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A Palazzo Grillo arriva “L’Infinito” di Luigi Ghirri: esposto l’intero ciclo delle 365 fotografie del 1974
GENOVA – Uno dei lavori più preziosi di Luigi Ghirri torna visibile nella sua interezza a PRIMO PIANO di Palazzo Grillo (foto: famiglia Ghirri). L’inaugurazione è prevista venerdì 5 dicembre alle 18, con l’esposizione integrale delle 365 immagini del cielo scattate nel 1974, un progetto unico nel suo genere che il fotografo presentò per la prima volta nel 1979. Il percorso è accompagnato anche dalla proiezione del documentario “L’infinito. L’universo di Luigi Ghirri”.
Nel 1974 Ghirri compie un gesto tanto semplice quanto straordinario: fotografare il cielo ogni singolo giorno. Ne nascono 365 immagini su negativo 9×14, montate in seguito su cartoncini (dodici tavole, una per ogni mese) senza rispettare l’ordine cronologico. Per Ghirri la ripetizione sistematica non basta per imprigionare la natura. La mostra propone questo unico grande lavoro – Infinito – esposto la prima volta dall’artista in vita nel 1979 al CSAC a Parma e, in seguito, solo nel 1999 presso lo Studio de Carlo a Milano. L’allestimento è composto da 365 fotografie, una per ogni giorno del 1974, ed è accompagnato dalla proiezione del documentario “L’infinito. L’universo di Luigi Ghirri”, scritto e diretto da Matteo Parisini con la voce di Stefano Accorsi, una produzione Ladoc con la collaborazione di Adele Ghirri, Eredi Luigi Ghirri.
In “Niente di antico sotto il sole” Ghirri scriveva:
«Quello che ci è dato di conoscere, raccontare, rappresentare non è che una piccola smagliatura sulla superficie delle cose». È questa piccola smagliatura che la sua fotografia rende percepibile. Sottrarre il superfluo, lasciare respirare lo sguardo: nella sua opera la sottrazione non è un gesto teorico, ma un modo di avvicinarsi alle cose. Le fotografie dedicate al cielo partono da un’intuizione semplice ma mai banale: quando si toglie il superfluo, lo sguardo ritrova spazio, profondità, senso.
Luigi Ghirri è tra i più influenti fotografi italiani del Novecento e una figura centrale della fotografia concettuale. Formato come geometra, porta nella fotografia uno sguardo insieme rigoroso e poetico. Dagli anni Settanta sviluppa uno stile inconfondibile – colori morbidi, inquadrature essenziali, paesaggi sospesi – che ridefinisce il modo di leggere il paesaggio come costruzione culturale. Le sue serie e i suoi libri, da Kodachrome a Infinito, sono diventati riferimenti imprescindibili per generazioni di fotografi. Alla sua morte, nel 1992, lascia un vastissimo archivio, ancora oggi cardine del pensiero visivo contemporaneo.
«In Infinito Ghirri non cerca il grande evento, ma lascia emergere, nella sequenza delle immagini, il passare del tempo, la lentezza e l’inafferrabilità dei segni del cielo – sottolinea la curatrice Laura Garbarino. La forza del suo sguardo sta nell’attenzione ai dettagli che sfuggono al primo colpo d’occhio: non fotografa per documentare, ma per restituire al mondo la sua qualità poetica. Proporre oggi L’infinito con l’intero ciclo delle 365 fotografie significa offrire al pubblico un’esperienza contemplativa, un invito a rallentare e a guardare il cielo come lui l’ha visto, giorno dopo giorno.»
Informazioni sulla mostra
“L’Infinito” sarà visitabile a PRIMO PIANO di Palazzo Grillo, in vico alla Chiesa delle Vigne 18R a Genova, dal 5 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026, con i seguenti orari:
- giovedì–venerdì: 16–20
- sabato–domenica: 14–20
Ingresso libero e gratuito.
Biografia essenziale
Luigi Ghirri nasce nel 1943 a Scandiano, in Emilia-Romagna. Dopo la formazione da geometra, negli anni Settanta avvia la sua ricerca fotografica, entrando in dialogo con artisti concettuali come Franco Guerzoni, Carlo Cremaschi, Giuliano della Casa e Claudio Parmiggiani.
Dopo la prima personale del 1972 a Modena, lascia il lavoro per dedicarsi alla fotografia, creando cicli che rinnovano profondamente il linguaggio fotografico italiano — da Kodachrome ad Atlante, da Still Life a Paesaggio italiano.
Nel 1991 realizza Viaggio dentro un antico labirinto, un’opera che intreccia fotografia, storia dell’arte e letteratura. Muore improvvisamente nel 1992. La casa-studio di Roncocesi conserva oggi il suo archivio, diretto da Adele Ghirri.
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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