sempre, senza fine». Così la sindaca di Genova, Silvia Salis
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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiMessaggi correlati
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