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DAI CAMPI DI BATTAGLIA DELL’ANIMA AL PALCO: IL “RISORGIMENTO” DI MILLE PER LA PRIMA VOLTA A GENOVA. L’INTERVISTA
La cantautrice e performer arriva al “Balena Festival” con un opening act potente e fisico. In questa intervista ci racconta il nuovo album, il legame tra musica e teatro, e l’urgenza di essere vera e senza filtri anche in scena
di Giorgia Di Gregorio
GENOVA – Il 26 luglio al “Balena Festival” MILLE salirà per la prima volta su un palco genovese per aprire il concerto dei Fast Animals and Slow Kids. E non passerà inosservata. Con la sua energia travolgente, il suo stile diretto e un nuovo progetto musicale alle porte, l’artista romana – al secolo Elisa Pucci – è pronta a conquistare anche il pubblico della Superba.
Dopo l’esperienza come frontwoman dei Moseek e il lancio del suo progetto solista nel 2020, Mille ha collezionato riconoscimenti, live, e un’identità artistica sempre più definita, che mescola cantautorato, attitudine teatrale e presenza scenica senza compromessi. In questa intervista a GOA Magazine ci racconta cosa aspettarsi dal suo live genovese, ci porta dentro il suo nuovo disco “Risorgimento“, e condivide il modo in cui palco e verità – tra musica e teatro – nella sua carriera vanno sempre a braccetto.
Ti ho spiata su Instagram, ho visto che stai preparando il tour che farà tappa a Genova a luglio. Cosa aspettarsi dal tuo show? È la tua prima volta su un palco della Superba?
È la prima volta che vengo a cantare a Genova. Da questo tour diciamo che ci si può aspettare un nuovo musicista sul palco, proprio a livello pratico e visivo, perché siamo diventati quattro anziché tre; le canzoni del mio primo EP che si intitola “Quanti me ne dai”, ci saranno i singoli appena usciti e anche un piccolo spoiler di quello che sarà il nuovo singolo che va a corollare l’uscita di “Risorgimento”, il (nuovo) disco. È un concerto dove mi metto a ballare, a cantare a squarciagola vado in mezzo alle persone, al pubblico, salgo a cavacecio addosso alla gente, quindi chi sta in prima fila spero siano i più forzuti di tutti. Questa è la cosa che più preferisco fare, non sto nella pelle sì.
Il tuo nuovo album “Risorgimento” esce in estate, anticipato da “C’est fantastique” e “Il tempo, le febbri, la sete”. Quali sono i temi che tocchi nel tuo progetto? C’è un fil rouge tra le tue canzoni?
C’è un filo rosso che lega tutti i brani ed è un filo rosso che ho scoperto a posteriori, dopo averli scritti e non prima. Non c’erano un intento, ma se devo raccogliere le informazioni posso dire che c’è la voglia di essere iper diretta, iper schietta, senza filtri, senza peli sulla bocca, super sincera. Poi c’è sicuramente il sesso, la notte, le armi e tanti campi di battaglia, ma campi di battaglia non violenti, ma come luogo in cui a volte c’è lo scontro, a volte il dialogo non solo con le persone che che mi circondano, ma anche con me stessa. Un campo di battaglia molto spesso anche per raggiungere un una situazione migliore rispetto a quella precedente, tant’è che anche la parola “risorgimento” indica anche un po’ questo, perché ha a che fare con tre tempi: il passato perché tu “ri”, questo suffisso “ri” ti fa pensare che c’è un qualcosa che è stato e che sta continuando a ad essere e non c’è la negazione del passato, ma c’è una presa di coscienza del passato e un presente in cui io, almeno personalmente, sono salda con i piedi piantati a terra con sguardo proiettato al futuro. Questi tre tempi sono anche un movimento. C’è un movimento in questo disco, non solo al livello concettuale, ma poi se lo dobbiamo trasportare nella musica, c’è un movimento anche al livello musicale, perché si balla in questo disco, ci sono momenti anche molto intimi, più intimi rispetto a quello che è stato il mio passato musicale, e per movimento intendo anche il movimento legato agli strumenti utilizzati. È un disco molto suonato, tanto suonato, abbiamo proprio registrato tutti gli strumenti, basso, batterie, chitarre, veri. Quindi c’è meno campionamento, è una musica molto meno sintetica rispetto al mio primo EP, e quindi ci si muove anche di più anche sotto questo punto di vista.

