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Ubù, Re Scatenato: Il “Santino Irriverente” della Tosse compie Cinquant’anni in Talk Show
di Francesca Lituania

GENOVA – Con Ubù, re scatenato, il Teatro della Tosse non celebra solo un anniversario, ma riafferma la propria natura eversiva e la pulsione al costante rinnovamento per continuare ad essere “un luogo magico che sembra appena inventato” (Renzo Piano). A mezzo secolo dalla fondazione, la Tosse si immerge nuovamente nel caos dissacrante di Alfred Jarry, riattualizzando l’archetipo del potere meschino e perenne. L’impatto di Padre Ubù sulla storia del teatro è enorme. Il suo celebre e scandaloso urlo iniziale, “Merdre!” (1896), fu una detonazione che segnò gli albori delle avanguardie e pose le basi del Teatro dell’Assurdo. Ubù, parodia pantagruelica del Macbeth e incarnazione della Patafisica, nato dalla satira su un certo professor Hébert, è il precursore di tutti i dittatori: grottesco, stupido, brutale e infantile, simboleggia il potere cieco e avido. La sua figura è considerata la pietra di fondazione del teatro novecentesco, influenzando direttamente movimenti cruciali, dal Dadaismo al Surrealismo (Ernst), fino al Teatro della Crudeltà (Artaud) e dell’Assurdo (Beckett e Ionesco). Per la Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse, Ubù è il “santo protettore”. Fu proprio Ubu Re, con la regia di Tonino Conte e le visionarie “buffe illusioni” sceniche, come le definì in una storica frase Strehler, di Emanuele Luzzati, a inaugurare la compagnia l’8 ottobre 1975. In una geniale contro-intuizione, questo mostro di avidità divenne il manifesto anarchico di libertà poetica e politica in chiave anti-borghese. La genesi del suo regno di terrore risiede nella bassezza dei suoi voraci desideri, perfettamente riassunti dall’esortazione della consorte Madre Ubù: “Al tuo posto, quel culo, vorrei piazzarlo su un trono. Potresti aumentare enormemente le tue ricchezze, mangiare salsiccia quasi tutti i giorni, andare in carrozza per le strade.” L’uso di sagome bidimensionali e “trovarobato” nel primo allestimento stabilì che la banalità del male potesse essere smascherata solo dall’ironia farsesca. Oggi, Ubù, re scatenato, scritto e diretto da Emanuele Conte per il cinquantenario, trascende il tributo storico. Conte attualizza l’eredità del “santino irriverente” della Tosse, spostando la coppia Ubù nel terzo millennio, in un talk show televisivo pomeridiano, creando una spietata parodia della contemporaneità. L’archetipo del dittatore-codardo deve ora confrontarsi con il demone moderno: il “politically correct”. L’impresa “esilarante e impossibile” di Ubù di adeguarsi alle finzioni mediatiche, mentre rivive la sua storia criminale in scena doppia, è una satira acuta. Attraverso il filtro televisivo, l’opera ridicolizza la bandiera della “libertà” ostentata dai leader attuali (come suggerito dall’inizio: Padre Ubù squarcia un’enorme tela di bandiere del mondo da cui emerge solo la sua testa “a pera”, dando inizio allo spettacolo), svelando come la sua furbesca cupidigia sia identica a quella di figure contemporanee, da Trump a Orban.

La nuova produzione, che attualizza le scenografie (di Emanuele Conte) originali arricchendo i costumi (di Daniéle Sulewic e Daniela De Blasio), conferma una tesi ancestrale: il potere, un mostro che “mangia tutto”, tenta sempre di nascondere la sua natura dittatoriale dietro la maschera tragica del “ben apparire”. Ubù, re scatenato è dunque un monito necessario. Riprendere il “santino irriverente, grottesco, necessario” della Tosse, come afferma Emanuele Conte, significa ribadire che solo attraverso la tragica comicità e un’ironia senza sconti è possibile smascherare l’imperituro male del potere. Il racconto stesso riflette questa ambiguità: è emblematica la condanna iniziale della presentatrice, la cui posizione muta in un’ambigua approvazione delle azioni, incarnando l’attrazione e il disgusto che il male contemporaneamente esercita. L’assenza di una conclusione narrativa conferma la natura ciclica e ineluttabile della storia umana, destinata a ripetersi. Questo concetto è suggellato dal gesto finale degli attori che, rompendo la quarta parete, si trasformano visivamente in “Ubu”, dimostrando che l’archetipo risiede in mezzo a noi o, almeno in parte, dentro ciascuno di noi. La Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse, erede dei fondatori Conte, Luzzati e Trionfo, continua a mantenere la sua essenza di “piazza culturale coperta”, con una poetica eclettica e sperimentale, un dialogo tra le arti, mantenendo quella libertà e “follia necessaria a creare mondi insoliti, immaginari, sorprendenti” che ha sempre contraddistinto il Teatro della Tosse.
UBU’ RE SCATENATO, DAL 16 AL 23 OTTOBRE
TEATRO DELLA TOSSE
drammaturgia e regia Emanuele Conte
con Ludovica Baiardi, Enrico Campanati, Pietro Fabbri, Susanna Gozzetti, Antonella Loliva, Sarah Pesca, Marco Rivolta e Marco Taddei
scenografia Emanuele Conte
costumi Daniéle Sulewic e Daniela De Blasio
Contatti: info@teatrodellatosse.itBotteghino +39 010 2470793
Su Redazione
Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiUltime Notizie
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