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Pippo Delbono presenta al cinema Sivori “Bobò: la voce del silenzio” dedicato al grande artista Vincenzo Cannavacciulo
GENOVA – Martedì 2 dicembre verrà proiettato alle ore 21:00 al cinema Sivori “Bobò: la voce del silenzio”, il film che celebra il grande artista Vincenzo Cannavacciuolo. La pellicola, presentata in anteprima al Festival di Locarno, verrà introdotta al pubblico dal regista Pippo Delbono. L’opera ripercorre l’incontro straordinario tra il regista e Bobò, conosciuto nel manicomio di Aversa nel 1995, un legame destinato a trasformare entrambi.
Vincenzo “Bobò” Cannavacciuolo, sordomuto, analfabeta e microcefalo, ha vissuto per 46 anni nel manicomio di Aversa, dove Delbono lo ha incontrato nel 1995 e portato con sé, nella sua famiglia e nella sua compagnia, fino alla morte avvenuta nel 2019 all’età di 82 anni. Bobò — fino a quel momento invisibile al mondo — si rivela un interprete sorprendente, capace di comunicare con forza e poesia anche senza parole. La sua presenza ridefinisce il linguaggio artistico del regista, trasformando il suo modo di raccontare, di guardare, di creare. «Era un poeta del silenzio, un’anima pura che ci ha insegnato l’umanità – racconta oggi Delbono – Questo film è un gesto d’amore per custodirne la luce, un regalo a Bobò perché tutti conoscano che genio era». Bobò, per esempio, ballava a tempo di musica anche se non riusciva ad ascoltarla. «Non so come facesse – dichiara Delbono – è un mistero. Passavi dal pop a Chopin e lui cambiava danza. Bobò toccava molto il senso del sacro. Lo toccava nella profondità della sua presenza, anche se inconsapevole. Lui non aveva idea del prima e del dopo, era lì, nell’attimo presente, concentrato solo nella vita di ogni piccolo istante. Qualcosa di sacrale, ma anche vicino all’arte dell’attore».
“Bobò” (regia, soggetto e sceneggiatura di Pippo Delbono) si compone di materiali d’archivio raccolti lungo oltre vent’anni: riprese originali, estratti di spettacoli, interpretazioni teatrali e momenti di vita quotidiana che restituiscono con delicatezza e intensità la figura di Bobò. La digitalizzazione di oltre 300 ore di repertorio s’intreccia con nuove riprese realizzate tra Napoli e Aversa, nei luoghi dove tutto è cominciato. La voce narrante è quella dello stesso Delbono, guida sensibile in un dialogo profondo tra memoria e presente. Il montaggio e la scelta musicale accompagnano il racconto con sensibilità, esaltando la ricchezza visiva ed emotiva delle immagini, sostenute dalla musica originale di Enzo Avitabile.
Pippo Delbono, nato a Varazze nel 1959, si è formato seguendo un percorso creativo originale e unico. Dopo avere incontrato Pepe Robledo, attore argentino esule a Savona, con lui va in Danimarca e si unisce al gruppo Farfa, fondato da Iben Nagel Rasmussen, attrice storica dell’Odin Teatret. A questo primo importante tassello si aggiunge l’incontro con Pina Bausch. Nel frattempo ha appreso le tecniche dell’attore danzatore dell’Oriente, in seguito approfondite nei soggiorni in India, Cina e Bali. Rientrato in Italia, inizia a produrre i suoi spettacoli, partendo da “Il tempo degli assassini”. Con “Barboni” nel 1997 vince il Premio Ubu e inizia una carriera internazionale, a cui presto unisce la produzione cinematografica. Numerosi teatri, come il Théâtre du Rond-Point di Parigi, il Teatro Nazionale di Genova, il Teatro della Tosse e prima il Teatro dell’Archivolto, il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro Argentina di Roma, tra gli altri, ospitano regolarmente i suoi spettacoli.
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