“ALCOL, SCHIFO E NOSTALGIA”, IL GRIDO SENZA FILTRI DEI VOINA

Di il Luglio 20, 2018

«La nostra ambizione? Portare il nostro messaggio a più persone possibile»

 

GENOVA – In un mare di sintetizzatori, autotune, tastiere elettroniche ed effetti, c’è ancora chi, fortunatamente, predilige seguire un’etica precisa: preferire il “vero” a ciò che è comunemente definito “bello”. “Alcol, schifo e nostalgia”, l’ultimo album dei Voina, sembra disegnare il bisogno primordiale di sputar fuori le proprie incertezze e debolezze, per dar vita a qualcosa di «sporco, sboccato e pieno di lividi». Uscito a marzo 2017, il disco è il secondo lavoro in studio di Ivo Bucci (voce) Domenico Candeloro (batteria), Nicola Candeloro (chitarra) e Daniele Paolucci (basso), che saliranno sul palco del Goa Boa Festival al Porto Antico sabato 21 luglio, in apertura a Caparezza.

 

Ivo, “Alcol, schifo e nostalgia” sono i tre fili conduttori che si intrecciano nel vostro ultimo album. Com’è nato?

«In modo naturale e rapido, uscivamo da un tour molto lungo. Siamo tornati in Abruzzo e ci siamo messi in studio: l’abbiamo registrato tutto d’un fiato, in presa diretta. Il titolo “Alcol, schifo e nostalgia” lo abbiamo scelto alla fine, quando abbiamo notato che sono i macrotemi presenti in tutto il disco. È stata una scelta fortunata, ci ha fatto vendere molte magliette (ride, ndr)».

 

 

In russo, Voina significa “guerra”. Ma è anche il nome di un collettivo russo di street artists, opposto a Putin. In che modo si può ritrovare la loro etica nella vostra band?

«Beh, ci siamo ispirati a loro. All’inizio il gruppo aveva un nome non adatto, e in quel momento il collettivo russo Voina stava portando avanti azioni contro il governo Putin. In più, ci piaceva l’idea della guerra legata alla musica. È stato un colpo di fulmine, ci è piaciuto e l’abbiamo fatto nostro».

 

Come coniughi l’ambizione “vicina allo zero” di cui canti con la voglia di emergere tipica della provincia e della natura stessa di una band?

«Ci sono diversi livelli di ambizione. Il lavoro duro, che costantemente portiamo avanti, non è antitetico alla voglia di emergere. Anzi, stimola l’ambizione e mira all’eccellenza. La nostra ambizione è portare il nostro messaggio a più persone possibile».

 

In “Hype” canti “Meglio essere bestie che essere banali, sono venditori di sole, ma noi portiamo i temporali”. Cosa ne pensate della cultura pop e dell’omologazione sempre maggiore?

«È normale che ci sia la cultura pop e che, ovviamente, sia popolare. Essere il più visibile possibile è il suo obiettivo. Credo che ciò che stia venendo meno all’atteggiamento pop sia l’ideale di indipendenza e, soprattutto, l’attitudine all’impegno sociale».

 

Sempre in “Hype”, tra le banalità contro cui vi scagliate ci sono i cantautori. Genova ne è la capitale, non ne salvi neanche uno?

«Non è propriamente un attacco frontale ai cantautori, quanto ai media, che spesso elogiano le doti di nuovi artisti, trasformandoli con le parole in nuovi fenomeni del panorama musicale. Peccato che poi evaporino dopo pochi mesi. Questo non significa che non ci sia qualità o talento, ma sarebbe necessario ponderare le parole e andare piano con i paragoni».

 

Il tuo cantare ha delle vene “rap”, parlate. A Genova si dice che i rapper siano i nuovi cantautori, che ne pensi?

«Io non nasco dall’hip hop, ma apprezzo particolarmente il panorama italiano, dall’old school ai più recenti. In quell’ambiente si trova spesso tanta qualità: Tedua è un mostro sacro. Ho l’ultimo disco in macchina. Quel che mi affascina del rap è l’evoluzione costante del genere, che riesce comunque a mantenere un’alta libertà di esporsi».

 

Il 14 luglio avete aperto i Kasabian, al Goa Boa suonerete prima di Caparezza. Com’è andata sabato scorso, e come pensi andrà il prossimo?

«Suonare prima di pilastri come i Kasabian è stato fantastico, così come lo sarà salir sul palco del Goa Boa prima di Caparezza. Abbiamo un buon rapporto col pubblico genovese e con il festival, che esalta il nostro modo di far musica».

Su Giulio Oglietti

Cresciuto tra la nebbia e le risaie del Monferrato, è a Genova dal 2013. Laureato in Scienze Politiche e laureando in Informazione ed editoria, inizia il tirocinio a GOA a luglio 2017, dove rimane come collaboratore da novembre dello stesso anno. Metodico e curioso, è determinato a diventare giornalista.

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