Artista poliedrica: tanta musica ma anche tanto teatro. Raccontaci, una cosa si riversa nell’altra?
Le assi di legno del palcoscenico sono sicuramente qualcosa che mi hanno sempre attratta. A teatro mi hanno tratto con l’inganno effettivamente, perché in questo momento sto in scena con “La Locandiera” che doveva essere un semplice concerto teatrale, invece poi mi sono resa conto che sono 80 minuti di monologo in cui canto anche. Però sono 80 minuti in cui io interpreto sia Mirandolina che il Cavaliere. Ho scoperto un un mondo parallelo alla musica che mi piace tantissimo e in cui ho potuto esprimere anche molto me stessa, perché anche se interpreto dei personaggi che sono al di fuori della mia persona, che sono anche molto distanti dalla mia persona, io lì ci devo mettere una sincerità, altrimenti poi il pubblico non mi crede. È finzione ma è anche tanta verità perché poi devo andare a scavare in quelle che sono anche le mie esperienze. Poi ho potuto anche mettere del mio perché fondamentalmente tutta la parte più comica l’ho scritta io, quindi mi sono divertita anche in questo ambito, e non essendo un’attrice professionista, io lì ho messo a frutto tutte quelle che sono le mie esperienze. Ho messo a disposizione la mia persona totalmente e quella cosa mi è piaciuta tantissimo, non immaginavo mi potesse piacere così tanto. (Questo) Influisce su quello (il lato performativo della musica) e anche la disciplina: molto spesso si può pensare che un musicista, un attore, quelli che sono gli artisti siano tutti alle prese con dei dei flussi e dei movimenti poco coordinati e invece c’è bisogno di una disciplina e di un’autodisciplina necessaria per poter essere performanti. Il teatro e anche l’allestimento dello spettacolo per me è stata una grande scuola e anche una grande scuola di disciplina, perché anche banalmente fare memoria è un lavoro che ti obbliga ad avere un metodo che apparentemente potrebbe essere qualcosa molto lontano dalla dimensione e lavori artistici, e invece non lo è. Con il teatro sicuramente ho spinto sulla’accelleratore su questo aspetto e me lo sono portato poi dietro per quello che riguarda la musica.
Tre nomi di artisti che ti ispirano e che possiamo ritrovare nella tua musica
Venditti, Battiato e Patty Pravo. Se devo andare anche oltre alla musica, c’è Vali Myers, che è una Clochard, ballerina e illustratrice che mi è di profonda ispirazione, c’è Frida Kahlo, c’è Vivienne Westwood, c’è Iris Apfel. Molto spesso altre forme d’arte che non sono prettamente la musica le ritrovo dentro alla musica paradossalmente. Si tratta anche di persone che sono state importanti nel mondo artistico, sia per la loro arte che per la loro forma e di vita, con la loro vita sono state di grande ispirazione per tante generazioni e per tante persone.
Un messaggio finale al pubblico di GOA in attesa di rivederti a luglio
Dunque, non abbiate paura del caldo, mo’ passa, ci vediamo a Genova. Questo lo dico perché si è appena rotta l’aria condizionata qui nello studio. Quindi è un messaggio di augurio non solo per chi legge, ma anche per me stessa in verità.
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Il direttore responsabile di GOA Magazine è Tomaso Torre. La redazione è composta da Alessia Spinola. Il progetto grafico è affidato a Matteo Palmieri e a Massimiliano Bozzano. La produzione e il coordinamento sono a cura di Manuela BiaginiMessaggi correlati
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