CRAZY BULL, ECCO I COMA_COSE: “METTIAMO IN PROSA CIÒ CHE CI CIRCONDA”

Di il 17 Gennaio 2018

«Rap e cantautorato? Due facce della stessa medaglia»

 

Di Giulio Oglietti

 

GENOVA – Dopo Roma, Milano e Bologna, il tour dei Coma_Cose sbarca a Genova, venerdì 19 gennaio al Crazy Bull di Sampierdarena. Il duo milanese si è recentemente imposto tra le più grandi rivelazioni della scena rap italiana, riuscendo a toccare in pochi mesi (il primo singolo fu pubblicato a febbraio 2017) la cima delle classifiche di genere, tra cui la Viral Fifty di Spotify.

 

Il duo è composto da Fausto Lama, già conosciuto come “Edipo”, e Francesca “California”, rapper ed ex dj techno. Dal loro incontro prende il via il progetto Coma_Cose, che esordisce poco meno di un anno fa con la pubblicazione su Youtube del singolo “Cannibalismo”, a cui seguono “Golgota”, “Deserto” e “Jugoslavia”. I loro brani raccontano Milano spaziando dal rap all’elettronica, con uno stile ben radicato nel cantautorato italiano: in “Deserto”, Francesca canta che il suo «artista rap preferito è De Gregori». Grazie al rapido successo ottenuto, iniziano subito a lavorare a “Inverno Ticinese”, Ep d’esordio uscito a ottobre per Asian Fake.

 

La prima domanda è sempre quella trita e ritrita ma, purtroppo, necessaria: come nasce il nome “Coma_Cose” e cosa vuole comunicare?

«Il nome nasce dalla voglia di dare una semantica a ciò che ci circonda, all’incompletezza, a ciò che pian piano sopisce i nostri voli pindarici, è una sorta di esortazione a reagire dal nostro coma quotidiano e al momento ci stiamo provando, facendo musica».

 


Il teaser di “Inverno Ticinese”


Avete riscosso un gran successo fin da “Cannibalismo”, arrivando a toccare la seconda posizione della Viral Fifty di Spotify. Ora state suonando nelle più grandi città italiane: vi aspettavate un successo così ampio e rapido?

«La cosa che ci rende felici è una crescita che procede di pari passo con il pubblico. Coma_cose è un progetto “aperto”, nemmeno noi sappiamo dove stiamo andando e forse questa cosa fa provare a chi ci segue una sorta di empatia».

 

A ottobre è uscito “Inverno Ticinese”, dal chiaro riferimento a Milano. Ciò che si nota immediatamente dei vostri testi è l’attenzione alla semantica, alla narrazione attraverso la costruzione di immagini: con che taglio raccontate la città e perché?

«Milano lo raccontiamo con stupore, ci piace mettere in prosa quello che ci circonda e la forza della musica è proprio quella di riscattare immagini che altrimenti non verrebbero mai impresse. Le canzoni per noi sono una specie di diario personale».

 

In un’intervista avete scelto gli Zen Circus come i “vostri rapper preferiti”. Ora sbarcate a Genova, terra dei cantautori: ce n’è qualcuno di significativo per il vostro percorso?

«Beh, la scuola genovese è forse la sublimazione della classe per quanto riguarda stile ed eleganza, e la cosa bella di Genova è che ha prodotto artisti diversissimi, Paoli, Tenco, Lauzi, De André… è un po’ come il dream team del 1992, chi era il più bravo»?

 


Il video di “Deserto”


Genova è anche fucina di talenti dell’ultima generazione di rapper (Tedua e Izi tra tutti), e c’è chi dice che abbiano raccolto l’eredità dei cantautori. Come vi posizionate tra questi due estremi (sempre che di estremi si tratti)?

«Il fatto che tra gli artisti trap più blasonati ce ne siano almeno un paio di Genova è sintomatico del fatto che il capoluogo ligure rimane una terra di grande ispirazione, il rap e il cantautorato sono due facce della stessa medaglia. Il rap oggi è forse il solo genere che affronta certe tematiche più delicate».

 

Francesca, ti sei trasferita a Milano da Pordenone, hai studiato scenografia e suonato techno. Come ti sei avvicinata al rap?

«Il rap è un genere che mi ha presa fin dall’adolescenza: le mie prime esperienze da studio sono state registrare ritornelli per delle canzoni hip hop. Poi crescendo ho seguito maggiormente altri generi, ma è dall’incontro con Fausto che è nata la “fotta” di cimentarmi su dei cantati in rima in quattro quarti, non so se sia rap, l’importante è che mi rappresenti».

 


Per ulteriori informazioni:

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Su Giulio Oglietti

Cresciuto tra la nebbia e le risaie del Monferrato, è a Genova dal 2013. Laureato in Informazione ed editoria, collabora con GOA da luglio 2017. Metodico e curioso, è determinato a diventare giornalista. ogliettig@libero.it

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